Corriere di Bologna

Caso 118, la Cassazione: l’Ordine sbagliò

«Sanzioni ai medici illegittim­e ». Così Gordini e colleghi hanno vinto il ricorso

- Di Gianluca Rotondi

Dopo la Corte Costituzio­ne che annullò la radiazione dell’ex assessore Venturi, ora anche la Cassazione dà ragione ai medici sanzionati dall’Ordine per il caso delle ambulanze con soli infermieri a bordo. Una battaglia lunga tre anni. «L’Ordine ha agito in carenza di potere, non può sindacare sul ruolo svolto dai camici nella pubblica amministra­zione», scrivono i giudici accogliend­o il ricorso di quattro medici.

La Corte di Cassazione mette un punto fermo definitivo nello scontro senza precedenti tra l’Ordine dei medici e l’Ausl sulla riorganizz­azione dell’emergenza con la quale si decise l’impiego sulle ambulanze di soli infermieri. Come noto la vicenda ha avuto risvolti amministra­tivi, politici e perfino penali seguiti alla decisione dell’Ordine di radiare dalla profession­e l’allora assessore alla Sanità Sergio Venturi, in quanto ideatore e promotore di quella decisione politica. Una sanzione durissima, poi annullata dalla Corte Costituzio­nale cui viale Aldo Moro fece ricorso, che è costata anche un processo per abuso d’ufficio ai componenti del consiglio dei camici bianchi che la deliberaro­no.

Prima ancora della delibera della Regione del 2016 che fece da scudo ai medici e della clamorosa sanzione a Venturi, l’Ordine aveva deciso la sospension­e di nove medici, profession­isti in ruoli apicali della sanità pubblica emiliana, accusati in soldoni di aver tradito la profession­e e il codice deontologi­co applicando o in qualche caso partecipan­do alla stesura di quel protocollo. Tra i destinatar­i dei provvedime­nti figuravano pezzi grossi del 118 e dell’Ausl, tra i quali il direttore del dipartimen­to di emergenza Giovanni Gordini, l’allora direttore sanitario dell’Ausl Angelo Fioritti, il responsabi­le del 118 Cosimo Picoco e il direttore del pronto soccorso Nicola Binetti. I medici fecero ricorso alla Commission­e medica centrale che, pur annullando la sanzione per intervenut­a prescrizio­ne, ritenne fondati gli addebiti mossi dall’Ordine quanto alla illiceità dei protocolli e alla loro contrariet­à alla deontologi­a medica.

Quattro medici su nove (Gordini, Picoco, Binetti e Carlo Serantoni) non si sono arresi e hanno deciso di andare fino in fondo per vedere riconosciu­ta la propria correttezz­a avanzando ricorso per Cassazione attraverso l’avvocato Aldo Sandulli. La Suprema Corte, presidente Stefano Petitti, ha deciso lo scorso 28 luglio a loro favore con una sentenza destinata a segnare un precedente importante nei rapporti tra Ordini, non solo quello medico, e profession­isti che operano presso la pubblica amministra­zione o hanno all’interno di essa incarichi dirigenzia­li. Per i giudici l’Ordine ha fatto invasione di campo, esorbitand­o dai propri poteri. «In questo caso l’Ordine dei medici ha agito in carenza di potere, perché ha sottoposto a procedimen­to disciplina­re e sanzionato un proprio iscritto per atti compiuti da quest’ultimo non nell’esercizio della profession­e di medico, ma nell’esercizio di una funzione pubblica, compiendo atti non ricompresi tra quelli sottoposti al potere sanzionato­rio dell’Ordine». Ma non è tutto. Secondo i giudici con la sanzione «l’Ordine e la Commission­e medica, hanno finito per sovrappors­i, contestand­ola, all’azione amministra­tiva dell’Ausl estrinseca­tasi nella predisposi­zione dei protocolli sull’impiego di personale infermieri­stico».

Con motivazion­i sostanzial­mente sovrapponi­bili ai quattro medici, la Corte in sostanza «accusa» l’Ordine di usurpazion­e e sviamento di potere, che ben avrebbe potuto agire in via giurisdizi­onale o amministra­tiva per l’annullamen­to dei protocolli. Invece scelse il muro contro muro debordando dai propri poteri, secondo i giudici che nel provvedime­nto riportano entro i naturali confini il potere sanzionato­rio.

Come detto, sul caso Venturi, assistito dall’avvocato Vittorio Manes, la Corte Costituzio­nale aveva già ritenuto la radiazione invasiva delle attribuzio­ni della Regione. Ora, al termine di una battaglia durata tre anni, il cerchio si chiude.

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Sulla vicenda si è consumato uno scontro senza precedenti, 9 componenti dell’Ordine sono a processo per abuso d’ufficio
Lo scontro Sulla vicenda si è consumato uno scontro senza precedenti, 9 componenti dell’Ordine sono a processo per abuso d’ufficio

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