Corriere dello Sport

«Chinaglia voleva essere come Gigi»

Giancarlo Oddi e le mille sfide con la sua Lazio «Il primo incontro fu in caserma Lui e Giorgio mi fecero il gavettone Mai visto un sinistro come il suo»

- Di Franco Recanatesi «Mbèh?»

Giancarlo Oddi, 68 anni, banda Maestrelli, ai tempi suoi Gigi Riva era uno spauracchi­o.

«Avevo quattro anni meno di lui, ma eravamo militari insieme. Allora i calciatori facevano prima il Car a Orvieto e poi venivano inglobati nella compagnia atleti, quelli delle squadre del Nord a Bologna, quelli da Roma in giù alla Cecchignol­a. Dove io ho conosciuto Giorgio Chinaglia e Gigi Riva. C’erano anche Zoff, Juliano e tanti altri».

Ma avevate età diverse. Tu 20 anni, Chinaglia 21, Riva 24, Zoff 26.

«Sì ma allora i calciatori, quelli famosi, rimandavan­o la naja a loro piacimento o a piacimento delle loro società».

Allora, com’è stato il primo impatto con Riva e Chinaglia?

«Sfioranmmo la rissa».

Addirittur­a.

«Era un venerdì, come si usava lasciai la mia divisa militare dentro uno zaino che portai nel magazzino per uscire e raggiunger­e la mia squadra, che allora era il Sora. Il magazzino era al pianterren­o. Uscii dopo avere sistemato lo zaino e dalla finestra del primo piano arrivò una cascata d’acqua che neanche a Niagara. Fradicio, zuppo fino alle mutande. Alzo gli occhi, vedo Giorgio e Gigi che se la ridono. Salii di corsa le scale, loro mi aspettavan­o. “Siete delle teste di c…., delle vere teste di…”. “Stai calmo è il battesimo di tutte le reclute”. Io ero una recluta, loro già “nonni”, dovetti abbozzare. Con Giorgio nacque poi un’amicizia fraterna. Con Gigi un rispetto e un’ammirazion­e che gli manifestav­o ogni volta che c’incontrava­mo in campo. Non solo per la sua statura di giocatori, fra i più forti attaccanti del mondo, ma anche per le sue qualità umane. So quanto ha offerto da piccolo, so quanto attaccamen­to aveva con la Sardegna. Oggi contano solo i soldi, allora per uomini come Gigi contavano di più i sentimenti, l’attaccamen­to alla maglia».

Un fenomeno come giocatore, che nel 1999 “World Soccer”, autorevole rivista specializz­ata, ha inserito al 72° posto nella classifica dei 100 migliori calciatori del secolo.

«Un toro, grande velocità, un tiro incredibil­e. La Lazio, però, ha quasi sempre saputo frenarlo».

Presuntuos­o.

«Mica lo marcavo io, era Facco a prenderlo. Allora si marcava a uomo, Mario pensava alla punta laterale io a quella centrale. Quando l’avversario era il Cagliari il mio uomo era Gori, a Riva pensava Mario».

Oddi contro il Cagliari giocò un partitone nel dicembre del 1972 all’Olimpico.

«Tutti giocammo una grande partita, come quasi sempre in quel campionato che ci rubarono all’ultima giornata. Il Cagliari era in crisi, penultimo in classifica, ma quel giorno andò in campo con la rabbia di chi rischia la B. Andammo sotto per un autogol di Pulici, tirò Gigi a parabola, la palla colpì la traversa, poi una gamba di Pulici e rotolò in rete. Pareggiò Garlaschel­li, Gigi si mangiò un gol davanti a Felice, ma fu per lui l’unica occasione. Attaccammo a testa bassa e alla fine vincemmo».

Oltre la fine, gol in pieno recupero, al 91 o 92’: Garlaschel­li rubò palla a Poletti servendo Giorgio al centro dell’area.

«Sì, che festa. Eravamo imbattuti dall’inizio del campionato, nove giornate. Riva era pallido, non era il Riva di sempre, sembrava stanco».

Al ritorno lo batteste anche in casa sua.

«Zero a uno, segnò Garlaschel­li: Frustalupi a Martini, cross, Garla mi pare di testa precedette l’uscita di Albertosi. Eravamo ormai convinti di poter competere per lo scudetto. Anche in quella occasione e per merito di Facco, Riva non fu inarrestab­ile. Fallì un gol a tu per tu con Pulici. Chinaglia e Riva uscirono dal campo abbracciat­i, non era un momento felice per tutti e due. Giorgio era accigliato e taciturno, come sempre quando non faceva gol, anche se la squadra vinceva».

Altre due vittorie contro Riva nell’anno dello scudetto. 1-0 in Sardegna al Cagliari di Chiappella, gol di Chinaglia, per la pace di voi tutti, sotto il diluvio.

«Sì e 2-0 al ritorno con doppietta di Giorgio».

Riva si distinse solo per una punizione-siluro con paratona di Pulici. Leggo una cronaca di allora: “Chinaglia l’uomo in più che nel passato nel Cagliari era Riva”. Un passaggio di consegne?

«Non direi, Giorgio era più giovane di tre anni, ma Gigi a 30 anni era ancora in gamba. Facco ormai lo conosceva bene e riusciva a limitarlo, ma io so bene quanto era difficile».

Ma se non lo hai mai marcato. «In campionato. Ma una volta, giocavo nella Massese in B, lo presi in consegna in una partita di Coppa Italia. Ero molto giovane, ma anche lui… Mi fece dannare. Segnò su punizione. Io ero in barriera, quando mi girai la palla era già uscita dalla rete. Ne ho incontrati di attaccanti dal tiro potente, ma come Riva di sinistro e Chinaglia di destro mai».

Tu lo conosci Vincenzo Proietti?

«Certo, ma mo’ che c’entra Proietti».

C’entra a proposito della potenza di tiro. Proietti, laziale del decennio 58/68, riserva di Governato dai piedi buoni come il “professore” e poi osservator­e nella Lazio di Zoff, mi raccontava di quando giocava nel Legnano.

A Legnano Riva, che aveva già perso padre e madre, aveva una sorella che andava a trovare almeno due volte al mese. Faceva la fioraia.

«Sì ma…».

Aspetta. Il martedì Riva si allenava con la squadra del Legnano, e a fine seduta chiedeva al portiere Angelo Castellazz­i – il papà di Giorgio - di mettersi tra i pali e a lui, Proietti, di fare i traversoni, perché Vincenzo sapeva farli a pennello. Beh, Castellazz­i, in dialetto milanese, lo pregava di tirare più piano: “Gigi, gli escono le lacrime al pallone”. E poi dopo un’ora e più: “Gigi, ta saludu”, ti saluto. «Giorgio che era suo grande amico, mi disse una sera, eravamo in camera insieme, che avrebbe voluto essere come Riva. Aveva appena vinto per la seconda volta la classifica cannonieri. Ma già lo sei, gli risposi. E lui: Non dire stronzate. Fu una delle rare volte, forse l’unica, che nominò qualcuno più forte di lui».

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