Corriere di Verona

Il caso del gruppo vicentino Brazzale Se il welfare lo fa l’impresa

- Massimilia­no Melilli

Fra 2007 e 2016 - secondo un recente studio della Fondazione Leone Moressa - la popolazion­e veneta è cresciuta del 3,3%. Particolar­e: il merito non è degli italiani ma degli stranieri. Ai veneti spetta un saldo negativo nel rapporto sia fra nascite e decessi (meno 89.735), sia fra arrivi e partenze (meno -24.785: totale meno 114.000), tanto da ottenere un apporto alla crescita pari a meno 2,4%. Dagli immigrati arrivano invece risultati positivi sia nel saldo naturale (80.223) che in quello migratorio (192.120: totale più 272.000). L’aumento demografic­o è del più 5,8%.

In Veneto non è la mortalità che aumenta ma la natalità che cala. Almeno due le cause: da una parte il clima di incertezza occupazion­ale che certo non induce a fare figli; dall’altra, il fatto che ci sono sempre meno donne in età feconda . Spicca il caso Venezia: il crollo degli italiani (meno 24.242, a cui si aggiunge un meno 4.591 di saldo migratorio), seguito da quello di Padova (meno 13.434, al quale si somma un ulteriore 2.030). I nati stranieri sul totale delle nascite (20,9%) fanno del Veneto invece la terza regione dietro dietro Emilia Romagna e Lombardia: fra 2007 e 2016 i migranti sono aumentati del 51,5% e oggi rappresent­ano il 10,1% della popolazion­e. Se questa realtà non dovesse cambiare, nel Veneto che verrà ci saranno sempre più anziani e meno giovani di casa nostra ma lieviteran­no gli stranieri.

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