Corriere Fiorentino

NEL MUSEO DIGITALE

- Di Vanni Santoni

Giorno 35. La notizia di questo o quell’eccesso repressivo – i rider multati mentre riportano i mezzi; la coppia con lei invalida, pure multata; i clamorosi 533 euro comminati alla famiglia di Grosseto, col padre in cassa integrazio­ne, che riportava da una visita la bimba fresca di trapianto –, assieme alle foto di fermi a gente isolata, che si alternano durante il giorno, fanno montare, più che l’indignazio­ne, i nervi. Decido di dar retta a un amico che mi segnala la possibilit­à di far visite virtuali ai maggiori musei del mondo. Considero gli Uffizi, ma scelgo il d’Orsay, sperando di rilassarmi. L’effetto è bizzarro. Per quanto gl i spazi siano riprodotti in modo mirabile – e non c’è da stupirsene vista l’efficacia raggiunta da Google Maps – e la fruizione delle opere sia possibile, più immersiva e dettagliat­a di qualunque catalogo, il risultato è opposto: non ne ricavo un senso di presenza, ma di assenza. Eccomi, fantasma digitale, nel fantasma di un museo: non ci sono io, non ci sono le opere, tutto è etereo, niente, in ultimo ha senso. Finisce che vado a far la spesa, speriamo non mi multino…

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