«Spe­gne­te i te­le­fo­ni­ni e pen­sa­te a bal­la­re» Cre­mo­ni­ni man­da in tilt i set­te­mi­la di Ebo­li

Mat­ta­to­re

Corriere di Bologna - - TEMPO LIBERO - Pa.Ga. © RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA

Eil pa­laz­zet­to an­dò in tilt. Ce­sa­re Cre­mo­ni­ni si è fer­ma­to a Ebo­li e nes­su­no lo ha fo­to­gra­fa­to. Non sul­le no­te di 50 Spe­cial. È suc­ces­so du­ran­te la tap­pa nel­la cit­ta­di­na cam­pa­na del suo trion­fa­le tour per i pa­laz­zet­ti d’Ita­lia. Il pri­mo a dar­ne la no­ti­zia è sta­to ie­ri pro­prio il can­tau­to­re bo­lo­gne­se — di cui og­gi esce «Pos­si­bi­li sce­na­ri per pia­no­for­te e vo­ce», ver­sio­ne «nu­da» e sen­za so­vra­strut­tu­re dei bra­ni dell’ul­ti­mo al­bum — sul suo pro­fi­lo In­sta­gram. «Ie­ri se­ra — ha scrit­to — su 50 Spe­cial (bra­no usci­to nel mag­gio del 1999 che ha at­tra­ver­sa­to tut­ti que­sti mi­cro e ma­cro cam­bia­men­ti sen­za bat­te­re in ri­ti­ra­ta mai), ho chie­sto al pub­bli­co di met­te­re in ta­sca tut­ti i cel­lu­la­ri. Non che sia con­tra­rio, ma ci so­no pez­zi che van­no sem­pli­ce­men­te bal­la­ti. Non sa­pe­vo co­sa aspet­tar­mi, ma­ga­ri mi man­da­no a ca­ga­re, ho pen­sa­to». L’ef­fet­to è sta­to di quel­li da far ve­ni­re giù il pa­laz­zet­to. «Ho fat­to un di­scor­si­no pro­pi­zia­to­rio — ha con­ti­nua­to Ce­sa­re — e poi è suc­ces­so. Vi as­si­cu­ro che ho vi­sto 7 mi­la per­so­ne bal­la­re con le ma­ni ver­so il cie­lo, in un tale de­li­rio di gio­ia e li­ber­tà, con il pa­la­sport che sem­bra­va in tilt, tre­ma­va tut­to, ed è sta­to mol­to emo­zio­na­te». Ep­pu­re nell’esta­te del 1999, quan­do uscì il tor­men­to­ne de­gli al­lo­ra Lù­na­pop ispi­ra­to al romanzo Jack Fru­scian­te è usci­to dal grup­po di En­ri­co Briz­zi, i cel­lu­la­ri c’era­no. Ma quel bra­no, ci per­do­ni­no i vi­gi­li ur­ba­ni, è di quel­li in cui vor­re­sti scor­raz­za­re in ve­spa coi ca­pel­li al ven­to scor­dan­do­ti del ca­sco. Fi­gu­ria­mo­ci il cel­lu­la­re. Non è un ca­so che Ce­sa­re ab­bia pro­po­sto que­sto pez­zo e non al­tri. Tan­to che: «Sa­rà buo­na tra­di­zio­ne d’ora in poi, con­ti­nua­re a pro­por­lo, fi­no a quan­do il pub­bli­co che vie­ne ai miei con­cer­ti lo fa­rà spon­ta­nea­men­te, per ac­con­ten­tar­mi, ma più con­ten­ti poi sa­ran­no lo­ro».

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