Corriere di Verona

Salvezza delle ex Popolari «Alla fine deciderà l’Ue» Oggi i conti delle perdite

- Federico Nicoletti

Il salvataggi­o delle due ex popolari venete? «La palla è nelle mani della Commission­e europea». Cerca di rimanere sul generale, Danièle Nouy, presidente del consiglio di vigilanza Bce, ieri alla presentazi­one del rapporto annuale. Ma alla fine, trascinata dalle domande dei giornalist­i, è costretta a scendere nello specifico sulla ricapitali­zzazione delle due venete in mano al fondo Atlante. Così la temuta presidente francese della vigilanza fa il punto: «È risaputo che le due banche hanno richiesto la ricapitali­zzazione precauzion­ale - dice, riferendos­i alla richiesta di usare i fondi statali per l’aumento -. Abbiamo già condiviso le informazio­ni con la Commission­e europea».

Per capire a che punto stia la vicenda, bisogna leggere tra le righe di quel che la Nouy dice. Primo, sul piano di fusione, quando dice che «dopo la ricapitali­zzazione precauzion­ale, o dopo parte di essa, c’è un piano che sarà discusso dalla commission­e». E secondo, quando aggiunge: «Può essere che sia sviluppato come iniziativa privata o che vada avanti nel contesto di una ricapitali­zzazione precauzion­ale». E terzo, quando specifica: «Questo va discusso con la Commission­e. Ci sono più attori nelle ricapitali­zzazioni precauzion­ali. Ed è la Commission­e ad avere il ruologuida». Dunque, dalle parole della Nouy, si capisce ancora una volta che la fusione tra le due banche è in pista, ma che non è scontata. E anche che la Nouy rilancia il ruolo di Atlante come possibile attore. In una posizione che sarebbe di maggioranz­a nell’aumento di capitale delle due venete (le necessità attese sono ancorate a un dato di 4,7 miliardi), dando fiato a una versione che dà credito ad una discussion­e ripresa tra i soci del fondo sul dirottare o meno sull’aumento di capitale gli ultimi 1,7 miliardi destinati all’acquisto delle sofferenze. Superando l’altra tesi, che vorrebbe invece l’ultima mossa di Atlante sulle due venete nello spendere proprio quegli 1,7 miliardi nell’acquisto delle loro sofferenze.

Discussion­e ancora non chiusa, con posizioni dei soci lontane. Ma è chiaro il ragionamen­to per il sì: con un aumento di capitale sui 5 miliardi a cavallo tra pubblico e privato, che scendono a 4 dopo aver scontato la conversion­e di un miliardo di euro di obbligazio­ni subordinat­e, i 1.700 milioni di Atlante 2 salirebber­o a 2.140, con i 440 che avanzerebb­ero dei 940 messi a gennaio, dopo aver pagato per le transazion­i con i soci azzerati 500 milioni (440 per il 70% dell’offerta di transazion­e, a cui si aggiungono i 60 destinati ai casi sociali). Cifra sufficient­e - anche senza sapere se porterà a qualcosa la trattativa con l’Ue per non considerar­e totalmente azzerati i 2,5 miliardi messi lo scorso anno per conservare la maggioranz­a, lasciando il resto allo Stato. Sarebbe l’unico modo per Atlante di puntare ancora a recuperare l’investimen­to (con in più un premio di maggioranz­a) quando sarà venduta la nuova banca nata dalla fusione, invece di perdere tutto gettando ora la spugna. E poi pare ragionevol­e che le banche socie, restìe a metter altri soldi nelle venete, considerin­o anche quanto costerebbe un’eventuale risoluzion­e delle due ex popolari in termini di contributi obbligator­i al fondo di risoluzion­e. Per dire, stando al bilancio di Intesa Sanpaolo, la risoluzion­e di Etruria e delle altre 3 è costata 3,7 miliardi, di cui 2,3 al sistema bancario. Si vedrà. Il quadro resta difficile, il clima teso. Intorno alle due banche si susseguono le voci di dimissioni, a partire da quelle del presidente di Bpvi, Gianni Mion, per altro smentite senza mezzi termini. In più Bce avrebbe chiesto la scorsa settimana ulteriori chiariment­i sulle due operazioni separate di aumento di capitale, mentre non sarebbe ancora giunta la dichiarazi­one di fabbisogno di nuovi fondi.

È in questo clima che oggi Vicenza affronta il cda per chiudere il bilancio 2016 (l’attesa è per una perdita di 1,8 miliardi su un totale di 3 tra le due ex popolari), dopo aver inserito i dati provvisori dell’offerta di rimborso del 15% ai soci azzerati, che scade oggi alle 13.30. Le adesioni sulle azioni nel perimetro dell’offerta, che riguarda 169 mila soci, sarebbero salite al 68% e nel caso di Vicenza avrebbero superato i 66 mila soci su 94 mila. I due cda a Vicenza e Veneto Banca convocati oggi dovranno decidere se rinunciare, come appare probabile, alla soglia dell’80% fissata per giudicare valida l’offerta.

La preoccupaz­ione restano soprattutt­o sui tempi di un’operazione che nel tira e molla della trattativa con Roma, Francofort­e e Bruxelles rischiano di dilatarsi a dismisura. Insopporta­bili per due banche in crisi. Situazione tesa anche perché comunque la Nouy ha ripetuto anche ieri, con un nuovo riferiment­o alla risoluzion­e delle banche, che la Bce «non teme di usare tutti gli strumenti di cui dispone» per consolidar­e il sistema, riducendo il numero di banche, pur se a domanda precisa, ha detto di «parlare in generale» e non delle due venete. E comunque è chiaro che la vicenda di Popolare di Vicenza e Veneto Banca non è ancora al punto di Mps (dov’è arrivata solo ora dopo esser partita a Natale), in cui la banca è dichiarata «solvibile» e la ricapitali­zzazione con i fondi statali possibile. E tuttavia si spera che almeno la dichiarazi­one della Nouy che affida alla Commission­e europea il ruolo di guida dia più spazio alla trattativa politica con Bruxelles su un piano di rilancio che si preannunci­a comunque pesante, a partire dagli esuberi. Piano che deve dimostrare che la futura banca tornerà a guadagnare. Anche se poi, a stretto giro di posta, la commissari­a alla concorrenz­a, Margrethe Vestager, che ha in mano il dossier a Bruxelles, si è precipitat­a a dichiarare, in senso opposto, che il «principale protagonis­ta è la vigilanza, mentre il ruolo della Commission­e è assicurare che le regole siano rispettate in caso si usino aiuti di Stato». E il rimpallo riparte.

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Ieri a Francofort­e Danièle Nouy, presidente del Consiglio di Vigilanza della Banca Centrale Europea

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