Il prof che stu­dia l’uo­mo fi­sio­lo­gi­co vir­tua­le

Mar­co Vi­ce­con­ti è una fi­gu­ra chia­ve a li­vel­lo in­ter­na­zio­na­le per l’Uo­mo Fi­sio­lo­gi­co Vir­tua­le

Corriere di Bologna - - DA PRIMA PAGINA - Di Ma­ri­na Ama­duz­zi

La sua pas­sio­ne è rea­liz­za­re mo­del­li com­pu­te­riz­za­ti per­so­na­liz­za­ti che pos­sa­no aiu­ta­re il me­di­co nel­le sue de­ci­sio­ni. È di­ven­ta­ta una pas­sio­ne tal­men­te gran­de che set­te an­ni fa ha fon­da­to e di­ret­to un la­bo­ra­to­rio all’Uni­ver­si­tà di Shef­field che è di­ven­ta­to il prin­ci­pa­le pun­to di ri­fe­ri­men­to in Eu­ro­pa in que­sto set­to­re. Ora Mar­co Vi­ce­con­ti, in­ge­ne­re, pro­fes­so­re or­di­na­rio di Bio­mec­ca­ni­ca com­pu­ta­zio­na­le, è rien­tra­to a Bo­lo­gna, chia­ma­to dall’Al­ma Ma­ter. È uno dei 47 stu­dio­si bril­lan­ti che ne­gli ul­ti­mi tre an­ni so­no ap­pro­da­ti dall’este­ro a Bo­lo­gna. Tra que­sti ci so­no 32 stu­dio­si as­sun­ti per «chia­ma­ta di­ret­ta per chia­ra fa­ma», una pro­ce­du­ra di re­clu­ta­men­to spe­cia­le che non pre­ve­de ban­di di con­cor­so ma una pro­ce­du­ra no­mi­na­ti­va che de­ve es­se­re ap­pro­va­ta dal mi­ni­ste­ro dell’Uni­ver­si­tà. Vi­ce­con­ti è uno di lo­ro. E ba­sta far­si rac­con­ta­re la sua espe­rien­za fi­no ad og­gi per ca­pi­re le ra­gio­ni del­la sua fa­ma. Tor­nan­do a Bo­lo­gna, è rien­tra­to an­che in quel la­bo­ra­to­rio dell’isti­tu­to Riz­zo­li in cui già ave­va la­vo­ra­to per 20 an­ni. «L’ho tro­va­to un po’ in sof­fe­ren­za — di­ce —, la ri­cer­ca non ha avu­to vi­ta fa­ci­le in Ita­lia. D’al­tra par­te in In­ghil­ter­ra sta­vo lot­tan­do con la Bre­xit».

So­no tor­na­to al la­bo­ra­to­rio del Riz­zo­li tro­van­do­lo in sof­fe­ren­za, la ri­cer­ca ha avu­to vi­ta du­ra in Ita­lia

Stu­dio­si bril­lan­ti che ar­ri­va­no o ri­tor­na­no in Ita­lia per fa­re ri­cer­ca e in­se­gna­re all’Uni­ver­si­tà di Bo­lo­gna. So­no 47 le ri­cer­ca­tri­ci e i ri­cer­ca­to­ri ap­pro­da­ti all’Al­ma Ma­ter dall’este­ro ne­gli ul­ti­mi tre an­ni: un nu­me­ro che com­pren­de 32 stu­dio­si as­sun­ti per «chia­ma­ta di­ret­ta» o «per chia­ra fa­ma» e 15 vin­ci­to­ri di Erc, i pre­sti­gio­si ban­di eu­ro­pei che pre­mia­no i mi­glio­ri pro­get­ti di ri­cer­ca su te­ma­ti­che di fron­tie­ra.

La sua pas­sio­ne è rea­liz­za­re mo­del­li com­pu­te­riz­za­ti per­so­na­liz­za­ti che pos­sa­no aiu­ta­re il me­di­co nel­le sue de­ci­sio­ni. È di­ven­ta­ta una pas­sio­ne tal­men­te gran­de che set­te an­ni fa ha fon­da­to e di­ret­to un la­bo­ra­to­rio all’Uni­ver­si­tà di Shef­field che è di­ven­ta­to il prin­ci­pa­le pun­to di ri­fe­ri­men­to in Eu­ro­pa in que­sto set­to­re. Ora Mar­co Vi­ce­con­ti è rien­tra­to a Bo­lo­gna, è sta­to chia­ma­to co­me pro­fes­so­re or­di­na­rio dall’Al­ma Ma­ter. E non ha po­tu­to non fa­re ri­tor­no in quel la­bo­ra­to­rio dell’Isti­tu­to or­to­pe­di­co Riz­zo­li in cui ave­va la­vo­ra­to per 20 an­ni.

Clas­se 1961, ori­gi­na­rio di Fer­ra­ra ma bo­lo­gne­se d’ado­zio­ne, Vi­ce­con­ti è do­cen­te di Bio­mec­ca­ni­ca com­pu­ta­zio­na­le al di­par­ti­men­to di In­ge­gne­ria in­du­stria­le. «Na­sco co­me in­ge­gne­re mec­ca­ni­co», sor­ri­de ri­tro­van­do­si nel la­bo­ra­to­rio dell’edi­fi­cio di In­ge­gne­ria al Laz­za­ret­to che fre­quen­tò ne­gli an­ni 70 da stu­den­te. «Do­po aver la­vo­ra­to un po’ nell’in­du­stria so­no tor­na­to a fa­re ri­cer­ca a In­ge­gne­ria in­du­stria­le con il pro­fes­sor Mo­la­ri, poi so­no an­da­to a stu­dia­re ne­gli Da­ti che con­fer­ma­no e raf­for­za­no il pre­sti­gio in­ter­na­zio­na­le dell’Ate­neo che su di lo­ro ha de­ci­so di fa­re un in­ve­sti­men­to. Ab­bia­mo de­ci­so di rac­con­ta­re al­cu­ni di que­sti talenti che ar­ric­chi­sco­no il cor­po do­cen­te dell’Al­ma Ma­ter. Ne rac­con­te­re­mo il per­cor­so di for­ma­zio­ne, che spes­so li ha con­dot­ti all’este­ro, e gli am­bi­ti di stu­dio nei qua­li si so­no di­stin­ti al pun­to ta­le da vin­ce­re ri­co­no­sci­men­ti e pre­mi pre­sti­gio­si. Stat Uni­ti con il pro­fes­sor Sei­reg, pri­ma all’Uni­ver­si­tà del­la Flo­ri­da e poi in quel­la del Wi­scon­sin. Con lui ho co­min­cia­to ad oc­cu­par­mi di bio­mec­ca­ni­ca e mi so­no ap­pas­sio­na­to». Rien­tra­to in Ita­lia ha an­nun­cia­to in di­par­ti­men­to che si sa­reb­be oc­cu­pa­to di bio­in­ge­gne­ria. «So­no ca­pi­ta­to al mo­men­to giu­sto nel po­sto giu­sto — ri­co­no­sce —, per­ché al Riz­zo­li sta­va­no av­vian­do dei nuo­vi cen­tri di ri­cer­ca per cui do­po po­chi me­si ho pre­so ser­vi­zio all’isti­tu­to or­to­pe­di­co do­ve ho la­vo­ra­to per più di 20 an­ni nel la­bo­ra­to­rio di tec­no­lo­gia me­di­ca, pri­ma con il pro­fes­sor Giun­ti e quin­di con il dot­tor Al­do To­ni». Nel 2011 ha la­scia­to di nuo­vo l’Ita­lia ed è vo­la­to all’Uni­ver­si­tà di Shef­field, nel Re­gno Uni­to, do­ve ha fon­da­to e di­ret­to per set­te an­ni il pre­sti­gio­so isti­tu­to di ri­cer­ca In­si­gneo sul­la me­di­ci­na in si­li­co. Un ter­mi­ne che, in po­che pa­ro­le, rap­pre­sen­ta gli espe­ri­men­ti e le si­mu­la­zio­ni fat­te al com­pu­ter, piut­to­sto che su ani­ma­li e per­so­ne (in vi­vo)o in pro­vet­ta (in vi­tro). «Og­gi è il più gran­de d’Eu­ro­pa per que­sto set­to­re», sot­to­li­nea il do­cen­te. Un ap­pro­do che non na­sce a ca­so. «Mi oc­cu­po di bio­mec­ca­ni­ca or­to­pe­di­ca, cioè so­no un in­ge­gne­re mec­ca­ni­co in­te­res­sa­to al­le ma­lat­tie dell’ap­pa­ra­to mu­sco­lo­sche­le­tri­co — spie­ga —, mi in­te­res­so al­la pro­get­ta­zio­ne e va­lu­ta­zio­ne di pro­te­si, a nuo­vi ma­te­ria­li e nuo­ve so­lu­zio­ni le­ga­te all’or­to­pe­dia. In pa­ral­le­lo stu­dio si­mu­la­zio­ni al com­pu­ter, con l’obiet­ti­vo di co­strui­re mo­del­li di pa­zien­ti rea­li». A fa­re da spar­tiac­que è sta­to, quan­do era an­co­ra al Riz­zo­li, il ca­so di una bam­bi­na di tre an­ni af­fet­ta da sar­co­ma di Ewing. Il chi­rur­go avreb­be do­vu­to aspor­tar­le due ter­zi del fe­mo­re che avreb­be ricostruito con in­ne­sti. «Mi chie­se se lo aiu­ta­vo a ca­pi­re qua­le ca­ri­co po­te­va usa­re e io, par­ten­do da una se­rie di Tac, ho co­strui­to un mo­del­lo in gra­do di pre­di­re la re­si­sten­za mec­ca­ni­ca dell’os­so ricostruito. Da lì ho ca­pi­to che po­te­va di­ven­ta­re un ap­proc­cio ge­ne­ra­le e nel 2005 con al­tri col­le­ghi eu­ro­pei ab­bia­mo rea­liz­za­to il Vhp, il Vir­tual Phy­sio­lo­gi­cal Hu­man per co­strui­re mo­del­li di pa­zien­ti spe­ci­fi­ci, il di­gi­tal twin usa­to per for­ni­re al me­di­co in­for­ma­zio­ni che non pos­so­no es­se­re mi­su­ra­te di­ret­ta­men­te».

Og­gi Vi­ce­con­ti è una del­le fi­gu­re chia­ve nel­la co­mu­ni­tà in­ter­na­zio­na­le del co­sid­det­to «Uo­mo Fi­sio­lo­gi­co Vir­tua­le»: è pre­si­den­te del VPH In­sti­tu­te, un’or­ga­niz­za­zio­ne no-pro­fit in­ter­na­zio­na­le che coor­di­na la co­mu­ni­tà di ri­cer­ca at­ti­va in que­sto set­to­re, ed è mem­bro del di­ret­ti­vo del­la Avi­cen­na Al­lian­ce, che rap­pre­sen­ta gli in­te­res­si dell’in­du­stria bio­me­di­ca in que­sto set­to­re. Ogni pa­zien­te (com­ples­so) può ave­re un «ge­mel­lo di­gi­ta­le» che for­ni­sce in­for­ma­zio­ni al me­di­co nel mo­men­to del­la pro­gno­si, del­la dia­gno­si ma an­che nel­la pia­ni­fi­ca­zio­ne di un trattamento. Uno stru­men­to fon­da­men­ta­le per la me­di­ci­na per­so­na­liz­za­ta, di pre­ci­sio­ne, che ap­par­tie­ne an­co­ra a un fu­tu­ro non poi co­sì lon­ta­no.

«Spe­ro di por­ta­re a Bo­lo­gna que­sta espe­rien­za — con­fi­da Vi­ce­con­te —, qui ci so­no in­tel­li­gen­ze straor­di­na­rie e ospe­da­li tra i più avan­za­ti del mon­do. Do­po 7 an­ni ho tro­va­to il la­bo­ra­to­rio del Riz­zo­li un po’ in sof­fe­ren­za, la ri­cer­ca in Ita­lia ha avu­to vi­ta dif­fi­ci­le. So­no tor­na­to sa­pen­do che c’è da rim­boc­car­si le ma­ni­che, pe­rò ci so­no l’Unio­ne eu­ro­pea, i pro­gram­mi qua­dro che han­no sem­pre fi­nan­zia­to la mia ri­cer­ca, una Re­gio­ne at­ti­va, un Tec­no­po­lo che espri­me­rà la più gran­de po­ten­za di cal­co­lo d’Eu­ro­pa. C’è mol­ta vo­glia di fa­re, e in In­ghil­ter­ra sta­vo lot­tan­do con la Bre­xit».

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