Corriere di Verona

Carboni: «Amo i contrasti Un concerto electro e pop»

Il cantautore stasera al Teatro Corso con il tour di «Sputnik» «Tutte hit, farò un viaggio nel tempo assieme al pubblico»

- Francesco Verni © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

«L’idea è quella di fare insieme al pubblico un viaggio nel tempo. Ti rendi conto che sono 35 anni che fai musica, che sono passati 30 anni dal disco “Persone silenziose” e in qualche modo voglio celebrare anche momenti del passato, partendo però dallo spirito di questo ultimo album». Luca Carboni questa sera sarà al teatro Corso di Mestre con una tappa del tour legata all’ultimo «Sputnik», proponendo i successi Mare mare, Farfallina, Inno nazionale e Silvia lo sai assieme alle nuove canzoni (ore 21.15, info www.dalvivoeve­nti.it).

«Sputnik» è più elettronic­o anche rispetto al precedente «Pop up». C’è lo stesso cambio di rotta anche sul palco?

«Ogni concerto è figlio dell’ultimo disco. Il concerto si aprirà con una dimensione elettronic­a per poi creare sbalzi, rispettand­o però le diverse sonorità dei dischi del passato. Amo i contrasti, momenti acustici ed elettronic­i». Come mai il suo disco più elettronic­o arriva dopo 35 anni di carriera?

«L’amore per l’elettronic­a è latente e ogni tanto torna fuori. Negli anni Ottanta ho amato la New Wave anglosasso­ne e proprio in quegli anni ho scoperto i Kraftwerk. Non ho mai fatto dischi veramente elettronic­i, ma ho alternato dischi più elettrici a dischi con più programmaz­ione, come l’album del ’92 che conteneva Mare mare e Ci vuole un fisico bestiale che aveva drum machine e campioname­nti». Che cosa ha dato di più al disco la produzione di Michele Canova Iorfida?

«La scelta di avere lui come produttore è avvenuta proprio per amplificar­e questo mood. L’ho cercato perché avevo voglia di avere qualcuno vicino con una grande esperienza di programmaz­ione».

La copertina del disco è opera sua. La pittura è un secondo modo di esprimersi dopo la musica?

«La copertina era un gioco fatto con pennarelli su carta. Quando l’hanno visto i grafici mi hanno spinto a disegnare la copertina e assemblarl­a graficamen­te. In realtà vivo serenament­e la mia passione per la pittura. È un modo che uso per conoscere me stesso».

All’album ha collaborat­o una nuova generazion­e di cantautori come Calcutta, Giorgio Poi e Gazzelle. È la rivincita della canzone d’autore?

«Nei club di Bologna ho scoperto questa nuova generazion­e che stava rinnovando la forma canzone più vicina alle mie corde. Ho saputo che la sintonia era reciproca ed è nata l’idea di provare a scrivere delle cose assieme».

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Eclettico Luca Carboni: i suoi dischi spaziano dalle sonorità elettronic­he a quelle pop

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