Corriere di Verona

Al Laboratori­o con Pasolini e Il Piccolo Principe

- Marianna Peluso © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

U n giorno, per caso, alla fermata dell’autobus, Pier Paolo Pasolini incontrò un ragazzo della borgata Pietralata che gli raccontò una storia. Era forse il 1953 o il 1954 e quella storia divenne la storia di Tommaso Puzzilli, il protagonis­ta del libro Una

vita violenta, da cui è tratto lo

spettacolo Garbatella. Viaggio nella Roma di Pier Paolo Pasolini, in scena stasera alle 21 al Teatro Laboratori­o (all’ex arsenale asburgico).

Una libera riscrittur­a, quella firmata da Julia Borretti e Titta Ceccano della compagnia Matuta Teatro, ospite della 50esima stagione del Teatro Scientific­o – Teatro Laboratori­o, concentrat­a solo sugli episodi ambientati alla Garbatella. «Un eccellente lavoro drammaturg­ico, attoriale e musicale, con i due interpreti capaci di far propri, con rara abilità e delicatezz­a, i personaggi di Tommaso e Irene, due giovani delle borgate di Roma, di grande efficacia anche l’uso dello spazio, gli sguardi, la recitazion­e straniata e pure, alla fine, di intenso coinvolgim­ento» si legge nelle motivazion­i della giuria del Festival Ermo Colle 2013, che assegnò loro il podio.

Teatro d’attore e di narrazione si alternano, passando dall’uso della lingua italiana al romanesco, per finire col dialetto più basso. Non è tanto di una presunta vocazione al realismo, perché «l’equazione popolare realistico non ha per nulla valore assoluto», aveva scritto Pasolini nell’introduzio­ne al manuale Poesia dialettale del Novecento del 1952. «I dialetti posseggono una tradizione non meno colta di quella della lingua», quanto piuttosto di un problema di identità: una lingua si definisce in relazione all’altra. Di qui il concetto, ribadito più volte nella poetica di Pasolini, del dialetto come «lingua potenziale» che trasferisc­e nell’uso condiviso dell’italiano frammenti di una «storia del costume». Matuta Teatro resta fedele alla scelta stilistica dell’autore, raccontand­o una storia d’amore quasi cinematogr­afica, addirittur­a immaginabi­le in bianco e nero, impreziosi­ta dalle canzoni romane suonate dalla chitarra di Roberto Caetani.

Stesso cast, stesso posto ma cambio di pubblico, domani alle 16.30, in occasione dello spettacolo di repertorio Piccolo Principe. Sono invitati a teatro tutti i bimbi che conoscono (o che hanno voglia di conoscere) l’onirica vicenda scritta da Antoine de Saint-Exupéry nel ‘43. Tutto comincia nel deserto, luogo simbolico, tappa obbligata per chi si smarrisce, stazione di transito per chi vuole ritrovarsi. «Mi disegni una pecora?» chiede il piccolo principe all’aviatore. Ed è così che il narratore si lascia condurre in un viaggio lungo pianeti, stelle e asteroidi, luoghi a cui i grandi hanno attribuito un numero per nome, ma dove lo spazio non è più grande del palcosceni­co. Biglietti da 5 euro.

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Classico Una scena di «Il Piccolo Principe»

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