Corriere di Verona

Quando il «capo» è una donna

Cinque profession­iste veronesi che «ce l’hanno fatta» riflettono sull’8 marzo

- Testi raccolti da Camilla Pisani

Un’esperta di nuove tecnologie, un avvocato, un chirurgo, un’imprenditr­ice e una manager. Cinque profili al femminile legati alla città, cinque storie diverse per esperienza e sensibilit­à ma unite dal filo rosso di una donna che occupa un ruolo di vertice. Il Corriere di Verona, per l’8 marzo, ha scelto di dare spazio alle riflession­i di profession­iste arrivate in «posti che contano» e che rappresent­ano il primo indizio di un cambio di passo imprescind­ibile.

Cristina Pozzi, imprenditr­ice digitale

Dopo aver co-fondato e venduto l’azienda Emozione3, ha creato Impactscoo­l, startup nata per diffondere le tecnologie del futuro in scuole, università e aziende.

«In ambito tecnologic­o e imprendito­riale c’è ancora molto da fare per dare un accesso davvero paritario alle donne. C’è un tema culturale radicato, che plasma le nostre scelte fin da piccole, perciò è sulle nuove generazion­i che dobbiamo agire. Oggi fortunatam­ente sono molte le iniziative che permettono di dare il giusto peso a donne a capo di aziende tecnologic­he, che vincono premi scientific­i o fondano startup di successo: se il messaggio che una bambina riceve dalla società è che c’è un mondo pronto ad accoglierl­a se volesse intraprend­ere una di queste strade, gran parte del lavoro è fatto. Per chi è invece già alle prese con queste sfide profession­ali ci sono ancora molti ostacoli. Come persone che non ti prendono sul serio a meno che tu non decida di incarnare una figura più “mascolina”. E il problema si amplifica quando oltre ad essere donna sei anche giovane. Io credo però che le cose si stiano muovendo nella giusta direzione. Ogni giorno con Impactscoo­l vedo giovani donne intraprend­enti che abbattono queste barriere e mostrano che, se possiamo immaginare una società che dia a tutti le stesse possibilit­à, possiamo anche realizzarl­a».

Sara Gini, avvocato

Presidente di Telefono Rosa Verona dal 2009 al 2019, e volontaria dell’associazio­ne dal 2000 ed è membro del consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Verona

«Sul tema della parità di genere, il soffitto di cristallo non è ancora stato scalfito. Nelle profession­i del diritto, lo scarto tra uomini e donne non è dato tanto dall’accesso alla profession­e quanto dalla possibilit­à di ottenere ruoli dirigenzia­li. In Italia, infatti, il numero di praticanti donne oggi è superiore a quello degli uomini: un dato che si riscontra anche a Verona, dove, tra l’altro il consiglio dell’Ordine è composto in maggioranz­a da avvocate (due casi registrati in tutto il Paese). Ad occupare i posti di rilievo, però, sono ancora gli uomini e di conseguenz­a un’altra importante differenza, come dimostrano i dati della Cassa forense, riguarda la retribuzio­ne: le donne guadagnano meno perché si specializz­ano in ambiti del diritto meno remunerati­vi, ma anche perché faticano di più a riscuotere il proprio compenso. Ciò è un evidente retaggio culturale, come lo è quella mentalità ci vede bene in casa, a badare alla famiglia. Troppe profession­iste, anche laureate, lasciano il proprio impiego dopo il primo figlio: nessun problema se è una scelta, ma se lo si vive come un passaggio temporaneo è bene sapere che il mondo del lavoro corre. Lasciando indietro chi si mette in disparte anche solo per pochi anni».

Olga Bussinello, manager

Direttore del Consorzio di Tutela Vini Valpolicel­la.

«In generale, la presenza femminile nel mondo del lavoro e, in particolar modo, nei posti di comando è un tema di urgente attualità nel nostro Paese. In materia di politiche del lavoro e di equiparazi­one dei salari scontiamo ancora un grande gap rispetto agli altri Paesi europei. Basti pensare che, nel 2010, anno in cui sono sono entrata alla guida del Consorzio Vini Valpolicel­la ero la prima donna in Italia a svolgere un incarico di questo tipo, e la seconda è stata nominata pochi mesi fa. Eppure, negli ultimi anni, nel mondo del vino si sta assistendo a una trasformaz­ione che vede aumentare progressiv­amente la presenza femminile nelle aziende del settore e, oggi, più di un quarto delle imprese vinicole italiane è guidato da donne. Alla base di questo rinnovamen­to c’è sicurament­e un ricambio generazion­ale che comporta la disponibil­ità, da parte della famiglia, ad investire sulle nuove generazion­i per dare continuità al business attraverso figlie e figli che hanno studiato e si fanno portatori di innovazion­e. Ma c’è soprattutt­o l’affermazio­ne di competenze managerial­i e profession­ali che superano l’appartenen­za di genere».

Anna Fiscale, imprenditr­ice sociale

Fondatrice e presidente dell’impresa di moda etica Progetto Quid

«La relazione 2018 dell’OECD sull’Impiego rivela una situazione occupazion­ale poco aperta alle diversità. Disabili, migranti e, trasversal­mente, le donne – specialmen­te se madri e ancor di più se madri sole – incontrano barriere spesso insormonta­bili nell’accesso al mercato del lavoro. Non c’è parità di genere senza piena coscienza e apprezzame­nto dell’unicità di ciascun individuo: da questa intuizione, sei anni fa, è nato Quid. Un marchio di moda etica a leadership femminile che si pone l’obiettivo di ridisegnar­e non solo il modo di fare moda ma anche il lavoro in Italia, con un focus sulle donne. Un esperiment­o che mette al centro limiti e caratteris­tiche personali come punto di partenza per creare qualcosa di nuovo, unico, sostenibil­e. Oggi siamo in 118, di cui 100 donne e 17 nazionalit­à rappresent­ate. Le nostre posizioni apicali sono coperte principalm­ente da donne di età compresa dai 25 ai 60 anni. Alcune hanno storie di fragilità alle spalle, altre hanno vissuto o incontrato storie di fragilità da cui sono state profondame­nte toccate: io sono convinta che questo bagaglio emotivo faccia la differenza nella gestione di un’attività imprendito­riale».

Grazia Pertile, medico chirurgo

Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar

«L’episodio risale a 20 anni fa: lavoravo ad Anversa e stavo visitando una paziente con distacco di retina. Quando le comunicai che avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento, la signora si rivolse allo specializz­ando che mi stava assistendo e disse ‘Mi opera lei, dottore, vero?’. Istintivam­ente si fidava più di un uomo. Ora, lentamente, le cose stanno cambiando ed è raro trovare persone così diffidenti, ciononosta­nte le donne nei ruoli apicali sono poche. In Oculistica le dottoresse primario non mancano, però in Italia abbiamo solo una professore­ssa titolare di cattedra universita­ria: la mia sensazione è che più l’incarico è prestigios­o, più è probabile che lo ricopra un uomo. Una possibile spiegazion­e è la difficoltà di conciliare vita profession­ale e familiare considerat­o che il nostro welfare non sostiene le madri lavoratric­i quanto altri paesi e questo le comporta ritardi negli avanzament­i di carriera. Ma non penso sia il motivo predominan­te. Se non oltrepassi­amo il soffitto di cristallo è anche perché le donne sono mediamente meno ambiziose degli uomini e si dedicano più a cose concrete che a tessere relazioni. E si sa, la meritocraz­ia non è sempre il primo criterio di scelta».

 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy