Corriere Fiorentino

Il Milan si diverte Mezzaroma no: «Ora basta alibi»

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All'esordio, Mezzaroma sbatte sui dentoni di un Ronaldinho ispiratiss­imo e sui muscoli di Borriello ancora decisivo. Agevolati però da un clamoroso pasticcio della difesa senese, che dopo appena 10 minuti ha provocato rigore ed espulsione. «Non si possono commettere errori come quello di Brandao e Curci, a Milano contro il Milan, in una posizione di classifica come la nostra - esplode il neo-presidente a fine partita - Non si può regalare un gol e un uomo ai rossoneri».

Mezzaroma è una furia. «È arrivato il momento di tirare fuori gli attributi, non ci sono più scuse, né assenza societaria. Ora ci sono io». Lui c’era sugli spalti, per un esordio da brividi, non solo perché come teatro aveva San Siro. Sullo stesso palcosceni­co una settimana fa i bianconeri avevano fatto tremare l’Inter fino alla contestati­ssima punizione di Snejder all’88’. È ancora una decisione dell’arbitro a chiudere virtualmen­te la partita dopo nemmeno 10 minuti. Ma Malesani sa che non ci sono scuse stavolta. «Speriamo che la città si incazzi, ma ci stia vicina. Si incazzi pure con me, ma lasci stare i giocatori». E già si comincia a dire che la sua panchina traballa, anche se la società smentisce. Stavolta la colpa è tutta sulle spalle di Brandao, che attaccato da Borriello perde palla nella propria area, permettend­o alla punta del Milan di scartare Curci che lo mette giù: calcio di rigore ed espulsione. Ronaldinho spiazza Pegolo (entrato al posto di Jajalo— cambio contestato dai tifosi senesi— e per la seconda volta consecutiv­a chiamato a sostituire il titolare a San Siro), 1-0 e uomo in meno,

bye bye Siena. «Errori che non hanno nulla a che fare con la serie A, 80 minuti in 10 contro una squadra così in salute è dura», bofonchia lo sconsolato allenatore .

In effetti difficile giudicare la squadra, anche se già dopo 4 minuti si capisce che Ronaldinho è in versione Barcellona, esibendosi in una rovesciata spettacola­re. Poi l’episodio chiave, ma al neo-presidente non è piaciuto neppure il proseguio. «Non ho visto la giusta reazione». Maccarone ha provato a riaprirla al 26', quando si «smateriali­zza» tra tre uomini e ricompare davanti a Dida, rovinando tutto con una conclusion­e sbilenca. Un minuto dopo però Borriello, dopo aver spaccato la partita ha deciso di chiuderla con un gol da favola, quando sul cross di Antonini col mancino incrocia la palla al sette opposto. Lì il match finisce e comincia il Dinho-show. Doppi passi, dribbling e una mobilità che non si vedeva da quando in blaugrana vinceva tutto. Gol di testa su angolo al 71' e prova d’autore chiusa col capolavoro finale: esterno violentiss­imo all’incrocio dei pali, tripletta, quinto gol in due partite e nono in campionato. «È un momento speciale della mia vita. Mi sento amato e arrivo al campo felice», dice il brasiliano mostrando il sorriso a tutti dentoni.

A Siena c'è poco da ridere. Mezzaroma è nero. «Giochiamo ordinati, ma non si possono prendere 13 gol in 3 partite, sembra tennis non calcio». Urgono rinforzi. «Ci muoveremo, ma non possiamo comprare 11 giocatori, chi c’è deve darsi da fare. Dietro servono chili e centimetri, ci stiamo lavorando. Vedremo di riuscirci al più presto». Il Bologna, quart'ultimo, ha sbancato Firenze e ora è a +7. Il tempo stringe.

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