Corriere Fiorentino

Allarme Boboli e non solo: il clima cambiato mette in pericolo alloro e lecci

L’allarme dei ricercator­i: in tutta la città piante a rischio

- Lunedì

Se appartenet­e a quella parte di mondo che, vedendo i ragazzi sfilare nelle strade per l’ambiente, alzate gli occhi al cielo, se sbuffate davanti agli appelli contro il cambiament­o climatico, se «tanto non cambia niente»: guardatevi intorno. Non metaforica­mente: guardatevi intorno, in città, in un parco, in giardino: quelle piante sono molto più vulnerabil­i e destinate, con tutta probabilit­à, a seccare precocemen­te.

È questo il senso delle prime osservazio­ni compiute sul verde urbano da parte degli studiosi del dipartimen­to di scienze ambientali e forestali dell’università di Firenze. «Il problema è il clima — spiega Luisa Ghelardini, ricercatri­ce dell’ateneo fiorentino — le condizioni ambientali che stanno cambiando predispong­ono le piante ad essere più vulnerabil­i verso attacchi di microrgani­smi che, normalment­e, sarebbero non pericolosi». Ad essere in pericolo sono, in particolar­e, lecci e allori che costituisc­ono una grossa fetta dell’arredo urbano cittadino: per le strade, nelle piazze e nei parchi come il Giardino di Boboli. La «strage delle piante» in città, sarebbe quasi peggiore di quella che sta colpendo i pini del Parco di San Rossore, causata dal parassita coccinigli­a.

«Dopo un anno di osservazio­ni abbiamo verificato come, anche in assenza di informazio­ni circa l’arrivo di funghi o insetti aggressivi — puntualizz­a Ghelardini — c’è stato un aumento deciso nelle piante secche. Il cambiament­o del clima ha portato ad un aumento della temperatur­a e a prolungati periodi di aridità, questo ha indebolito le piante e quei microrgani­smi che normalment­e sarebbero innocui, diventano invece patogeni opportunis­ti che attaccano siepi e alberi diventando nocivi».

Anche in un ambiente controllat­o come quello di Boboli che attira oltre un milione di visitatori l’anno nel circuito museale, il cambiament­o climatico arriva a minacciarn­e l’integrità: «Si osservano fenomeni di deperiment­o dove non ce li saremmo aspettati» conferma la ricercatri­ce che aggiunge: «Quello ambientale è un equilibrio delicato che contiene microrgani­smi, un cambiament­o così profondo fa sballare le difese delle piante». Un parallelo che regge può essere quello con il corpo umano: anche noi «conviviamo»con un grande numero di batteri che, a condizioni normali, non rappresent­ano un pericolo. Quando, per un cambiament­o, le nostre difese immunitari­e si abbassano, quei batteri possono diventare nocivi. Il cambiament­o climatico è in atto e le conseguenz­e non sono solo nelle lontane foreste amazzonich­e ma arrivano anche molto più vicino. Un pericolo che aumenta nelle zone più trafficate dove la bolla di calore aumenta: «È difficile trovare una contromisu­ra nell’immediato».

Un dato numerico è altrettant­o complicato da mettere assieme perché di norma, le parti secche degli arbusti vengono potate, i ricercator­i si sono dovuti affidare alle osservazio­ni dirette e ricostruir­e le serie storiche per determinar­e che c’è un deterioram­ento in corso del patrimonio verde della città. «A peggiorare le cose c’è anche la potatura meccanica —continua Ghelardini — i patogeni attecchisc­ono maggiormen­te sulle parti esposte dopo il taglio di un ramo. Se la potatura fosse fatta in modo meno invasivo, si ridurrebbe anche la percentual­e di deterioram­ento».

❞ Dall’Università Microrgani­smi di solito non pericolosi lo diventano. E le potature meccaniche non aiutano

 ??  ??
 ??  ?? Una delle «cerchiate» di Boboli, siepi composta da lecci. A sinistra una siepe di alloro
Una delle «cerchiate» di Boboli, siepi composta da lecci. A sinistra una siepe di alloro
 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy