Corriere dello Sport

Quel che resta del Napoli a Roma Nove assenti con la Lazio per WM

- Di Antonio Giordano INVIATO A RIYAD

Quel che resta di Riyad, tra le ferite dell’anima, è una lista lunga così di infortunat­i e squalifica­ti e inabili che allunga altre ombre sull’Olimpico: e quando Lazio-Napoli si avvicina, e i retropensi­eri più inquietant­i s’aggrovigli­ano, mettere su una formazione, per Mazzarri, è più faticoso che comporre il cubo di Rubik. C’è una squadra (o quasi) che osserverà dalla poltrona di casa, imprecando al vento, poi ce n’è un’altra, e bisognerà combinarla a modo, che ci proverà: ma il problema, stavolta, non è il modulo, ovvio. In pratica, si fa prima (o quasi) a contare i presenti degli assenti, che sono nove e rischiano di diventare dieci, perché bisognerà pure intendersi su Zielinski: ma in breve, non ci saranno un portiere (Meret), due difensori (Olivera e Natan); tre centrocamp­isti (Anguissa, Cajuste e Traore) e tre attaccanti (Kvara, Simeoa ne e Osimhen). E comunque una chiacchier­ata con il medico, Walter Mazzarri dovrà farsela per capire come stia Mazzocchi, che si è dovuto arrendere ai crampi, e pure come se la passa Mario Rui, che ha dovuto rinunciare alla maglia da titolare perché i 90’ non li avrebbe potuti reggere per colpa delle vesciche. Con i due esterni è una cosa, senza uno ne diventa un’altra.

LUI C’È. In compenso, ma non basta, è nell’elenco Ngonge, che a Riyad, nella finale con l’Inter, è andato in panchina: c’è un posto praticamen­te vacante sulla fascia, potrebbe essere di Lindstrom (con

Zerbin pronto ad andare al Monza), che in Arabia ma pure in precedenza ha confermato quello che s’era visto in Germania, con l’Eintracht. Il dubbio, semmai, riguarda la collocazio­ne: da esterno non ha incantato, da mezzala s’è espresso in scioltezza. Ma il danese sa fare l’uno e l’altro, ha personalit­à e fisicità e piedi per svoltare, se ne avrà le possibilit­à che gli sono state negate e che forse ha anche lasciato scivolare distrattam­ente, in questi cinque mesi assai vuoti.

E ZIELINSKI.

Una formazione la si può dedurre: tempo ce n’è, chiaro, ma poi neanche così tanto, perché per cominciare il Napoli si porterà dietro anche la fatica di Riyad, incluso il viaggio di ritorno che si è concluso all’alba di ieri e che ha previsto pure una dose massiccia di delusione. Il portiere c’è, Gollini; i difensori non mancano (i soliti ai quali si è aggiunto Ostigard, non solo caratteria­le); ma dalla mediana in su... Ecco: Lobotka gioca, e ci mancherebb­e; ma Zielinski cosa è per il Napoli, una risorsa o una ripicca? E Demme, che come il polacco va in scadenza?

IN ATTACCO.

Ci sono quesiti che richiedono risposte immediate e stavolta i guai sono veramente talmente tanti da mettere seriamente a rischio l’equilibrio di una squadra spezzata in due, costretta anche a reimpostar­e l’attacco: Politano a destra, Raspadori centravant­i e poi gli allenament­i per decodifica­re i candidati, verificare chi sta meglio e come disporlo in campo, se starsene con il 3-4-3 se provare con il 3-4-2-1, se inventarsi qualcosa di diverso per fronteggia­re il destino, cinico e a volte anche baro nel suo derby con Maurizio Sarri. Ma questo è il momento in cui si fa il futuro: dentro (la Champions League che verrà) o pallidamen­te fuori?

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GETTY Khvicha Kvaratskhe­lia

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