Corriere di Bologna

Golinelli: «Conoscere è l’antidoto alla paura Il futuro dipende da noi»

Marino Golinelli compirà quest’anno 100 anni: «La sanità pubblica? Non le do un voto alto in questo frangente: è mancata un visione strategica del futuro»

- Baccarani

” «La paura nasce dalla non conoscenza. Soprattutt­o sui problemi che riguardano la salute. Poiché in questo campo conosco molte cose, riesco a controllar­la. Il che non vuole dire che la cancello. La paura della malattia — e della fine — c’è in tutti. Ma la conoscenza permette di dominarla e superarla». Parola di Marino Golinelli, che a ottobre farà 100 anni ma il cui sguardo resta rivolto al futuro: «Non lo dobbiamo temere, dipende da noi».

All’inizio di marzo, Marino Golinelli parlava così all’Economia del Corriere: «Oggi stiamo pensando al 2088, anno in cui la Fondazione compirà cent’anni».

Presidente, a compiere un secolo di vita sarà lei, a ottobre. Dai quei primi giorni di marzo, sembra sia passata un’eternità. Ha paura di quanto sta succedendo oggi?

«La paura nasce dalla non conoscenza. Soprattutt­o sui problemi che riguardano la salute. Poiché in questo campo conosco molte cose, riesco a controllar­la. Il che non vuole dire che la cancello. La paura della malattia — e della fine — c’è in tutti. Ma la conoscenza permette di dominarla e superarla. In questo senso potrei dire: conosco, dunque non ho paura».

Questo virus si accanisce sugli anziani ma anche i giovani ne subiranno le conseguenz­e, almeno in termini psicologic­i: come aiutarli?

«Credo che trasmetter­e conoscenze sia il modo migliore di aiutare i giovani. Offrire loro le nozioni di base di immunologi­a e di genetica, ad esempio, spiegare cosa sono gli anticorpi. È questo il modo migliore di aiutarli. Ed è ciò che fa, da sempre, la Fondazione che porta il mio nome: trasmetter­e la scienza, combinando­la all’arte e ai saperi umanistici, in modo da renderla più accessibil­e e attraente per tutti».

Ha voluto fare una donazione agli ospedali di Modena: che voto dà in questo momento alla sanità italiana?

«Insieme a mia moglie Paola abbiamo donato 200 mila euro perché questo tipo di contributi è ciò che da sempre sentiamo come una missione: restituire alla società una parte della fortuna che abbiamo avuto. Che voto do alla sanità italiana? Sarò sincero: pur apprezzand­o moltissimo il lavoro che stanno facendo medici, infermieri, operatori e operatrici sanitarie, non do un voto alto alle istituzion­i della sanità pubblica, perché spesso mancano di visione strategica, dimostrano una scarsa visione del futuro».

C’è chi dice «troppo privato nella sanità».

«Sono d’accordo. È solo la sanità pubblica che può avere la visione del futuro di cui dicevo. Qualcosa che manca ed è mancato, purtroppo. Lo dicono i fatti, lo dice anche la tragedia attuale. Quando sarà tutto finito, occorrerà che le istituzion­i che la governano siano capaci di costruire, finalmente, una visione ampia e lungimiran­te del nostro futuro».

Lei da imprendito­re si è sempre occupato di farmaceuti­ca, possiamo sperare in farmaci efficaci entro breve?

«Mi occupo di vaccini fin dagli anni Sessanta. Per questo so che, anche se il vaccino arriverà, non esiste il vaccino definitivo. I virus mutano e ne nascono sempre di nuovi. È questo che dobbiamo imparare dall’emergenza attuale: altre potranno arrivare».

La sua Fondazione si è «aperta» mettendo a disposizio­ne le proprie risorse digitali per il mondo della scuola che in questo momento è bloccato. Che ruolo possono avere le nuove tecnologie?

«Le tecnologie digitali svolgono, nella scuola e nella formazione, un ruolo fondamenta­le. Questa emergenza sta costringen­do tutti, anche i più recalcitra­nti, a capirlo. La Fondazione Golinelli lo dice e lo pratica da oltre vent’anni. Ora, a causa del virus, le insevito gnanti e i formatori devono fare lezione a distanza, usando computer, smartphone e Internet. Ma non basta. Ricordiamo­ci sempre che purtroppo non tutti, in Italia, hanno a disposizio­ne computer di ultima generazion­e e banda larga. Ancora oggi il divario digitale esiste. Noi come Fondazione ci sforziamo di avvicinare tutti alle tecnologie digitali. E lo facciamo da anni in tutta Italia, seguendo un indello stesso ministero dell’Istruzione. Ma lo sforzo deve essere più ampio e deve essere guidato dalle istituzion­i pubbliche: governo, regioni, università e chi ha responsabi­lità in questo campo.

Avrebbe mai pensato di vivere un’emergenza come questa?

«Lei parla a una persona che ha vissuto la seconda guerra mondiale e tutti gli anni che la prepararon­o. Una guerra che sconvolse la quotidiani­tà di milioni di persone. Uno stravolgim­ento come quello attuale non è lontano da ciò che ho già vissuto».

Una volta superata l’emergenza sanitaria, ci sarà quella economica: pensa che l’Italia e l’Europa ce la faranno?

«Sinceramen­te non so se l’Europa sarà all’altezza di avere la visione del futuro necessaria a superare ciò che è successo. Dubito che l’Europa ce la farà, ma sarà la globalizza­zione a superare la crisi. Attenzione però: non la globalizza­zione di cui spesso si parla in malo modo. Penso alla globalizza­zione delle conoscenze, della scienza e dei nuovi linguaggi legati alle tecnologie digitali. È questa che andrà avanti».

Lei ha tanto passato alle spalle e ancora una grande visione sul futuro: il rischio è che il mondo si chiuda, provato dalla pandemia?

«Non dobbiamo aver paura del futuro. Sono gli esseri umani a creare il futuro, perché dovrebbero temerlo? Il futuro lo creiamo noi, e lo dobbiamo creare tutti insieme, uscendo dalle nostre solitudini. Insieme ai nostri affetti e agli amici più vicini, ma non solo. Dobbiamo pensare a tutta la società, a tutta la conoscenza e alla scienza attraverso la parola “insieme”. Insomma, quando immagino il futuro mi viene una frase. «Non abbiate paura del futuro». E una parola: «Insieme».

” Le tecnologie digitali svolgono, nella scuola e nella formazione, un ruolo fondamenta le. Questa emergenza sta costringen­do tutti, anche i più recalcitra­nti , a capirlo

” Il futuro lo creiamo noi, e lo dobbiamo creare tutti insieme, uscendo dalle nostre solitudini

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Chi è Marino Golinelli, 100 anni da compiere a ottobre, è imprendito­re farmaceuti­co, filantropo, benefattor­e e ha creato la Fondazione che porta il suo nome

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