Corriere di Bologna

La sindaca non ci sta: «Io voglio unire» E chiede primarie «vere»

La carta dell’autonomia da Renzi: «Mi ritrovo nelle parole di Letta, sulle alleanze il modello è Bonaccini»

- Francesco Rosano

«Non prendo lezioni di schiena dritta, né di autonomia, da nessuno». Lunedì, candidando­si alle primarie del centrosini­stra per Bologna, la sindaca di San Lazzaro Isabella ha promesso una campagna «gentile». Ma per affrontare le primarie del centrosini­stra potrebbe essere necessaria quella gentilezza che gronda dagli artigli, visto il clima che si è respirato nel primo giorno della sfida con l’assessore dem Matteo Lepore. Lui l’ha accusata di essere la pedina della partita nazionale di Matteo Renzi, che Bologna fermerà «come ha fatto con Salvini». Lei, armata di sorriso serafico, non si è scomposta: «Fermi chi vuole. Non ha detto che fermerà Isabella Conti, è già un segnale».

Piombata lunedì come uno tsunami nel mare interno in cui navigava il Pd in vista del voto d’autunno, la sindaca ha ancora parecchi scogli politici da abbattere. Quasi tutti sono emersi ieri durante l’intervista del day after nel salotto di Patrizia Finucci Gallo, ospitato nel cortile dell’hotel Il Guercino in Bolognina. Lo scoglio più pesante, lo sa anche Conti, è la tessera di Italia viva e il suo ruolo nel partito dell’ex segretario dem. Soprattutt­o in una città dove la vicinanza a Matteo Renzi viene percepita nel centrosini­stra come un pericoloso campanello d’allarme. L’ex Rottamator­e, che l’aveva lanciata due settimane fa come nome per Bologna, probabilme­nte ieri non l’ha aiutata scrivendo della Conti con l’orgoglio del capo politico («sono fiero di Isabella») nella propria newsletter nazionale. Lei, dopo aver risposto alle stoccate di Lepore, ha comunque fatto di tutto per smarcarsi ancora dall’ombra del proprio partito. Facendo un passo più in là rispetto alla promessa di presentars­i «senza bandiere e senza simboli».

«Se la mia presenza nel direttivo nazionale di Italia viva fosse un elemento dirimente sono dispostiss­ima a fare un passo indietro e spogliarmi di qualunque alibi per gli altri». Non è ancora l’addio al partito guidato dall’ex segretario del Pd, ma è comunque la prima mossa nella direzione di un disimpegno, considerat­o necessario da M5S e dalla sinistra per «accettare» l’eventuale vittoria della sindaca di San Lazzaro alle primarie. Il mantra, comunque, è lo stesso degli ultimi giorni. «Siamo a Bologna e ci sono io. Non ho capi e la mia storia parla per me. Sapete com’è finita con quelli che pensavano di poter condiziona­re il mio operato nel 2014 — ricorda riferendos­i alla Colata di Idice — alcuni di loro li ho portati in Procura».

Intanto, per difendersi dagli attacchi tutti politici, può agitare come talismano «la coalizione modello Bonaccini, che è vincente». E include, per l’appunto, Italia viva. «Non ho né veti, né pregiudizi­ali. L’obiettivo è il più ampio perimetro possibile». Cinque stelle inclusi, nonostante i loro mugugni, che Conti vede soprattutt­o come «elettori di centrosini­stra traditi». Con Renzi non ci sono state telefonate nelle ultime ore, assicura. E con Romano Prodi? Terreno scivolosis­simo. «Ho immensa stima e rispetto per il Professore. Non è utile al dibattito sapere con chi ho parlato, anche perché in questi giorni ho davvero sentito tutti, tutti, tutti». Per vincere le primarie, però, più che gli sponsor le serviranno anche i voti del Pd. Ed è all’elettorato dem, certamente più numeroso di quello di Italia viva, che lancia il suo vero appello. «Al netto degli steccati e dei simboli quello è il mio popolo, la famiglia in cui mi riconosco. Vorrei che si sgombrasse il campo dalle paure ingiustifi­cate, io mi ritrovo nelle parole di Enrico Letta».

A ostacolare il suo risultato, però, potrebbero esserci le regole (ancora da scrivere) delle primarie di centrosini­stra. A partire dal requisito di una preregistr­azione per votare ai gazebo, attesi per metà giugno. «Bisogna aprire al più presto il tavolo di coalizione in modo da individuar­e le regole. Io sono per favorire la partecipaz­ione sempre — dice Conti — perché ogni elemento che possa ostacolare la partecipaz­ione non è foriero di democrazia». Il summit della coalizione è atteso entro lunedì, ma le regole probabilme­nte saranno stabilite dal Pd nazionale per tutte le città dove si terranno le primarie. A cui Conti confida partecipi come da attese anche l’assessore Alberto Aitini: «Una maggiore partecipaz­ione arricchisc­e il dibattito». E un eventuale ticket con Lepore dopo le primarie, magari come vicesindac­a? «Non amo il tema dei ruoli. Ciò che conta — glissa Conti — è lo spirito di lealtà e collaboraz­ione attorno a chi vincerà». Qualcuno le chiede anche se alla fine di tutto questo viaggio l’approdo possa essere un ritorno nel Pd: «Il mio riferiment­o è il modello Bonaccini con cui si lavora insieme in Regione. Se dovesse strutturar­si a tal punto da diventare un nuovo soggetto politico ampio, un Ulivo 2.0, credo potrebbe essere un progetto politico interessan­te».

” Bisogna aprire al più presto il tavolo di coalizione per individuar­e le regole Io sono per favorire la partecipaz­io ne sempre, perché ciò che la ostacola non è foriero di democrazia

Il ruolo in Italia viva

Conti si dice disposta a uscire dal direttivo nazionale del partito di Renzi

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Seconda uscita per la candidata alle primarie del centrosini­stra, la renziana Isabella Conti: dopo il video messaggio girato in Bolognina, ieri ha risposto alle domande nel salotto di Patrizia Finucci Gallo
(foto LaPresse) Dopo le Aldini, il salotto Seconda uscita per la candidata alle primarie del centrosini­stra, la renziana Isabella Conti: dopo il video messaggio girato in Bolognina, ieri ha risposto alle domande nel salotto di Patrizia Finucci Gallo

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