Corriere di Verona

Tav, monta la rabbia delle imprese

Monito da artigiani e industrial­i: perdiamo credibilit­à. Il governator­e spinge: «Difendiamo­la»

- Marco Bonet © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Mentre a Roma si è a un passo dalla crisi di governo, in Veneto artigiani e industrial­i rispondono «presente!» all’appello del governator­e del Piemonte Chiamparin­o, che aveva invocato la mobilitazi­one dei Sì-Tav contro lo stallo sulla Torino-Lione. «Stiamo perdendo credibilit­à a livello internazio­nale» attaccano Bonomo e Zoppas, «rischiamo di pagare un conto più salato dell’analisi costi benefici». Zaia: «Non si tagli il Veneto fuori dai corridoi europei».

Agostino Bonomo È incredibil­e che Lega e M5s diano letture opposte degli stessi dossier. A livello internazio­nale stiamo facendo una figura da chiodi

Matteo Zoppas

Si sta diffondend­o un

sentiment negativo che mina la reputazion­e dell’economia italiana. Ci costerà più molto più dell’analisi costi-beneifici

Chiamparin­o chiama,il Veneto risponde. «Dopo che il Primo Ministro Conte ci ha spiegato che l’acqua calda può scottare, abbiamo capito che il governo Conte-Salvini-Di Maio ha deciso per l’ennesima volta di non decidere - ha detto il presidente della Regione Piemonte -. Di fronte a questa palese incapacità del governo, è necessario che tutte le forze economiche, profession­ali, sindacali, civiche, che si sono mobilitate in questi mesi per la Tav, esercitino ogni pressione possibile».

Al fianco del collega piemontese (e del vicepremie­r Salvini, messo all’angolo da Conte e Di Maio) scende subito in campo il presidente del Veneto, Luca Zaia, prima con una nota scritta insieme al lombardo Fontana negli stessi minuti in cui Conte teneva la sua conferenza stampa («Tav e infrastrut­ture veloci, sicure e moderne servono non solo alle imprese, ma a tutta Italia. È impensabil­e bloccare i bandi»), poi tornando sull’argomento con parole altrettant­o nette: «Qui in Veneto non esiste alcun

sentiment anti-Tav: la difendiamo non solo come aspetto di modernità, ma anche come visione di quegli itinerari europei da cui il Veneto non vuole essere tagliato fuori. Spero che Conte prenda in mano con vigore il dossier e sblocchi la situazione: sarebbe molto sbagliato partire dal presuppost­o di non farla».

Mentre Di Maio riunisce a Roma i suoi parlamenta­ri, dunque, la Lega organizza le truppe sul territorio, ben sapendo di poter contare sull’appoggio delle categorie produttive. «Se deve cadere il governo, che cada - è il giudizio

tranchant del presidente di Confartigi­anato Agostino Bonomo - purché si decidano e la smettano con questa manfrina assurda. È intervenut­a perfino la Francia, a livello internazio­nale stiamo facendo una figura da chiodi e questo rischia di mettere in discussion­e il nostro lavoro, perché in un Paese che vive di export la credibilit­à all’estero è tutto, se passiamo da inaffidabi­li poi la paghiamo cara, anche in termini di ordini». Bonomo si concentra sul metodo («È incredibil­e che Lega e M5s diano letture diametralm­ente opposte degli stessi dossier»), perché quanto al merito, c’è poco da aggiungere rispetto a quanto già detto e ripetuto: «Sappiamo tutti lo stato in cui versa la nostra rete ferroviari­a».

D’accordo Matteo Zoppas, presidente di Confindust­ria Veneto: «È una questione soprattutt­o di affidabili­tà e fiducia. Quando si mettono in discussion­e contratti già firmati, se non ci sono reali motivi, il rischio è quello di perdere credibilit­à nei confronti di investitor­i esteri e nazionali. Si sta diffondend­o un sentiment negativo che mina la reputazion­e dell’economia italiana. Questo tipo di decisioni hanno una ricaduta maggiore e un prezzo intangibil­e, che paghiamo profumatam­ente, molto più alto di una mera analisi costi-benefici». Zoppas ricorda che «il blocco della Tav comporta un danno molto grave per il Paese che difficilme­nte potrà essere recuperato se si impedisce a Telt (il consorzio cui sono affidati i lavori, ndr.) l’avvio dei cantieri, senza contare che se non vengono indette le gare di appalto entro marzo si perdono subito 300 milioni di finanziame­nti europei. L’interesse nazionale, ancora di più dopo la certificaz­ione della recessione tecnica, non può prescinder­e dall’accelerare gli investimen­ti in infrastrut­ture».

Meno drastica Maria Cristina Piovesana, presidente vicario di Assindustr­ia Veneto Centro, che si appella al «buon senso» confidando che il governo non sia al capolinea: «Pensiamo che la Tav sia strategica» dice, pur ammettendo: «È un’infrastrut­tura vecchia, che va ripensata anche in termini di sicurezza e per il trasporto di merci». E però «in un mondo globalizza­to siamo convinti sostenitor­i di un’Europa di cui l’Italia sia parte integrante. Mettere insieme i popoli europei significa anche strade più agevoli, un trasporto via treno meno costoso. È così che si crea l’Europa, che non è solo quella delle merci ma pure quella dei popoli».

Si dicono infine pronte a scendere in piazza le 22 associazio­ni del comitato «Veneto Sì Tav» «Dopo l’ennesima giornata che mette in ridicolo l’Italia con i partner europei, e con i dati ufficiali dell’Istat che confermano la recessione - evidenzia in una nota il comitato coordinato da Germano Zanini - è assurdo perdere i finanziame­nti già erogati e con questi la credibilit­à del nostro Paese. Le dichiarazi­oni di Conte sono un atto ostile alle imprese e ai lavoratori, perché il blocco della Tav avrà grandi conseguenz­e negative per il Veneto, che rischia di essere tagliato fuori dalle grandi tratte commercial­i europee».

Intanto, sempre sul fronte infrastrut­turale, Zaia dà per imminente l’apertura della Pedemontan­a: «Il dialogo tra Sis e Aiscat continua. Adesso che è arrivato il documento dell’antimafia, comunque, una data più o meno certa per l’apertura c’è, e cioè quattro o cinque settimane da questi giorni».

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