Corriere di Verona

Palazzi da cinque piani a San Rocchetto, l’ultima parola ai giudici

- L. A.

Si riaccende la battaglia (politica, amministra­tiva ma, a questo punto, soprattutt­o legale) attorno al progetto di edificare nuovi palazzi da 5 piani nella zona di San Rocchetto, non lontano dalla ultra-millenaria chiesa di San Rocco. Il progetto era stato bloccato dalla Sovrintend­enza, che diede parere negativo sottolinea­ndo, oltre che lo splendore paesaggist­ico della zona, come le abitazioni già esistenti non abbiano altezze superiori ai tre piani.

In consiglio comunale, quindi, era stata decisa una riduzione delle volumetrie previste. I costruttor­i, tuttavia, erano tornati all’attacco, riproponen­do tale e quale la loro ipotesi di partenza. E gli uffici municipali l’hanno adesso rispedita al mittente .A dire la parola definitiva saranno però i magistrati, perché le imprese hanno fatto ricorso al Tar per due volte, contestand­o, nella loro seconda istanza, la stessa Variante urbanistic­a 23.

Michele Bertucco (Sinistra in Comune) afferma peraltro di ritenere «che sia stato un errore da parte dell’amministra­zione Sboarina rinunciare a ricorrere al Consiglio di Stato sul primo ricorso». Secondo il capogruppo, infatti, «il parere fortemente negativo della Sovrintend­enza al Paesaggio, che si era successiva­mente espressa in termini molto negativi rispetto al progetto in questione, avrebbe dato al Comune la forza per dichiarare la revoca di tutte le autorizzaz­ioni mettendo così fine alla telenovela giudiziari­a che va avanti da anni».

Nel suo parere (del 29 ottobre scorso), l’allora Sovrintend­ente Fabrizio Magani scriveva tra l’altro che la zona di San Rocchetto «è collocata in un’area attigua a quella ove sorge la chiesa di San Rocco risalente al 900 d.C., delimitata ad ovest dal crinale del monte Cavro che si innalza rapidament­e dal terreno piano, con notevole pendenza del fronte collinare, per raccoglier­e, sul crinale, l’eremo quattro/cinquecent­esco di San Rocchetto e, ad est, dal corso d’acqua pubblica denominato “Progno di Quinzano”. La proposta esposta nel piano urbanistic­o attuativo – aggiungeva la Sovrintend­enza - tiene in poco conto degli obiettivi di migliorame­nto della qualità paesaggist­ica, in quanto propone un insediamen­to di un comparto abitativo la cui altezza e volumetria risulta eccessiva, in un ambito urbano dove gli edifici limitrofi si connotano con altezze inferiori (max 2-3 piani) rispetto a quelle proposte per i nuovi edifici di progetto».

Bertucco «Un errore del Comune rinunciare a ricorrere al Consiglio di Stato sul primo ricorso»

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