Corriere dello Sport

Siamo alle solite: manca continuità

- Di Alberto Polverosi ©RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Stessa formazione, ma non stessa Fiorentina. Anzi. La ricerca della continuità deve proseguire, nonostante la prima volta di Italiano. Prima volta che, in due anni e mezzo sulla panchina viola, dopo 141 formazioni diverse in 141 partite, aveva confermato tutti i titolari della gara precedente. Dominata nel gioco e battuta nel risultato la Lazio lunedì scorso, ieri sera a Torino non è andata proprio nello stesso modo. C’è voluta l’espulsione assurda di Ricci a fine primo tempo per togliere pressione alla Fiorentina. Ritmo basso, intensità ridotta, nessun viola capace di saltare l’avversario diretto, poco palleggio, nei primi 45’ non ha mai tirato nello specchio della porta di Milinkovic.

Italiano ha capito come si stava mettendo la partita, o meglio, ha capito la serataccia dell’arbitro e per evitare equivoci ha fatto i cambi opportuni nell’intervallo: fuori subito due ammoniti su tre (Arthur e Beltran) e poco dopo anche il terzo, Ranieri, sostituito da Mandragora, un mediano che in emergenza è stato schierato da difensore centrale. Ma nemmeno nel secondo tempo la Fiorentina ha ricordato la sua più recente e brillante versione. Sugli esterni, zero assoluto da Sottil (possibile che in 80 minuti non abbia tentato nemmeno una volta di dribblare Djidji?), poco da Gonzalez, poco da Ikoné nel finale. Al centro, Belotti (fischiato dai suoi vecchi tifosi) è stato dominato da Buongiorno. Meglio il Toro nel primo tempo, solido anche nel secondo, tanto da concedere una sola occasione ai viola nonostante un tempo intero con un uomo in meno.

La vittoria della Roma a Monza nel pomeriggio aveva allontanat­o la zona-Europa League e per rispondere la Fiorentina aveva una sola possibilit­à, portare a casa i tre punti, peraltro nella settimana che finirà proprio con lo scontro diretto. Ora Italiano è a cinque punti da De Rossi, può puntare al settimo posto, quello della Conference League, anche se oggi Calzona ha la possibilit­à di sorpassarl­o. Ma il problema non è tanto la posizione in classifica (anche perché le sei squadre che stanno davanti ai viola hanno dimostrato di essere più forti), ma questi continui alti e bassi nel rendimento. È un male abbastanza diffuso in campionato, però la Fiorentina non riesce proprio a sottrarsi a questa regola, fino a confondere le idee a chi la osserva. Quando hai l’impression­e che possa diventare davvero una squadra bella e forte, una partita dopo vieni smentito.

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