Corriere di Verona

FERRO E QUEL TESORO DA FAR GERMOGLIAR­E

Ieri il saluto «privato» officiato dal cardinal Caffarra. Oggi funerali in Duomo

- Giovanni Viafora © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Si terranno oggi a Padova i funerali di Angelo Ferro, il professore imprendito­re che ha inventato l’Oic. Ferro ha insegnato anche all’università di Verona, e il rettore Nicola Sartor ha ricordato la sua figura definendol­o «un prof lungimiran­te che sapeva unire la teoria alla pratica».

PADOVA Senza altre parole ci si potrebbe limitare a quelle dell’Evangelo, e nello specifico a quelle del passo scelto per la celebrazio­ne di ieri, il saluto «privato» ad Angelo Ferro, tenutasi all’interno del Civitas

Vitae della Mandria (la casa di riposo della Fondazione Oic, di cui Ferro era fondatore e presidente). Sono le parole di Giovanni (12,24): «Se il seme di frumento non finisce sottoterra e non muore, non porta frutto. Se muore, invece, porta molto frutto». D’altronde gli stessi collaborat­ori del professore, dal giorno della sua scomparsa, domenica scorsa all’età di 78 anni, continuano a ripetere che «solo con quello che aveva progettato lui, si potrebbe andare avanti dieci anni senza fare nulla».

Così in attesa del funerale che si terrà oggi alle 15 in Duomo a Padova, che sarà celebrato dal vescovo Claudio Cipolla, ieri in circa seicento tra ospiti della struttura, dipendenti e amici intimi si sono stretti nella cappella della casa di cura per salutare il fondatore. E il tema è stato proprio quello del lascito del professore: in termini di valori, di idee e di innovazion­e. La funzione è stata aperta da un breve messaggio del direttore della struttura, il dottor Ernesto Burattin, che ha detto: «Il professore era un uomo che sapeva far accadere le cose, riusciva a fare rendere concreto quello che ancora non vedevi ancora. Gli bastavano pochi nanosecond­i per capire. E quando si realizzava qualcosa alzava gli occhi, era un uomo di profonda fede. L’augurio è quello di far germogliar­e i semi che lui ha saputo disseminar­e nella sua vita». «Privata», per altro, la cerimonia è rimasta solo sulla carta. Della tanta gente presente si è detto (in prima fila, davanti all’altare circondato da cesti di rose bianche, anche una rappresent­anza dei bimbi della squadra di basket, che si allenano nel palazzetto del Civitas Vitae: un’altra delle trovate di Ferro, basata sull’integrazio­ne inter-generazion­ale); ma va raccontato anche dei tredici sacerdoti celebranti e dell’officiante, il cardinale Carlo Caffarra, vescovo emerito di Bologna, nonché amico del professor Ferro. Il porporato ha ripreso proprio la lettera di Giovanni. «Si è verificato quello che c’e scritto nel Vangelo - ha affermato nell’omelia -. Siamo qui per ringraziar­e il Signore di un frutto particolar­e che ha prodotto in questa citta di Padova, un uomo che ha donato se stesso agli altri». Caffarra è sceso poi nel privato: «Rimasi profondame­nte colpito da ciò che esprimeva - ha ricordato -, la gloria della donazione di sé agli altri; questo lo si respirava, era la sua carità, che aveva alcune caratteris­tiche fondamenta­li, come il senso della persona, cioè la percezione viva luminosa del valore di ogni persona umana. Ferro - ha proseguito - mi spiegò la lotta con la burocrazia pubblica, perche nei protocolli sanitari la dizione “stato vegetativo” non c’era e lui invece voleva che la si riconosces­se. Per le persone». Alla fine toccanti le testimonia­nze di chi conosceva il professore. Come Suor Suzette, una religiosa nigeriana dell’ordine di Maria Immacolata, che dal pulpito è scoppiata a piangere: «Ciao Professore, bye bye, le vogliamo bene».

Intanto da tutto il Veneto proseguono le attestazio­ni di cordoglio per la morte di Ferro. Così Roberto Zuccato, presidente di Confindust­ria Veneto: «Angelo Ferro - ha scritto - era una personalit­à di straordina­rio rilievo e ricchezza per il nostro territorio. È stato un importante imprendito­re, che ha sempre saputo coniugare il fare impresa con la sua attività di studio e di docenza. Lo stimavo molto, per la bontà delle sue idee e la passione con cui riusciva a tradurle in opere concrete e utili per la comunità. Ci mancherà quale esempio illustre di imprendito­re fortemente impegnato nei diversi ambiti della nostra vita economica, sociale e culturale».

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