Corriere Fiorentino

Monna Tessa, rifiuti e risse Un buco nero a Careggi

Ex centro di dialisi, ora è occupato: non c’è luce né acqua. Risse e rifiuti ogni giorno

- Giulio Gori

All’ingresso c’è la vecchia elegante insegna in metallo: «Monna Tessa». L’antico edificio di viale Pieraccini, per 60 anni uno tra i grandi padiglioni dell’ospedale di Careggi, tra i primi centri in Italia a fare dialisi, poi anche riferiment­o per l’urologia, è sprofondat­o in un abisso di distruzion­e e sporcizia.

Era il 2016, quando le ultime postazioni di dialisi abbandonar­ono Monna Tessa. Da allora tante, ipotesi per l’edificio condiviso tra Careggi e l’Università, ma nessuna soluzione definitiva. Così, la crisi della pandemia l’ha trasformat­a in un riparo per un piccolo gruppo di stranieri, poi sempre di più, fino a che negli ultimi mesi non si sono trasferite lì intere famiglie, con i bambini. Sarebbero più di duecento, tra senegalesi, maghrebini, europei dell’Est. Nel buio, senz’acqua e in pessime condizioni igieniche.

Fuori, gli operatori sanitari e i pochi residenti hanno paura: solo domenica scorsa, l’ultima grande rissa nel giardino, con le bottiglie rotte in uno scontro tra le diverse comunità che si sono divise i piani della struttura. L’ingresso laterale di Monna Tessa è ancora la strada più breve per arrivare agli ambulatori del Cubo, «ma io da sola non ci passo, ho paura», dice una dottoressa. E non sono solo le donne a parlare così: «Qui bisogna essere sempre almeno in due», raccontano due giovani in camice bianco. Un anno e mezzo fa, con l’occupazion­e, l’acqua era già stata staccata: così non pochi occupanti si recano al Cubo, dove hanno divelto un idrante per poter fare la doccia. La primavera scorsa, i numeri sono esplosi, e da alcune settimane, l’edificio è stato lasciato anche al buio: dentro, non si vede niente, l’aria è nauseabond­a. Mentre fuori è una discarica di scatole, bottiglie, plastica, tutto gettato fuori dalle finestre a loro volta rotte.

Nella cittadella di Careggi, c’è anche una casa con due famiglie residenti: «Abbiamo paura delle risse — racconta uno di loro — Mia moglie di sera non esce mai a portare la spazzatura, devo andare io». La crisi ha toccato tutti, ma ora molti occupanti escono la mattina, tornano tardi, hanno un lavoro. C’è invece chi non ce l’ha e passa le giornate sulla soglia, come un giovane che non parla italiano ma riesce a dire in francese: «È un ospedale, la gente ci dorme».

Dalla direzione di Careggi spiegano che gli ingressi erano stati piombati, ma invano. L’ospedale ha chiesto lo sgombero alla Prefettura, ma ora che ci sono i bambini diventa tutto più complicato. Così, l’ipotesi, una delle molte, di farci una foresteria per i genitori che hanno i bambini ricoverati al Meyer, resta un miraggio lontano. E in ospedale i medici ammoniscon­o: «Si fa di tutto per evitare focolai in corsia e nell’ospedale e poi proprio in mezzo a Careggi ci sono agglomerat­i di rifiuti e persone che vivono in assenza di controlli igienico sanitari».

Dottori e infermieri «Abbiamo paura a passare di lì Si fa tanto per evitare focolai e qui ci sono agglomerat­i di persone senza controlli igienici e sanitari»

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Insegna L’ingresso dell’ex centro di dialisi di Monna Tessa
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 ??  ?? A pezzi Villa Monna Tessa con le finestre rotte e muri che cadono a pezzi. A destra uno dei cumuli di rifiuti attorno alla struttura dove vivono anche famiglie che hanno occupato i piani della villa
A pezzi Villa Monna Tessa con le finestre rotte e muri che cadono a pezzi. A destra uno dei cumuli di rifiuti attorno alla struttura dove vivono anche famiglie che hanno occupato i piani della villa

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