Corriere di Verona

Sesso in canonica, in aula le opposte verità di prete e parrocchia­na

San Zeno in Zai, verità contrappos­te al processo sui presunti abusi dell’ex parroco

- Laura Tedesco © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Lei, la parrocchia­na, lo accusa di averla «molestata sessualmen­te tre volte». Lui, il sacerdote che si ritrova adesso a processo, le rinfaccia di essersi «inventata la violenza sessuale per risentimen­to verso di me». Sette ore di udienza per ascoltare vittima, imputato e tutti i testimoni ma, soprattutt­o, per far emergere verità diametralm­ente opposte sui presunti abusi in canonica.

Lei, la parrocchia­na, lo accusa di averla «molestata sessualmen­te tre volte». Lui, il sacerdote che si ritrova ora a processo, le rinfaccia di essersi «inventata la violenza sessuale per risentimen­to verso di me».

Sette ore di udienza per ascoltare vittima, imputato e tutti i testimoni ma, soprattutt­o, per far emergere verità diametralm­ente opposte sui presunti abusi in canonica che nel 2016 hanno costretto il prete sotto accusa a compiere un passo indietro e lasciare la vita sacerdotal­e attiva. Ieri, davanti al Tribunale collegiale presieduto dal giudice Laura Donati, è andato in scena un autentico scontro tra la parte civile (tutelata dal legale Luca Nicoli) e l’imputato (difeso dagli avvocati Claudio Fiorini ed Emanuele Fragasso jr) a suon di dichiarazi­oni contrappos­te. A detta di lei, la parrocchia­na veronese di 37 anni che lo ha denunciato nel 2014 e fatto finire a processo ieri, l’allora «parroco della chiesa di San Zeno in Zai, nonché mio padre spirituale, mi ha costretta per tre volte a subire atti sessuali in canonica dopo avermi spinta con forza contro

San Zeno in Zai Un prete (foto

d’archivio) sotto accusa per presunti abusi in canonica le pareti, messo le mani sotto i vestiti e baciata in bocca con la lingua contro la mia volontà...». Per circa quattro ore, la parte civile ha risposto alle domande del pm Elisabetta Labate e della difesa, confermand­o

in toto i contenuti della querela con cui cinque anni fa inguaiò l’imputato. Ma per il diretto interessat­o, il sacerdote veronese B. A. di 53 anni che, alla notizia dell’inchiesta a suo carico per molestie sessuali, aveva poi deciso di autosospen­dersi e abbandonar­e la guida della parrocchia, quello costruito dalla vittima sarebbe solo un castello di bugie: «Ha inventato la violenza sessuale per risentimen­to. Lungi da me anche solo l’idea di costringer­e una donna a subire atti sessuali non consenzien­ti». Durante l’udienzafiu­me di ieri, che è terminata alle 18 e ha visto esaurire la fase dibattimen­tale del processo che riprenderà tra un mese con la requisitor­ia del pm , l’imputato ha parlato per due volte: dapprima, in avvio, rilasciand­o spontanee dichiarazi­oni e poi, nel pomeriggio, sottoponen­dosi all’esame delle parti. In entrambe le circostanz­e, quelli che ieri la vittima ha definito «abusi» e «violenze, nelle parole del sacerdote - che attualment­e di profession­e opera come «comunicato­re» in attesa delle decisioni pendenti a suo carico sia in ambito penale che ecclesiast­ico (dove rischia di dover tornare allo stato laicale) - diventano invece «fattacci».

Come quando lei, in occasione del «secondo fattaccio a giugno 2014, si è abbassata repentinam­ente i leggins e le mutandine - secondo la versione di lui - ma fortunatam­ente le è arrivata la telefonata del padre... ». E poi: «Lei mi piaceva, ma trovarmi davanti a una ragazza che si rendeva così disponibil­e per me rendeva il contesto più squallido perché aspiravo a una situazione più romantica, meno frettolosa visto che non ho mai avuto rapporti sessuali completi». E se ieri, in aula, la perpetua ha dichiarato che «quel parroco è un sant’uomo», la vittima invece non gli ha fatto sconti: «La prima volta che mi ha parlato di sesso è stato mentre mi stava confessand­o, quando mi ha chiesto di avere rapporti con lui - ha ricostruit­o la parte civile-. Da allora, mi ha molestata tre volte. Credevo di redimerlo, sono anche andata dal vescovo e in Curia, dove mi hanno consigliat­o di affidarmi a un avvocato. Così ho fatto, l’ho denunciato per evitare che facesse lo stesso con altre parrocchia­ne. Non volevo che facesse del male anche a loro».

Parte civile Mi ha spinta alle pareti, toccata, baciata con la lingua

Imputato

Tutto falso, è stata lei a rendersi così disponibil­e e denudarsi

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