Corriere di Verona

Onorevoli con Renzi, il circolo più grande con Orlando I quattro deputati veronesi compatti a sostegno dell’ex premier. In Terza Circoscriz­ione vince il ministro

- A. C.

Diversamen­te renziani, ma tutti con Matteo Renzi: i quattro deputati veronesi del Partito democratic­o sono schierati compatti a sostegno del segretario dimissiona­rio ed ex premier in cerca di riconferma alle primarie del 30 aprile. Si va dai renziani doc Alessia Rotta e Gianni Dal Moro, a Diego Zardini che è vicino al ministro Maurizio Martina ora in ticket con Renzi, fino a Vincenzo D’Arienzo, del gruppo di Matteo Orfini che, da tre anni, sostiene proprio Renzi.

Il giovane avvocato Daniele Giacomazzi è il coordinato­re della mozione Renzi per Verona. Spiega che dai primi risultati delle votazioni dei soli iscritti nei rispettivi circoli, Renzi ha conquistat­o oltre il 70 per cento dei consensi, il ministro Andrea Orlando (suo principale avversario) è fermo al 28 per cento, mentre l’outsider governator­e della Puglia Michele Emiliano ha appena il due per cento. Eppure non è mancata qualche sorpresa. In particolar­e nel Terzo Circolo di Verona, corrispond­ente alla Terza Circoscriz­ione, ovvero la più estesa e popolosa della città. Qui si è registrata l’unica vera battuta d’arresto della mozione Renzi, che ha conquistat­o 34 voti contro i 38 di Orlando, un solo voto per Emiliano. Un risultato che rende orgoglioso il consiglier­e della Terza Da sinistra, Dal Moro, Salemi, Giacomazzi D’Arienzo, Zardini, Rotta Federico Benini: «Benini: “Quando ho saputo che Prodi e il suo stretto giro sostiene Orlando, io da ulivista e prodiano ho sentito il dovere di appoggiare questa candidatur­a che va nel solco dell’Ulivo». A San Bonifacio tra Renzi e Orlando è stato pareggio (dieci a dieci), altrove vince sempre l’ex premier.

Il segretario verrà scelto attraverso primarie aperte a tutti ma il voto dei circoli «è comunque importante - dice Dal Moro - per avere il polso della base del partito. Alle primarie precedenti Renzi aveva il 48%, questa volta il dato sarà superiore». Per Verona, semmai, il rischio è che le energie spese per il congresso nazionale vadano a discapito dell’impegno per la campagna elettorale cittadina, a partire dalle primarie per il candidato sindaco. Prova ne è che il confronto venerdì tra i tre candidati in corsa Orietta Salemi, Gustavo Franchetto e Damiano Fermo - non ha certo fatto il tutto esaurito. «È il prezzo della democrazia», dice Salemi. «La somma dei due appuntamen­ti rafforzerà il Pd - prevede Rotta - c’è un grande fermento che attraversa il nostro popolo». Tra gli iscritti, poco o nulle le conseguenz­e della scissione: «Dolorosa sul piano umano, ma chi è uscito vuole intercetta­re elettori che già hanno lasciato il Pd», dice Zardini. «Ma non c’è un’alternativ­a a sinistra al Pd», sostiene D’Arienzo.

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