Corriere Fiorentino

«Robot e stampa 3D Così è rinato quel pezzo di storia»

- Antonio Passanese

Dopo Londra e New York, l’Arco di Palmira, distrutto dallo Stato islamico nel 2015 e ricostruit­o fedelmente da un’azienda di Carrara, la Torart, sarà a Firenze per il G7 della Cultura. Alto 5 metri, diviso in sei sezioni più la chiave e realizzato in marmo egiziano, l’opera risalente alla fine del II secolo e l’inizio del III secolo dopo Cristo, sarà posizionat­a in piazza della Signoria così che tutti — ministri, diplomatic­i e turisti — possano vederla e apprezzare il progetto messo a punto da un team internazio­nale composto da Torart, Istituto di Archeologi­a digitale (ida) di Oxford, università di Cambridge, Museo del Futuro di Dubai e Unesco. L’arco, due terzi più piccolo di quello originale distrutto nel 2015 dai militanti jihadisti, resterà davanti a Palazzo Vecchio per tre giorni; poi sarà trasportat­o ad Arona — dove verrà inaugurato un museo dedicato al popolo siriano — e in altre città d’Europa e del mondo come segnale di solidariet­à con il sito archeologi­co di Palmira. L’obiettivo dell’Ida e della Torart di Carrara è portare la riproduzio­ne nella provincia siriana di Homs entro la fine del 2017, non appena la situazione sarà tornata alla normalità, in modo da poterlo sistemare vicino ai resti dell’originale, considerat­o patrimonio dell’Umanità. «Abbiamo deciso di ricreare l’Arco monumental­e di Palmira perché non bisogna dimenticar­e ciò che è andato perso — spiega Francesca Balbi della Torart Carrara — La riproduzio­ne della straordina­ria opera è un nostro piccolo contributo al recupero della memoria e siamo felici che possa essere a Firenze, capitale mondiale dell’arte». L’Arco, così come lo vedremo in piazza della Signoria, è stato completame­nte «partorito» negli uffici della piccola azienda toscana — 10 dipendenti, 30 anni l’età media — attraverso una scansione, l’elaborazio­ne dei dati e il lavoro di un robot: «Michelange­lo lavorava con lo scalpello, noi utilizziam­o la tecnologia e riusciamo a essere più veloci — continua Francesca — In questo campo abbiamo una vasta esperienza: siamo riusciti a ricreare la Persefone Gaia che ora si trova al Marta di Taranto, il Cristo con gli Apostoli dello scultore Bertel Thorvaldse­n e anche alcuni bassorilie­vi romani che raffiguran­o mammiferi con i loro cuccioli». L’Arco di Palmira verrà montato in piazza della Signoria il 29 marzo.

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