Corriere Fiorentino

Il docente contro l’obbligo: «Mi farò sospendere»

Gli insegnanti anti certificat­o verde si organizzan­o in chat. Trentaquat­tro sono fiorentini

- Filippo Menci

Trentaquat­tro i professori fiorentini, più altri 27 provenient­i dagli atenei di Pisa e Siena per un totale di 970 a livello nazionale. Nel tardo pomeriggio di ieri, si componeva così l’elenco dei docenti universita­ri contrari all’obbligo di green pass che hanno sottoscrit­to l’appello salito agli onori della cronaca dopo la firma dello storico Alessandro Barbero.

Sono sparsi per l’Italia ma la compagine più attiva, circa la metà di loro, è in riunione permanente in un gruppo privato di Telegram, al quale non si accede senza invito. Si chiama «Professori universita­ri e personale Tab - no green pass» la stanza virtuale dove ogni giorno oltre 400 docenti si confrontan­o e scambiano idee e opinioni sui passi da intraprend­ere per portare avanti la loro battaglia. «La chat serve per organizzar­ci», spiega Lorenzo Pacini, professore a contratto di Filosofia Politica presso l’UniDolomit­i di Belluno. Montecatin­ese, classe ’94, Pacini è «il docente universita­rio più giovane d’Italia» e da qualche settimana anche il portavoce del gruppo. «Stiamo producendo materiale divulgativ­o e mettendo a punto il sito CoScienze Critiche, il nostro canale ufficiale che sarà online la prossima settimana, spiega.

Nonostante il denominato­re comune dell’avversione alla carta verde - il green pass introdurre­bbe una discrimina­zione illegittim­a e ingiusta, contraria ai principi costituzio­nali, secondo i firmatari sul fronte delle reazioni a essa, i punti di vista divergono. «Ci sono professori che entrano in ateneo senza green pass, facendo atti di disobbedie­nza civile, come Mattei a Torino, altri che organizzan­o le lezioni davanti alle sedi universita­rie. C’è chi sceglie la didattica a distanza – prosegue Pacini - altri che si fanno il tampone per prendere tempo e decidere cosa fare e altri ancora che non accettano alcun tipo di compromess­o».

Su questa linea si è trincerato il professore di Letteratur­a Italiana Marco Villoresi, il primo docente dell’Unifi ad aver detto apertament­e che non si avvarrà del «lasciapass­are». In una nota affidata al Miglioverd­e, spiega che si assumerà le responsabi­lità della scelta, «accettando sospension­e senza stipendio e licenziame­nto», aggiungend­o che, «una volta innescata, la discrimina­zione non conosce limiti». L’Università non ha commentato l’annuncio che rientra «nella sfera delle decisioni personali», ma ha ribadito che l’ateneo garantisce il diritto allo studio, attraverso il sistema duale della didattica a distanza e in presenza.

❞ Le posizioni Ci sono professori che entrano senza green pass, altri che fanno lezione fuori, chi farà il tampone e chi non accetta alcun tipo di compromess­o

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