Corriere Fiorentino

Parole parole: festa al Miche per i 100 anni dello Zingarelli

La Zanichelli celebra tra gli studenti lo storico vocabolari­o d’italiano

- Ivana Zuliani

Termini come «tamarrata» e «Brexit» sono entrati a pieno titolo nel dizionario, altre — è il caso di «amicizia» — ai tempi di Facebook acquistano una nuova accezione. Mentre il neologismo «petaloso», inventato dal piccolo Matteo Trovò l’anno scorso, ha fatto tanto clamore, suscitando sia applausi che antipatie, ma alla fine nel vocabolari­o non è entrato: non veniva usato. A raccontare l’evoluzione della lingua e con essa la storia dell’Italia e i costumi degli italiani ci pensa lo Zingarelli: il vocabolari­o edito da Zanichelli compie un secolo e festeggia accompagna­ndo gli studenti in un viaggio tra le parole. Ieri ha fatto tappa al Liceo classico Michelangi­olo di Firenze. «Le parole nuove a volte sono guardate con fastidio: pensiamo a “peta- loso” considerat­o da molti inutile o “apericena” definito brutto. In realtà i neologismi fanno bene a una lingua, se è viva crea nuove parole. Ed è un buon segno perché le parole si creano e vengono usate quando servono, il mondo che ci sta intorno cambia e servono per descriverl­o» dice agli studenti la sociolingu­ista Vera Gheno dell’Università di Firenze. Per entrare nel dizionario le parole devono essere sì coniate, ma soprattutt­o usate per un lungo periodo e in contesti differenzi­ati. Altrimenti spariscono. Fu il caso dell’«ovonda», nata a Firenze con la rotonda ovale intorno alla Fortezza nel 2003: oggi non si trova nel vocabolari­o. Ci sono invece «puccioso», «taggare», «hoverboard», «gufismo» e «bimbominki­a».

Ma anche se non è tra le pagine non vuol dire che una parola non esista: «Il dizionario certifica che è tanto diffusa da essere registrata. Per sapere se è usata i linguisti vanno su Google» spiega Vera Gheno, che è anche responsabi­le della pagina Twitter dell’Accademia della Crusca. «In Toscana non abbiamo la percezione di cosa sia toscano e cosa sia italiano: per esempio fuori dalla regione se parliamo di “sistola” nessuno ci capisce. Pensate sempre agli altri, alla parola che più facilmente può essere capita». Nello Zingarelli 2018 ci sono 1.000 nuove voci. «È un vocabolari­o che ha un’alta percezione dell’uso sociale» spiega il linguista Massimo Arcangeli dell’Università di Cagliari. «La lingua va sempre più veloce, e si fa fatica a starle dietro». Prima degli Anni Novanta veniva edito ogni dieci anni, ora ogni anno. «Alcune parole escono ma sono poche: termini arcaici o latinismi. Le parole dantesche invece non escono». Lo Zingarelli 2018 indica 5.500 parole dell’italiano fondamenta­le. Ma segnala anche 3.125 «parole da salvare» come fragranza, garrulo, solerte, voci che stanno cadendo in disuso perché si preferisco­no dei sinonimi più comuni quali profumo, chiacchier­one, diligente.

 ??  ?? Il linguista Massimo Arcangeli dell’Università di Cagliari parla ai ragazzi del «Miche» nell’aula magna. Sotto, Arcangeli e Vera Gheno (Unifi)
Il linguista Massimo Arcangeli dell’Università di Cagliari parla ai ragazzi del «Miche» nell’aula magna. Sotto, Arcangeli e Vera Gheno (Unifi)
 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy