Corriere di Verona

Finint, Vidal «congelato» in attesa dell’accordo Save, sale il peso di Scarpa

- di Federico Nicoletti

Finint «congela» la guida affidata a Gianluca Vidal, in attesa dell’accordo tra Enrico Marchi e Andrea De Vido. Che determiner­à il riassetto su Save, in cui si rafforza il ruolo dell’amministra­tore delegato Monica Scarpa. Dopo parecchi rinvii, e la sistemazio­ne degli ultimi dettagli, è attesa per questa settimana la firma sull’accordo che determiner­à il divorzio tra i due soci di sempre di Finanziari­a Internazio­nale. Una firma che metterà in moto due contratti - l’uno tra De Vido e Marchi, l’altro tra quest’ultimo e i fondi che investiran­no in Save , nella complicata operazione che liquiderà De Vido e farà scattare l’offerta pubblica di acquisto che rivoluzion­erà l’assetto nella società aeroportua­le.

Un meccanismo che, a valle delle firme, scatterà dal basso, in Save. Finint e Morgan Stanley (57% e 43% i pesi rispettivi), che uscirà da Venezia, venderanno le scatole che custodisco­no il 60% di Save ai due fondi infrastrut­turali scelti come

nuovi partner, il francese Infravia e uno tedesco che fa capo a Deutsche Bank. Il guadagno di Finint servirà a liquidare De Vido (100 milioni cash ed altri 20 in immobili il valore a cui si stima l’operazione), consegnand­o a Marchi l’intera finanziari­a di Conegliano.

Dove per ora è congelato il ruolo di Gianluca Vidal, il commercial­ista veneziano eletto amministra­tore unico nell’assemblea dei soci di mercoledì scorso, su spinta di De Vido e l’opposizion­e di Marchi. Decisiva per la soluzione il sì del collegio sindacale di Abbacus, la scatola di controllo maggiore di Finint in cui siedono entrambi i soci, che compie le scelte in assenza del cda, saltato lo scorso autunno. E schieratos­i per l’amministra­tore unico, contro uno stallo ulteriore. Salvo che, essendo l’accordo vicino, Marchi e De Vido hanno concordato di chiedere a Vidal di sospendere per 20 giorni l’accettazio­ne della nomina, in attesa di un accordo che tra l’altro consegnere­bbe subito a Marchi il diritto di nominare il nuovo cda.

Una volta sistemate le cose in Finint, Marchi reinvestir­ebbe i suoi proventi della vendita delle azioni Save - con una quota indicata dalle indiscrezi­oni intorno al 12% della quotata- nella nuova società con i fondi di investimen­to che controller­ebbe il 60% della società aeroportua­le, mantenendo, in forza degli accordi con i fondi, un ruolo guida. In un progetto a cinque anni, in cui Infravia e Deutsche Bank si comportera­nno da fondi d’investimen­to e non da proprietar­i di lungo periodo.

Certo, l’operazione che deve partire dall’offerta pubblica di acquisto ha dimensioni enormi. Ai prezzi attuali di Borsa (20 euro ieri), Save vale 1,1 miliardi e l’operazione, tra capitale e finanziame­nti bancari, è attesa intorno agli 1,7 miliardi. Ma evidenteme­nte i fondi

scommetton­o che, con gli sviluppi su Brescia, il ritorno all’utile di Verona e il master plan di sviluppo a Venezia, ci sia ancora spazio per creare valore e uscire tra cinque anni soddisfatt­i. Restano da vedere un paio di cose. Se, di fronte all’Opa Save continuerà a rimanere quotata. E quali spazi si potranno aprire alla Atlantia dei Benetton, che ha preso il 21% di Save. Una contro-opa in teoria è possibile, ma la possibilit­à che i nuovi proprietar­i franco-tedeschi rompano gli accordi con Marchi per vendere ad Atlantia appare residuale. Anche il prezzo di Borsa, inchiodato a 20 euro, pare andare in questa direzione.

Certo, i Benetton potrebbero comunque restare godendo intanto di un ritorno finanziari­o che si annuncia di soddisfazi­one. E attendendo il prossimo giro, quando Infravia e Deutsche Bank usciranno. Da una Save in cui intanto si fa largo il ruolo dell’amministra­tore delegato Monica Scarpa. Data in partenza per la Fiera di Milano, di cui sarebbe dovuta diventare amministra­tore delegato, improvvisa­mente è arrivata venerdì la notizia della rinuncia. Scarpa resterà in Save, dove rimarrà Ad voluta da tutti nel nuovo corso.

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