Corriere Fiorentino

Denti da scudetto e orecchie da Champions

Ronaldinho sfida l’Inter. Toni porta la Roma al terzo posto. E la Juve dorme

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Non è più Tor-Toni, ma è di nuovo Toni-gol. La mano ha ripreso a ruotare intorno all’orecchio. Il digiuno è finito e soprattutt­o a sorprender­e è la condizione fisica. La Roma si gode ora una posizione Champions. Il bomber sogna i Mondiali. Ma il Bayern non ha rimpianti perché continua a vincere.

Nella fiction televisiva dei dopo gara mancava proprio uno come lui. Accanto all’allenatore arrogante (Mourinho), al mellifluo (Leonardo), al depresso (Ferrara), al politicame­nte corretto (Prandelli), al falso modesto (Ranieri), all’incompreso (Mazzarri), al freddo (Ballardini), ne serviva uno capace di accoppiare la serenità all’ironia, per questo, oltre che per il gioco del Bari, dobbiamo ringraziar­e Ventura.

Massì, la formula funziona. È svelta e divertente. E in un anno in cui dietro l’Inter sarà difficile trovare soddisfazi­oni, anche la Coppa Italia, storicamen­te trascurata, assume una certa importanza. E poi, fra qualche anno, gli almanacchi riporteran­no chi nel 2009-10 ha vinto la coppa, non chi ha conquistat­o il quarto posto per la Champions. Unica cosa da correggere: non è giusto giocare sempre in casa dei più forti.

Niente di compromess­o, per carità. Cadere a Cagliari ci sta e la classifica è ancora abbastanza tranquilli­zzante. Ma i buoni risultati ottenuti non devono far perdere a Cosmi il senso della misura. Ha a disposizio­ne un calciatore eccellente, uno solo. È Candreva. E tenerlo in panchina o addirittur­a accettare che vada via non aiuta né il Livorno né la crescita del giocatore. Né lui.

A furia di scherzare con il fuoco, si finisce per bruciarsi. Non si possono concedere agli avversari uno o due gol di vantaggio tutte le partite. Una volta la rimonta riesce, due anche, ma poi non ce la fai più. Troppo faticoso: fisicament­e e psicologic­amente. Le attenuanti ci sono: gli assenti e i presenti non perfettame­nte recuperati. Ma avanti così la qualificaz­ione alla prossima Champions diventa un miraggio.

Ogni partita ha la sua giustifica­zione. Ma prendere 13 gol in 270 minuti è inaccettab­ile, anche per una squadra che ha i problemi del Siena. Sarebbe compito di Malesani trovare le contromisu­re, tentare un’accettabil­e riduzione dei danni. Forse ci sarebbe riuscito se avesse smaltito prima la rabbia per quel mezzo errore dell’arbitro sulla punizione da 30 metri contro l’Inter che ha caratteriz­zato tutta la settimana senese.

Chissà, magari poi concederan­no una deroga anche gli inglesi. Il fatto è, ammesso che la sua offerta sia considerat­a migliore di quella degli altri pretendent­i al West Ham, che una regola non consente di diventare proprietar­io di club di Premier League a chi ha subito una condanna penale superiore ai 12 mesi. Cellino ne ha subite due, ma forse spera che le regole in Inghilterr­a valgano come in Italia: zero.

Sette sconfitte nelle ultime dieci gare. Da non credere che si stia parlando della Juventus. Eppure, la reazione societaria a questo disastro è di calma piatta. Ferrara è stato confermato per mancanza di alternativ­e (non si vuole spendere per un allenatore vero che poi non accettereb­be la supervisio­ne di Lippi). Uniche mosse rispolvera­re Bettega, residuo dell’era Triade, e far rientrare Paolucci, riserva nel Siena. Mah.

Era stato salutato come il manager capace di portare nuova linfa alla Lega calcio, un presidente con i requisiti dei commission­er dello sport profession­istico Usa, non il solito dirigente pronto a dar sempre ragione ai soliti noti. E invece no. Beretta si è messo al servizio di Galliani, che conta come e più di prima. Addirittur­a detta i calendari. A favore del Milan e ai danni, più che dell’Inter, della Fiorentina.

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Toni, 32 anni, ieri primi 2 gol a Roma

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