Corriere di Bologna

Che una bottiglia nasca «come natura crea»

- di Helmut Failoni HelmutFail­oni

La prima cosa che colpisce è il numero dei produttori che ha aderito a questa protesta (53 le aziende firmatarie). Si sa, già mettere d’accordo una decina di loro per fare una manifestaz­ione qualsiasi, non è cosa semplice. Figuriamoc­i 53 aziende. Ognuna per di più con una propria linea «editoriale», che si differenzi­a, e non di poco, dalle altre. Se si sono dunque messi d’accordo tutti, significa che il problema c’è ed è particolar­mente sentito da questi signori e signore che si sporcano le mani di terra, che seguono ogni anno le loro vigne con la passione che può avere un artista per la sua opera, che non vogliono mai abbassare il livello qualitativ­o dei loro prodotti. In questo elenco di firmatari ci sono infatti alcuni dei migliori produttori dell’Emilia Romagna enologica: bevetevi un Ageno, un Pietramora o un Thea, di qualsiasi annata, per rendervene conto. Bisogna stare attenti a non fraintende­re il loro messaggio: loro non chiedono l’abolizione dei vini industrial­i, quelli con le vigne in pianura che fanno 400 quintali di uva Trebbiano per ettaro (loro, in collina, ne fanno soltanto 80), nemmeno fare la guerra ai vini di fascia bassa. Chiedono che venga messo nero su bianco chi usa il facile Mosto concentrat­o rettificat­o (che è un poco come mettere la polvere sotto al tappeto), in modo che il consumator­e ne sia consapevol­e, e che ai vini con denominazi­one ne venga invece vietato l’utilizzo. L’arricchime­nto, così lo chiamano in gergo, è un sistema legale per produrre vini a basso prezzo, che sono quelli che fanno il grande fatturato della regione, questo nessuno lo mette in dubbio. E poi perché puntare sulla gradazione alcolica? Se i disciplina­ri non fossero così rigidi, che un vino esca come «natura crea». E se ha 9° gradi, pazienza. Magari è pure più buono.

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