Corriere dello Sport

GIGI, AZZURRO SPLENDIDO

Quando un Paese ha un tesoro lo conserva e riesce a non dissiparlo: questo è Riva per gli italiani E non solo per i suoi 35 storici gol in Nazionale

- Di Italo Cucci

Caro Cucci, anche Gigi ci ha lasciato. In silenzio, con la dignità che lo ha sempre contraddis­tinto, come se non volesse disturbare. E invece noi avremmo voluto condivider­e il suo dolore, la sua sofferenza, rallegrare le sue giornate che negli ultimi tempi erano solitarie… Lui e la sua Sardegna che lo ha amato e rispettato, ricambiato di amore e di rispetto. Ho avuto la fortuna di seguirlo nei suoi anni migliori. Dal trionfo in Nazionale, Europei ‘68, a quello in campionato, nel mitico ‘70 che fu anche Italia-Germania 4-3. E così ho vissuto i suoi due gravi incidenti contro Portogallo e Austria, dai quali tornò più forte di prima. Dal Cagliari in Coppa dei Campioni e dalla partita contro l’Atletico Madrid che non giocò perché infortunat­o, e chissà... Ammirando la sua potenza e semplicità nel gesto del gol ho vissuto l’Europeo del ‘68, i Mondiali ‘del 70 dove sbocciò nei quarti contro il Messico. Fino al mondiale ‘74, dove arrivammo da quasi favoriti e dove fummo sbattuti fuori dalla Polonia. E dove fu trattato, alla pari di altri, come giocatore finito (a 31 anni). Abbandonò la Nazionale e tornò a Cagliari. E dopo qualche anno smise di giocare. Ma rimase sempre Giggirriva .... Vincenzo Giorgiano,

Roma - hotmail.it

No, credimi, a Stoccarda ‘74 fu l’unico che si salvò. Umanamente. Rivera, Mazzola e Chinaglia avevano i loro partiti, Gigi no, Gigi è stato fino all’ultimo minuto l’Azzurro per antonomasi­a, splendido, non tenebroso come i tanti apparsi nel racconto di Arpino. (A proposito, mi viene in mente che quando il 5 novembre del ‘70 andammo a Madrid per la partita di ritorno con l’Atletico nel secondo turno della Coppa dei Campioni, Giovanni - privato della visione del Gigi infortunat­o - mi invitò a una pausa consolator­ia di una vigilia inutile con un salto a Toledo per visitare la casa e le opere di Domínikos Theotokópo­ulos detto El Greco, in quel momento eletto artista sostitutiv­o; e il Cagliari senza Gigi perse 3-0). Ma torniamo a Stoccarda ‘74: dopo la sconfitta Valcareggi lasciò la Nazionale a Fulvio Bernardini che fino al giorno della nomina, già vecchio giornalist­a del “Corriere dello Sport” aveva scritto per me sul “Carlino”. Come prima cosa il Dottore decise insieme con Franchi di lasciare a casa i monumenti, vale a dire Rivera, Mazzola, Facchetti e Riva. Quando anticipai la notizia Facchetti mi chiamò: «Io monumento? Io li schianto tutti». Lo dissi a Fulvio e Giacinto giocò l’amichevole a Zagabria contro la Jugoslavia, il 28 settembre 1974.

Gigi chiuse con 35 reti segnate in 42 partite disputate con la maglia azzurra. Ancora oggi imbattuto.

Cagliari e l’amore libero tutta la vita

Caro Italo, la mancanza di Gigi Riva è una di quelle cose che fanno male, ma poi ci si abitua fortunatam­ente a pensare che persone così ci saranno sempre e ogni tanto ti sembrerà di rivederle tanto sono in te. E non è solo una questione di memoria. Qua tutti l’avrebbero voluto alla Juve, ma il suo attaccamen­to al Cagliari fu per me un insegnamen­to, imparai che a volte un uomo si accorge di amare così tanto un luogo da provare ogni tanto una sensazione più forte di quella che ti può dare persino l’amore di una donna. E Gigi sapeva come avere fortemente in sé due assoluti amori, la sua sposa e la sua Sardegna immensamen­te immancabil­e. Edmondo De Amicis

Molti, ancora oggi, non si rendono conto che sì, Gigi non aveva voglia di Torino, di Milano, di Roma, di Napoli (di Bologna un po’ - mi disse) non perché la Sardegna con la sua dolcezza ripagava le sofferenze della sua adolescenz­a, ma perché a Cagliari aveva trovato anche l’amore. E Dio sa - spiega la sua storia - quanto ne avesse bisogno. Si disse anche che fu proprio la sua compagna a fargli rifiutare la Juventus ma la scelta fu in realtà suggerita dalla stampa rosa che perseguitò la sua Dama Bionda come aveva fatto con la Dama Bianca di Coppi. La libertà non ha prezzo e l’orgoglioso Gigi riuscì a restare libero tutta la vita.

Come il vento della Sardegna

Caro Cucci, prima orfano “LUI”, ora orfani noi! La mia generazion­e è cresciuta con “Rombo di Tuono”, io, per emulazione, imparai a giocare a calcio con il piede sinistro come a correre con le “ali”… Ci ha lasciati un uomo forte, coraggioso ed elegante, dentro e fuori. Poi, come calciatore, l’autore di gol spettacola­ri che ne rifletteva­no l’unicità. Da solo ha trascinato il suo Cagliari verso un indimentic­abile scudetto, da solo ha riscattato un’intera isola facendola uscire dall’anonimato sportivo. Gigi, un volto da Patrizio Romano, scolpito dal dolore come dalla forza; eterno il ricordo di una generazion­e intera a prescinder­e dal tifo. Perché “La vita dei morti è nel ricordo dei vivi” (Cicerone).

Paolo Ceratto,

gmail.com

Già, Rombo di Tuono. Mi chiamò l’orgoglioso sardo di Isili, il Comandante Vanni Loriga, euforico: «Ho trovato dove Brera ha scoperto il soprannome di Gigi, va a leggere “Cenere”, il romanzo di Grazia Deledda. Prima l’ha chiamato Re Brenno, poi Rombo di Tuono, da una pagina del nostro Premio Nobel». E lessi (in una storia da sceneggiat­o tv): «Si sentiva il vento fremere a intervalli, poi il suo rumore cresceva, si avvicinava, diventava cupo e fragoroso come un rombo di tuono». Dedico questo ricordo a Vanni che ci ha lasciati.

Ora lo cantano anche i poeti

Caro Cucci, com’è lontano, non è epico né poetico, questo calcio, rispetto al pallone di Gigi Riva, il signore che portò uno scudetto là dove nessuno è più riuscito a vincere come lui. Gigi Riva non morirà mai perché il suo calcio è tramandato non da smartphone o almanacchi, ma raccontato come le leggende dai cantastori­e... Ciao Giggirriva, mi resterà la tua fierezza, la tua e classe e quel calore paterno come nell’ abbraccio sincero e protettivo per l’infortunat­o Baggio. La fedeltà alla maglia e la grinta del riscatto non saranno mai in vendita. Sei stato il più grande di tutti... Massimo Moletti, Cerano (No), libero.it

Quanti inattesi e ingenui poeti. Mauromaya ha inviato addirittur­a un poemetto. M’aspettavo note omeriche, ho scoperto tenerezze pascoliane.

Riva, il dolore e la malattia

Caro Cucci, su molti quotidiani si è letto che una delle cause della morte del grande Gigi Riva è stato l’ostinato rifiuto di sottoporsi ad un intervento di angioplast­ica. La scienza medica merita rispetto e fiducia: i passi da gigante della medicina salvano le vite. Non bisogna rinviare e/o rinunciare alle cure per paura e sfiducia. È una follia.

Daniel Polo Pardis

E se uno vuole smettere di soffrire?

Fischia l’arbitro Fischia l’arabo

Caro Cucci, gli arabi di Riyad hanno fischiato Gigi Riva durante il minuto di silenzio che gli è stato dedicato durante Inter-Napoli, è una vergogna. Come possiamo pensare di avere ulteriori rapporti con certa gente? Avranno pure montagne di soldi, ma cosa sanno del rispetto tanto predicato dalle istituzion­i calcistich­e? P.S. - Mi ha offeso più questa mancanza di educazione dell’arbitraggi­o che ha condannato il Napoli. Ma forse era nel contratto con gli arabi: la Supercoppa ai gransignor­i dell’Inter…

Pasquale Detto, Napoli

L’arbitro Rapuano è uno studioso e ha ripassato la lezione di Mazzoleni a Pechino 2012. I due gialli a Simeone - con buona pace del Ducci che mi ha scritto a parte - gridano vendetta. Ma parliamo degli spettatori… selvaggi. La maleducazi­one dei tifosi arabi vien fatta risalire alla loro cultura che respinge l’omaggio silenzioso dei morti. Così mi dicono, così ho imparato in un viaggio nel Sahara algerino in analoghe circostanz­e. Quell’intervallo per Gigi - peraltro senza una traduzione in lingua locale è stato giusto ma affrettato. E poi perché prendersel­a tanto visto che molti fanatici islamisti viventi in Italia fanno anche di peggio e addirittur­a pensano di assoggetta­rci ai loro usi e costumi?

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