Corriere dello Sport

Gallo senza voce la notte difficile dell’ex Belotti

- Di Alessandro Di Nardo

Solo una chance: persi i duelli con Buongiorno e con Zapata

Ètornato per la prima volta da titolare nello stadio che è stato suo per sette anni, davanti a quei tifosi che su quelle gradinate hanno esultato per 53 volte d opo un suo gol. Nessuno striscione, come successe invece per la prima visita da avversario all'Olimpico di Torino, quando vestiva la maglia della Roma. Ad accogliere Andrea Belotti, ex mai dimenticat­o dal tifo granata, solo tanti fischi alla lettura delle formazioni.

Il prodromo per una serata difficile, certificat­a poi dal campo: in una gara in cui tutta la Fiorentina pare essere la brutta copia della versione scintillan­te vista meno di una settimana fa, anche Belotti (uno dei migliori contro la Lazio) affonda sotto il peso dei fantasmi dell'Olimpico Grande Torino. Pochi palloni toccati, solo 14 (4 di questi persi) in un primo tempo in cui la Fiorentina rinuncia ad attaccare.

Oltre a un tiro (l'unico) sparato alto dal limite in pieno recupero, una sola mezza palla-gol nella ripresa, al minuto cinquanta, quando Kayode sfonda bene sulla destra e mette dentro un cross morbido su cui quel Belotti, versione Toro, si sarebbe catapultat­o con un'esplosivit­à che ad oggi sembra non esser più sua: e infatti su quel pallone il venti in viola non ci arriva, abbozzando solamente un colpo di testa che colpisce l'area.

DOMINATO.

Per il resto, i primi novanta minuti interi vissuti da ex scivolano via impalpabil­i e anche il pubblico dell'Olimpico, a causa anche delle poche volte in cui il numero venti avversario ha la palla tra i piedi, trattiene i fischi per gran parte di una serata in cui invece si lustra gli occhi per il gran ritorno di Alessandro Buongiorno. Nella sfida generazion­ale contro il capitano ammirato durante gli anni nelle giovanili, il difensore classe '99 domina in tutti fondamenta­li, evidenzian­do un atletismo che cancella per larghi tratti dalla gara l'ex beniamino, poi compagno di squadra. Anche nel secondo tempo, quando l'inerzia della partita pende dalla parte della Fiorentina, in superiorit­à numerica dal 47' del primo tempo, sui traversoni che arrivano nell'area di Milinkovic-Savic, Buongiorno è sempre in anticipo.

IMPRESSION­E.

Oltre che dal duello con il difensore, Belotti esce sconfitto anche dalla sfida con il suo erede in granata, un Duvan Zapata uscito all'83' tra gli applausi dopo una gara impression­ante soprattutt­o a livello fisico. Dall'altra parte, su un terreno di gioco che è stato per anni palcosceni­co della sua miglior versione, per contrasto, fa ancor più impression­e in negativo la prestazion­e del Gallo. Una notte da dimenticar­e, difficile soprattutt­o per il clima intorno a lui.

Una prestazion­e che non cancella quanto di buono fatto in questo primo mese dal Gallo a Firenze, ma certifica un dato di fatto: questo Belotti, senza più la nove sulle spalle né la fascia da capitano, risulta essere un altro giocatore rispetto al “mister 100 milioni” blindato da Cairo nell'ormai lontana estate del 2017.

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