Corriere Fiorentino

Da Padova a Firenze, artigiani nell’officina

- Di Enzo Fileno Carabba

Roberto e i suoi amici erano in vacanza in Jugoslavia. Conobbero dei padovani.«Siamo a caccia di donne» disse Roberto, anche se non cacciavano mai niente. I padovani, impegnati politicame­nte, li guardarono con sospetto. Ma qualche giorno dopo, al momento di salutarsi, erano in lacrime. Così, quando i padovani fecero una gita a Roma, si fermarono a Firenze. Con loro c’era Letizia, padovana anche lei (ma in Jugoslavia non c’era, perché si trovava con il fidanzato). Lui andò a prenderli alla stazione: il suo modo di non trovare le chiavi della macchina fu bellissimo e comunicati­vo. A Roma fiorivano gli eventi dell’ Estate Romana ma loro stavano così bene insieme che arrivavano sempre a evento finito. A forza di fare tardi si formarono due coppie: due fiorentini con due padovane. «E ora?» disse lui. «Niente sotterfugi» disse lei. Tornò a Padova e spiegò al fidanzato che le sue incertezze la stavano portando a una conclusion­e. La prima volta che Roberto salì a Padova lei lo accolse con un enorme mazzo di fiori settembrin­i e lui si sciolse. Fu un periodo di pendolaris­mo delirante. Roberto conobbe la famiglia di Letizia: la mamma di lei era una forza della natura, parlava solo dialetto, personalit­à impegnativ­a. Roberto, dotato di una simpatia travolgent­e, le rispondeva in fiorentino: si intendevan­o benissimo. Nel 1985 Letizia si trasferì a Firenze, erano uniti dall’ironia e dalla natura. Si dettero alla pesca alla mosca. L’altra coppia nata dal viaggio a Roma telefonò: «Ci hanno derubato, non abbiamo soldi. Ci sposiamo, così ci facciamo regalare un viaggio». Si sposarono tutti e quattro. Li unì in matrimonio l’unico sindaco comunista del Veneto, e il primo sindaco italiano che ha emesso un’ordinanza contro la plastica. La nascita dei figli a volte rende più seri. In questo caso la nascita una figlia aumentò la sete di cose buffe. «La vita non è un dramma». Il padre di Roberto era un vecchio artigiano di San Frediano e lei fu la prima e ultima donna accettata nella bottega. Si rivelò un’artigiana nata. Eseguiva lavori di piccola carpenteri­a meccanica. Furono anni fantastici. La fresa manuale esercitava una fascino magico. Organizzav­ano grandi pranzi, in cui erano coinvolti tutti gli artigiani della corte. A Natale il padre di Roberto costruiva uno spiedo meccanico colossale e regalavano ariste intere ai clienti. Nelle pause facevano scherzi, una tradizione millenaria. Una volta indussero Letizia a disegnare la quinta marcia sul cambio di un furgone che non l’aveva. Del resto, quando Roberto era bambino, il padre l’aveva mandato in giro a chiedere l’olio di gomito.

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Insieme Letizia e Roberto

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