Su­da­me­ri­ca e La­hos: co­sì lon­ta­ni, co­sì vi­ci­ni

Corriere Fiorentino - - Sport - Di En­zo Fi­le­no Ca­rab­ba

Una se­ra di lu­glio Bet­to era al­la fe­sta del­la ce­ra­mi­ca di Mon­te­lu­po e chiac­chie­ra­va con un’ami­ca. Ar­ri­vò un’ami­ca dell’ami­ca che quel­la se­ra ave­va cu­ra­to il pro­prio aspet­to («ave­va de­ci­so di in­ci­ca­lo­nir­si»). Era Sil­via, gli piac­que su­bi­to. An­che lei lo no­tò: che ama­bi­le sfac­cia­tag­gi­ne, un per­so­nag­gio che non pas­sa inos­ser­va­to, pen­sò. La se­ra stes­sa lui scris­se all’ami­ca co­mu­ne: «La tua ami­ca ci pia­ce, a me e a Bet­to». Per con­te­ne­re l’en­tu­sia­smo che pro­va­va sen­ti­va il bi­so­gno di es­se­re due. L’ami­ca, don­na ri­spet­to­sa, non li mi­se su­bi­to in con­tat­to, per­ché sa­pe­va che Sil­via era fi­dan­za­ta, an­che se il fi­dan­za­men­to sta­va sva­nen­do. In au­tun­no era sva­ni­to. Bet­to pre­se a scri­ver­le. «In­si­ste­va. Ma non in mo­do asfis­sian­te. Era schiet­to». Un po­me­rig­gio lui la ba­ciò al vo­lo e lei sor­ri­se. Una se­ra lei ce­nò a ca­sa sua, non in­ten­de­va ri­ma­ne­re ma ri­ma­se. La ca­sa era pie­na di og­get­ti che rac­con­ta­va­no la vi­ta di Bet­to. Lui è fo­to­gra­fo, era­no 10 an­ni che ri­spar­mia­va sul­le scar­pe in­ver­na­li per­ché da di­cem­bre a mag­gio viag­gia­va in Su­da­me­ri­ca (è un ca­la­bre­se di ori­gi­ne ar­gen­ti­na, o vi­ce­ver­sa). Ma sul­la sto­ria che quel­la not­te ini­ziò aleg­gia­va­no, co­me una mi­nac­cia o un ali­bi, i me­si su­da­me­ri­ca­ni di Bet­to. Sil­via ave­va fis­sa­to un viag­gio da so­la in La­hos, per fe­steg­gia­re i 40 an­ni, a di­cem­bre. Una se­ra lui le dis­se: «Ti po­so, ti po­sto e ti spo­so. Fu­tu­ra ma­dre dei miei fi­gli». Lei ri­de­va. Lui par­tì sen­za la so­li­ta leg­ge­rez­za. An­che lei par­tì. Co­mu­ni­ca­va­no con pas­sio­ne e dif­fi­col­tà a 12 ore di fu­so ora­rio di di­stan­za. Si re­se­ro con­to di es­se­re in­na­mo­ra­ti. Bet­to si fe­ce un ta­tuag­gio che rap­pre­sen­ta­va due piu­me uni­te: la leg­ge­rez­za e l’unio­ne. Lei de­ci­se che a mar­zo sa­reb­be an­da­ta a tro­var­lo. Lui la an­ti­ci­pò tor­nan­do a feb­bra­io. All’ae­ro­por­to Sil­via si re­se con­to di te­me­re l’im­pat­to con la real­tà. Ave­va­no co­sì tan­te co­se da dir­si, ave­va­no im­ma­gi­na­to co­sì tan­te sce­ne, che la pri­ma ora stet­te­ro zit­ti. Pie­ni di visioni, si tap­pa­ro­no in ca­sa fi­no al gior­no do­po. Do­po la pri­ma ma­gni­fi­ca set­ti­ma­na fu­ro­no pre­da del­le ri­spet­ti­ve pau­re. Lui ave­va uno sti­le di vi­ta sba­raz­zi­no, lei non ave­va mai con­vis­su­to. Co­sa sta­va­no fa­cen­do? Ci fu­ro­no li­ti­gi e im­bron­cia­men­ti. L’esta­te an­da­ro­no in Ca­na­da e fu una del­le peg­gio­ri va­can­ze di tut­ti i tem­pi. So­no tut­ti e due viag­gia­to­ri. Ma lui è un cial­tro­ni­sta sta­ti­co: vuo­le co­no­sce­re stan­do fer­mo nel­le cit­tà. Lei in­ve­ce è una fre­ne­ti­ca spor­ti­va e si di­ri­ge ver­so le mon­ta­gne. Sem­bre­reb­be­ro di­re­zio­ni di­ver­se, si sta­va­no per la­scia­re. Ma a vol­te le stra­de han­no dei col­pi di ge­nio e si ri­con­giun­go­no. E co­sì quel­la dram­ma­ti­ca va­can­za pro­dus­se un po­de­ro­so scat­to evo­lu­ti­vo che ha por­ta­to all’unio­ne leg­ge­ra del­le due piu­me.

Sil­via e Bet­to

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