Corriere di Verona

Prof, presidi e bidelli se ne vanno in duemila

- di Giacomo Costa

Una voragine da duemila posti di lavoro, tra docenti, personale ausiliario e presidi. I sindacati della scuola veneta, dopo aver messo assieme tutte le richieste di pensioname­nto arrivate negli uffici negli ultimi mesi, fanno una conta preoccupan­te in vista di settembre, quando il nuovo anno si aprirà con 1.530 insegnanti in meno. Flc Cgil, Cisl scuola, Uilscuola, Snals e Gilda martedì mattina si confronter­anno con la direttrice dell’ufficio scolastico regionale, Augusta Celada, a cui proporrann­o un piano straordina­rio di assunzioni; nel pomeriggio, per ribadire le loro richieste, le sigle hanno previsto un presidio davanti alla sede di Mestre, nel Veneziano.

Impossibil­e negare l’impatto che i pensioname­nti avranno tra sei mesi: quando la scuola ripartirà dopo le vacanze estive bisognerà fare i conti con 85 docenti in meno a Rovigo e altrettant­i a Belluno; a Verona ne mancherann­o 248, a Padova e a Vicenza 262, a Treviso 270, a Venezia addirittur­a 318. A questi si aggiungono, per tutta la regione, 425 membri del personale ausiliario, otto dipendenti in forze ai convitti e 35 presidi (che corrispond­ono ad almeno 70 scuole, visto che i dirigenti scolastici ormai lavorano sempre a scavalco su più istituti). E i problemi non finiranno qui: con l’esclusione dei docenti diplomati magistrali dalle graduatori­e – salvo quelle di istituto – le sigle stimano un buco da almeno 15 mila posti per il Veneto.

«Coprire queste cattedre per settembre è impossibil­e – taglia corto Giovanni Giordano (Snals) – Aggiungend­o a questi numeri anche quelli di quota 100, ad esempio, solo nel Veneziano arriviamo a 700 domande. Peccato che proprio i posti liberati da quota 100 non siano ancora disponibil­i per gli inseriment­i e le immissioni di ruolo». E senza poter liberare i posti fissi, quindi, bisognerà ricorrere ancora alle supplenze, al precariato, che a sua volta si vede tagliare le gambe dalle nuova normative, come la cancellazi­one del concorso riservato ai docenti precari con tre anni di servizio. Preoccupa in particolar­e il capitolo degli insegnanti di sostegno: «A livello nazionale è stimato un fabbisogno di 40 mila docenti, ma i corsi universita­ri per formarli, avviati ad aprile, ne restituira­nno appena 15 mila – continua Giordano – Neanche questi, comunque, saranno utili a settembre: completera­nno il percorso a marzo dell’anno prossimo, se va bene entreranno in servizio per l’anno scolastico 2020-2021».

I nodi Presidi, insegnanti e personale ausiliario in fuga, poi ci sono i non laureati eslcusi

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Snals Giovanni Giordano

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