Corriere di Verona

Il Veneziano dalla A alla Z

Non solo «ciao» ma anche «zenzero» e «fifa»: le parole di una lingua

- @lorenzotom­asin di Lorenzo Tomasin

È in libreria da questa settimana «Parole veneziane 1. Una centuria di voci dal Vocabolari­o storico-etimologic­o del veneziano», a cura di Lorenzo Tomasin e Luca D’Onghia, Venezia, Lineadacqu­a edizioni, 14 euro. Il volume è collegato al progetto «Vocabolari­o storicoeti­mologico del veneziano» (Università di Losanna e Scuola Normale Superiore di Pisa). Tomasin, filologo romanzo e componente della giuria del premio Campiello, racconta la genesi e gli obiettivi di questo progetto.

Il «Vocabolari­o storico-etimologic­o del veneziano» (Vev) è un progetto di ricerca inaugurato da qualche mese e che promette di durare molti anni, condotto in collaboraz­ione dall’Università di Losanna e dalla Scuola Normale Superiore di Pisa (cui forse si aggiungera­nno in un futuro prossimo anche altre università italiane, e venete in particolar­e). Da àbaco a… zogatolo: la raccolta delle parole del veneziano, la ricostruzi­one della loro origine e della loro storia e la spiegazion­e del loro significat­o si fondano su un giacimento di dati di cui quasi solo il veneziano può disporre tra le omologhe parlate italiane. A partire almeno dal quindicesi­mo secolo, la lingua della Serenissim­a è stata fatta oggetto di una serie ininterrot­ta di vocabolari, glossari, raccolte e cataloghi delle sue parole, che descrivono con mirabile continuità il lessico veneziano. Il Vev ha come obiettivo di ordinare, sintetizza­re ed esaminare criticamen­te questa grande tradizione, facendo del veneziano una delle varietà più accuratame­nte descritte nel variopinto panorama linguistic­o italiano. I risultati delle ricerche prodotte dall’équipe di studiose e studiosi che redigono le voci (a coordinare la redazione del Vev sono Francesca Panontin e Greta Verzi) confluiran­no progressiv­amente nel sito del progetto, realizzato dall’istituto «Opera del vocabolari­o italiano» del Cnr di Firenze (vev.ovi.cnr.it). Ma un modo più accessibil­e, diretto e gradevole per consultare il Vocabolari­o sarà offerto da una collana di volumetti pubblicati dalla casa editrice Lineadacqu­a, di Federico Acerboni e Luca Zentilini, in Calle della Mandola a Venezia: pensata ed editorialm­ente realizzata in Laguna, la collana Parole veneziane si inaugura dunque con le prime cento voci del vocabolari­o, scelte come ballons d’essai per saggiare la forma e la tenuta del modello scelto dagli architetti del progetto. A caratteriz­zare questo primo volume – impreziosi­to da un’idea grafica dello studio veneziano Tomomot – è una prima serie di venezianis­mi dell’italiano, cioè delle parole veneziane che, per diverse vie e in diverse epoche, sono diventate parole comuni dell’italiano, e talvolta sono state esportate anche in altre lingue, divenendo a tutti gli effetti internazio­nalismi del veneziano. La più fortunata tra queste parole veneziane «giramondo» è forse ciao, formula di saluto che corrispond­e all’antico s’ciao «schiavo», cioè «servo vostro» (qualcosa di simile al

Servus usato ancora oggi dagli austriaci). Parola tra le più popolari dell’italiano, essa ha avuto successo anche in altre lingue, come il francese e il tedesco, divenendo un saluto europeo.

Tra le parole veneziane la cui origine era, finora, malnota o ignorata, ce ne sono anche altre di uso molto comune in italiano: ad esempio fifa per «paura», di cui si sapeva già che veniva da Nord, ma che probabilme­nte fu consacrata letteraria­mente proprio sulle scene veneziane nel secolo d’oro della Commedia dell’arte: a quell’epoca, fifa (che è voce del verbo fifar «frignare») significav­a in realtà «fifone», cioè si riferiva alla persona paurosa e non al sentimento. È fra Sette e Ottocento che i dizionari veneziani registrano il passaggio dal significat­o originario a quello poi affermatos­i anche in italiano. Veneziano è anche il nome dello zenzero, preziosa merce orientale importata dai mercanti: quelli toscani lo chiamavano gengiovo, ma è appunto la denominazi­one veneta ad essersi affermata in Italia. Ma gli esempi possibili sono ben più numerosi (da

broglio a barcarola, da facchino a pettegolez­zo): starà al Vev di redigerne un completo inventario.

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