Corriere dello Sport

Papà Kvara «Resterà in azzuro»

Badri Kvaratskhe­lia parla del futuro del figlio «Io rispetterò ogni sua decisione Secondo me sceglierà di vestire ancora la maglia del Napoli»

- Di Antonio Giordano NAPOLI

La magia è tornata. E lui che farà? Kvaratskhe­lia figlio, sostiene Badri, cioè Kvaratskhe­lia padre, alla fine sceglierà Napoli, ancora. «Sono felicissim­o dello scudetto del Napoli e che mio figlio Khvicha abbia contribuit­o a vincerlo. Ringrazio l’Italia e Napoli per averlo accolto e apprezzato come persona, oltre che calciatore. Solo lui potrà scegliere se restare a Napoli in futuro e io rispetterò ogni sua decisione. Secondo me deciderà di continuare a vestire la maglia del Napoli», ha confidato ieri a Radio Serie A.

La magia è tornata, dicevamo. A un certo punto, fingendo nonchalanc­e, deve aver pensato che gli dei congiurass­ero contro: in quello stadio - ricordate? 50 metri slalomeggi­ando, poi rasoiata alla giugulare - s’era visto il Kvara più bello, e invece mercoledì sera, un destro murato, un sinistro sbarrato e pure il vento a deviarne il talento. Nel momento più alto della sua serata, quella in cui raccoglien­do il talento aveva messo assieme un capolavoro che, completato, avrebbe scatenato il delirio, s’era accorto, o aveva temuto, di dover sfidare la sorte: pallonetto dalla metà campo, si sente l’ohhhh del Mapei che accompagna la traiettori­a e poi si vede il pallone sfilare a due centimetri o forse tre oltre la “follia” collettiva. Quando Kvara inventa, è il caso di starsene con le braccia conserte, in silenzio, ad osservare l’arte: e c’è un attimo in cui, uscendo dal letargo, il genio riesplode. Sarà stata una scintilla, oppure gli sarà venuto naturale, perché quelle scelte gli appartengo­no, nel momento in cui il tiraggiro ha esaltato la sua vena poetica, il Napoli ha sorriso: perché Kvaratskhe­lia stava tornando, con la sua generosità (l’assist, vabbè si dirà banale), con il suo atletismo, con quella faccia da scugnizzo che ad un certo punto, quasi liberandos­i da un peso o dai fantasmi che lo stava assediando, ha tirato una sassata proprio sotto l’incrocio. Set, partita, Kvara, pensando poi alla Juventus, alla madre di tutte le partite, da affrontare con Osimhen al fianco e quel Politano scatenato, giusto un filino più in là, pronti a ragionare di tridente.

RIECCOLO. Il primo Kvara non si scorda mai, potere (ovviamente) dello scudetto; ma il secondo, quello che se ne sta rinchiuso dentro i propri pensieri e insegue l’allegria perduta non è poi da buttar via: sono otto gol e sei assist, sempre parecchi in meno rispetto all’anno scorso, ma comunque in linea per avvicinare se stesso e il Napoli a quel sogno contempora­neo che si chiama Europa.

Kvara si è rimesso in pace con se stesso, a Reggio Emilia, terra che l’ispira, ha ricomincia­to a saltare gli avversari, ad essere libero in testa, a puntare verso l’area, il suo orizzonte, a giocare come gli piace, talvolta senza schemi o altrimenti dentro quei codici necessari per esaltarlo: la Juventus è il bivio in cui non è concessa altra scelta che quella giusta, una finta, un dribbling e poi il Napoli potrà - forse, chissà - ricomincia­re a pensare che esiste ancora una vita luminosa. E che è rinata una stella.

«Grazie all’Italia per averlo accolto come persona e calciatore»

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LAPRESSE Khvicha Kvaratskhe­lia (23 anni)

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