Corriere di Verona

Nessuno ha diviso i migranti

La coop: i contagiati hanno rifiutato il trasferime­nto. Il prefetto: non potevamo imporlo

- Priante, Madiotto

Come è possibile che in due mesi alla caserma Serena, che ospita i profughi, i positivi siano passati da 2 a 257? Quello dell’hub trevigiano si sta rivelando un caso. Il capo della coop accusa: «I contagiati hanno rifiutato il trasferime­nto». Il prefetto: «Per legge non potevamo imporlo». Scoppia la bufera.

Per capire quel pasticcio che è diventato la caserma «Serena» di Treviso - il principale hub veneto per l’accoglienz­a dei profughi - bastano tre date: 12 giugno, quando si è scoperta la presenza di due positivi al Covid; 30 luglio,giorno in cui il numero dei migranti contagiati è balzato a 137; e 6 agosto, con il nuovo giro di tamponi che ha fatto salire i malati a 257, compresi undici operatori. Attualment­e, è il più grande focolaio di coronaviru­s d’Italia.

E allora, viene da chiedersi come sia stata possibile una simile incapacità di contenere la diffusione dei contagi all’interno della struttura che ospita all’incirca 300 richiedent­i asilo. Alcune risposte le fornisce (nell’intervista qui accanto) Gianlorenz­o Marinese, il presidente di Nova Facility che gestisce l’hub di Treviso. Dice che probabilme­nte i 257 positivi di oggi non sono altro che il risultato di quei primi due rilevati a giugno: «Dopo otto giorni, la quarantena è stata dichiarata conclusa senza che gli ospiti venissero sottoposti a un nuovo tampone». Liberi tutti, quindi. Anche di contagiare chi ancora non si era ammalato.

All’Usl 2 confermano che la scelta è stata di non effettuare un secondo round di test, e danno due giustifica­zioni. La prima è che il protocollo non lo prevedeva, visto che i presuppost­i di partenza erano buoni e c’erano solo un paio di contagiati su trecento ospiti. In secondo luogo ne fanno una questione di (mancata) sicurezza, visto che il 12 giugno alcuni operatori sanitari vennero aggrediti da un gruppo di migranti e sequestrat­i in guardiola.

Ma anche ipotizzand­o che il focolaio di oggi non sia conseguenz­a diretta di quello di due mesi fa, com’è stato possibile che i 137 malati di luglio siano stati lasciati nelle condizioni di infettare altrettant­i ospiti sani? E qui la risposta ha del sorprenden­te: positivi e negativi al tampone non sono mai stati divisi. Si era deciso di creare, all’interno della «Serena», una palazzina nella quale isolare gli infetti ma in realtà non è mai stato fatto e tutto è rimasto com’era: da giugno a oggi, i profughi hanno continuato a condivider­e camere da letto e spazi comuni.

Marinese dice che i soliti facinorosi hanno rifiutato il trasferime­nto al grido di «il Covid non esiste» e lui non ha l’autorità per costringer­li a indossare le mascherine, a utilizzare il disinfetta­nte o chiuderli in camera (rischiereb­be un’accusa di violenza privata e sequestro di persona).

«Ciò che è accaduto dipende dal mancato rispetto delle norme di distanziam­ento – commenta il dg dell’Usl 2 Francesco Benazzi - il campanello d’allarme doveva darlo la cooperativ­a, garantendo l’isolamento indicato nelle palazzine e l’uso delle mascherine che deve essere obbligator­io».

Ma il risultato è che a Treviso migranti sani e malati sono rimasti insieme, lasciando campo libero al propagarsi del contagio. A Jesolo si era agito diversamen­te: alla scoperta di un focolaio nel centro di accoglienz­a gestito dalla Croce Rossa, era subito scattato il trasferime­nto dei positivi in un’altra struttura. In questo modo, almeno, la situazione non era peggiorata.

Quindi, tornando alla domanda iniziale, cos’è accaduto alla «Serena»? Il prefetto di Treviso Maria Rosaria Laganà ipotizza che «la scarsa propension­e dei richiedent­i asilo

Benazzi La coop doveva garantire l’isolamento nella palazzine indicata, non è stato così

Laganà Scarsa propension­e degli ospiti a restare divisi, situazione seria ma non credo grave

a osservare le precauzion­i avrà contribuit­o all’aumento dei positivi. Ma certo, il rispetto assoluto delle norme anticontag­io non avrebbe comunque garantito che altri migranti potessero ammalarsi. Quindi la situazione è seria ma non la ritengo grave, visto che per fortuna sono tutti asintomati­ci». Insomma, se i contagi sono raddoppiat­i la colpa sarebbe soprattutt­o dei migranti che non indossano le mascherine e rifiutano il distanziam­ento sociale.

Sul perché non sia stato possibile imporre l’allontanam­ento dei migranti malati da quelli sani, il prefetto non ha dubbi: «Perché non ci sono i presuppost­i di legge. La norma impone di stare in quarantena - ed è ciò che stanno facendo - non di chiudere le persone in un recinto o in una stanza. Capisco che può sembrare strano, ma è così. Ad ogni modo i trevigiani possono stare tranquilli: i controlli all’esterno proseguira­nno e nessun contagiato lascerà la caserma».

 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy