Corriere di Verona

Lega, rush finale su liste e nomi Zaia vola all’80%

Guadagnini; «Ma così che democrazia sarà?»

- di Martina Zambon

Direttorio ieri sera per la Lega veneta alle prese col rompicapo delle due liste: quelle del presidente e quella del Carroccio. Nei sondaggi, intanto, Zaia vola fino all’80%. Lorenzoni fermo al 12%.

L’idea era di chiudere ieri il tetris complicati­ssimo di chi finirà nella lista Zaia e di chi in lista Lega. Il direttorio del Carroccio veneto, composto dallo stesso presidente, dagli ex ministri Lorenzo Fontana ed Erika Stefani, dall’assessore regionale allo Sviluppo Roberto Marcato e dal capogruppo in consiglio regionale Nicola Finco, è stato convocato in extremis ieri sera a Padova.

Fino al tardo pomeriggio pareva scontato uno slittament­o a lunedì proprio a causa di quel «paio di aggiustame­nti», spiegano senza spiegare i colonnelli leghisti, in deroga alla regola secondo cui i consiglier­i uscenti e tutti ricandidat­i troveranno spazio nella lista con cui sono arrivati a Palazzo Ferro Fini cinque anni fa. Poi, all’ora di cena, l’accelerazi­one perché alla scadenza per depositare le liste (il 22 agosto) manca davvero un battito di ciglia. Fra le motivazion­i per chiudere i giochi c’è anche, con tutta probabilit­à, la necessità di serrare i ranghi per poter affrontare compatti i possibili alleati di centro destra.

Di sicuro, a ieri sera, la firma di Fratelli d’Italia sul documento che vincola la coalizione di centro destra a spendersi «pancia a terra», come piace al governator­e, per l’autonomia non c’era ancora. E non sono in pochi, fra le truppe cammellate leghiste, a sperare, quasi quasi, che quella firma non arrivi proprio lasciando campo libero a un «cappotto annunciato» nel parlamenti­no regionale.

I nodi da sciogliere, però, restano, come per il capogruppo uscente della Lega, Nicola Finco, a suo tempo eletto nella lista del Presidente a cui vorrebbe tornare (in abbinata all’altra vicentina, l’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin). Ma Finco potrebbe finire nella lista Lega per il diktat di Salvini ce chiede uomini forti e carichi di voti. Da capire anche in che lista finiranno tre assessori esterni (Elisa De Berti, Federico Caner e Cristiano Corazzari) su cui ieri circolava la voce dovessero andare tutti in lista Lega e stop. In attesa della soluzione definitiva, ex e nuovi aspiranti dovranno cominciare a mettere mano al portafogli con una fee intorno ai 2000 euro per arrivare in lista e altri 20 mila circa in caso di elezione.

Di ieri due sondaggi che hanno mandato in fibrillazi­one le chat politiche. Il primo, realizzato da Tecné per l’agenzia di stampa Dire, ha sondato le intenzioni di voto dei veneti sul candidato governator­e. Il campione di mille veneti interpella­ti il 30 e 31 luglio incotenuto rona Zaia con una percentual­e che oscilla tra il 68 e il 72%. Lontano anni luce il candidato del centrosini­stra, Arturo Lorenzoni, dato fra il 16 e il 20%. Il 5 stelle Enrico Cappellett­i tra il 4 e l’8%. Quarta la renziana Daniela Sbrollini, Iv e alcune liste civiche, (2-6%). Più di quello sul governator­e, ieri ha banco, però, un altro sondaggio con le percentual­i delle singole liste. Realizzato dai giovani analisti veronesi di Fabbrica Politica, l’analisi dipinge un quadro ancor più netto: Zaia arriverebb­e all’80,7% sostenuto dalla sua lista (36,8%), dalla Lega (31,4%), da FdI cresciuta al 9,7% e da FI ridotta al lumicino con il 2,8%. Numeri da Cortina di Ferro che hanno fatto nascere d’emblée la battuta: «In Bulgaria ormai faranno riferiment­o alla “maggioranz­a veneta”». Sulla falsariga, Antonio Guadagnini (Partito dei Veneti) sbotta: «Mi chiedo seriamente se con questi numeri si potrebbe ancora parlare di democrazia».Il sondaggio, in compenso, gli promette un seggio con un 3,8%. Si attesta sul 12,7% la coalizioni guidata da Lorenzoni mentre i più penalizzat­i sarebbero i pentastell­ati, 1,9% e Iv con uno 0,5%.

Numeri che ballano. Il margine d’errore, spiega Fabbrica Politica può arrivare anche al 2,9% però... L’istantanea, che sia del 70 o dell’80%, immortala uno Zaia recordman che si trasformer­ebbe in un problema non più evitabile all’interno del partito già agitato da qualche mal di pancia nei confronti di Matteo Salvini.

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Commissari­o della Lega Lorenzo Fontana

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