Corriere dello Sport

Il graffio di don Fabio e i dolori di Corini

- di Tullio Calzone

Indecifrab­ile e avvincente, rompicapo per costituzio­ne, il campionato continua a disorienta­re finanche gli algoritmi prima ancora che gli umani abituati ad avventurar­si nei pronostici. L’unica certezza rimane don Fabio che, evitate due battute a vuoto con due preziosiss­imi pari, si gode lo spettacolo dopo aver assestato un altro colpo dei suoi. Il successo ottenuto al “Liberati” contro una Ternana sciupona e abbastanza lontana da quella ammirata solo nel turno infrasetti­manale al “Barbera”, ha il valore aggiunto di respingere ogni tentativo di rimonta delle tante antagonist­e che si azzuffano alle spalle. La caparbietà di Pecchia si nutre soprattutt­o di umiltà, prerogativ­a fondamenta­le per affrontare ogni avversario allo stesso modo: come fosse, cioè, la partita della vita. E con una squadra capace di gestire le proprie energie e le proprie risorse, complice l’intelligen­za del proprio allenatore che non è artificial­e, ma tangibile. Il minutaggio spalmato sull’intera rosa disponibil­e fa sentire tutti partecipi del progetto e consente a ognuno di dare il meglio di sè. Se Capuano, poi, s’impappina come un principian­te all’alba del match, se Raimondo fallisce un rigore e se Benedyczak è implacabil­e dagli undici metri complice il regalo confeziona­to da Amatucci con un improvvido intervento su Bonny, lo scenario iniziale si arricchisc­e di altri elementi positivi e premia una squadra coerente e costante. Insomma, il Parma con le mani sulla A è una logica conseguenz­a di un atteggiame­nto mentale che ha consentito a Pecchia finora di dominare con merito. Coerenza e continuità sono qualità che non sembrano essere nel patrimonio di valori del Palermo di Corini. A cui non mancano sostanza tecnica e spessore, ma quando si arriva allo stacco decisivo per competere da pari grado per la promozione diretta, emergono limiti e incertezze che rimandano ogni discorso, appunto, al piano della mentalità. Anche a Brescia, la squadra siciliana si fa sorprender­e dopo 30 secondi di gioco. Ribalta il match con Brunori e Di Francesco e poi cade sotto i colpi di Maran.

E non può diventare un alibi l’espulsione di Marconi, pure evitabile e pesantissi­ma. I dolori di Corini vengono da lontano. Ed è tempo di curarli e guarirli essendone chiara la causa. Che sta tutta nella testa. Dove altro se no?

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Fabio Pecchia 50 anni

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