Corriere dello Sport

Pogacar, fuga di 81 km e trionfo da marziano

«La mia è stata una sana follia? No, da pazzi è fare il ciclista E quanta gente a bordo strada!»

- di Alberto Dolfin SIENA

Se il buongiorno si vede dal mattino, l’esordio stagionale di Tadej Pogacar fa pensare a un 2024 da urlo. Polvere, pioggia e strappi disseminat­i in oltre 215 chilometri non hanno placato la fame del cannibale sloveno, che alla prima apparizion­e di questa stagione ha subito annichilit­o la concorrenz­a alle Strade Bianche con distacchi abissali.

Non sarà (ancora) una classica Monumento, ma la statua la meriterebb­e l’asso dell’Uae Team Emirates per il coraggio con cui ha salutato tutta la compagnia quando mancavano ancora 81 km al traguardo. Una cavalcata in solitaria, coronata con l’arrivo trionfale, a piedi, alzando la bicicletta infangata al cielo in una Piazza del Campo in visibilio per lui come solo d’estate per il Palio delle 17 contrade, bissando così il successo del 2022. Proprio come in quell’occasione, si è concesso anche di dare il 5 a Miha Koncilija, lo storico coach e mentore che lo allenava quando aveva 9 anni e che ora segue il Pogi Team, ovvero dei piccoli ciclisti in erba che sognano di emulare le gesta di Tadej.

SANA FOLLIA.

È stata sana follia ad attaccare da così lontano? «No, è da pazzi fare il ciclista. Non so se sia la mia vittoria più bella, perché sono davvero sporchissi­mo - risponde con un sorriso il due volte vincitore del Tour de France -. Non era nei piani partire così presto, ma la corsa è andata diversamen­te da quello che ci aspettavam­o, diventando durissima fin dalla partenza e un diluvio già nei primi chilometri. Siamo rimasti in pochi e così ci ho provato sul Monte Sante Marie. Sapevo che, se avessi finito la benzina, dietro avrei avuto due compagni che avrebbero potuto fare bene come Isaac Del Toro e Tim Wellens». Il campione svizzero Marc Hirschi, anch’egli nel dream team Uae, conferma: «Quando ha cominciato a piovere e in tanti hanno attaccato, Tadej ha capito che era il momento giusto. Questo sarà il suo anno e sarà bello anche per lui provare qualcosa di diverso come il Giro d’Italia». A questo proposito, Tadej strizza l’occhio agli appassiona­ti nostrani: «Non mi sono mai sentito solo mentre ero in fuga, perché non avevo mai visto così tanta gente a bordo strada in Italia e non è affatto come quando sei in allenament­o senza nessuno».L’infortunio dello scorso anno alla Liegi oramai è un ricordo lontano: «Ho cercato di dimenticar­melo».

L’Italia sorride con due italiani nella top ten maschile, Davide Formolo (7°) e Filippo Zana (9°), oltre a una generosiss­ima Elisa Longo Borghini (2ª), che ha visto sfumare il successo negli ultimi 500 m., arrendendo­si solo all’iridata Lotte Kopecky.

STRADE BIANCHE (215 km) Uomini: 1. Pogacar (Slo, UAE Emirates) 5h19’45”; 2. Skujins (Let) a 2’44”; 3. Van Gils (Bel) a 2’47”; 4. Pidcock (Gbr) a 3’50”; 5. Mohoric (Slo) a 4’26”; 6. Cosnefroy (Fra) a 4’39”; 7. FORMOLO a 4’41”; 8. L. Martinez (Fra) a 4’48”; 9. ZANA a 4’49”; 10. Laporte (Fra) a 5’17”. Donne (137 km) 1. Kopecky (Bel, SD Worx) 3h55’43”; 2. LONGO BORGHINI a 0”04; 3. Vollering (Ola) a 0”26.

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LAPRESSE Tadej Pogacar (25 anni) festeggia il trionfo a Siena

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