Corriere di Verona

Assistenti sociali, 3 su 10 lavorano con le coop «Sistema da rivedere»

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«Cambiare prospettiv­a per fare in modo che l’impiego delle cooperativ­e nel servizio sociale non sia solamente un espediente per esternaliz­zare i costi». È l’appello lanciato ieri dalla presidente dell’Ordine degli assistenti sociali del Veneto, Monica Quanilli nel corso del convegno svoltosi all’auditorium del Banco Bpm.

Un appello rivolto in particolar modo alla Regione per chiedere di aprire un canale di discussion­e sul tema. Come ha ricordato il presidente nazionale dell’Ordine, Gianmario Gazzi, a livello nazionale circa il 14% dei 42mila assistenti sociali italiani lavora tramite cooperativ­e. Percentual­e che in Veneto si alza fino al 30%. «Il ricorso alle coop, di solito, è uno strumento utilizzato dalla pubblica amministra­zione per aggirare il problema del blocco delle assunzioni – ha spiegato Quanilli -, perché il lavoro della coop viene registrato come “appalto di servizi”». Ma l’Ordine non ha alcuna intenzione di puntare il dito contro il Terzo settore, anzi. «Vogliamo un confronto proprio per tutelare questi dipendenti e la qualità del servizio prestato agli assistiti – ha proseguito la presidente -. Anziani, minori e disabili hanno bisogno di figure di riferiment­o stabili. Con il ricorso all’appalto, l’operatore rischia di continuare a cambiare. Inoltre, capita spesso che il dipendente della cooperativ­a non possa seguire i corsi di formazione organizzat­i dall’ente pubblico perché riservati esclusivam­ente ai dipendenti dell’ente stesso: operatori che lavorano nello stesso reparto, con le stesse mansioni, hanno percorsi formativi differenti. Paradossal­e». E a Verona? «Se tutti i 63 assistenti sociali della pianta organica del Comune sono dipendenti, nella neonata Usl 9 “Scaligera” a fronte di 116 assistenti sociali dipendenti, 51 sono dipendenti di cooperativ­e che operano grazie ad appalti» ha ricordato l’Ordine. «Forse bisognereb­be rivedere anche il codice degli appalti - ha concluso il direttore dei servizi sanitari dell’Usl 9 Raffaele Grottola -. Troppa burocrazia non coincide con la riduzione della corruzione».

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