Corriere Fiorentino

«La difesa di Macchiarin­i, una tortura»

Il medico svedese che accusò il chirurgo in aula al processo per i trapianti fuorilegge

- Alessio Gaggioli Giulio Gori © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

SOLNA (SVEZIA) Al tribunale di Solna, ad ascoltare la difesa di Paolo Macchiarin­i — il chirurgo toscano che per la procura svedese ha eseguito trapianti «privi di qualsiasi giustifica­zione scientific­a ed etica» — c’è anche uno dei suoi grandi accusatori, Matthias Corbascio. Il cardiologo svedese, nel 2012, fu uno dei quattro medici del Karolinska a sollevare i primi dubbi su Macchiarin­i: «Ascoltare la sua difesa è stata una tortura».

SOLNA (SVEZIA) Nell’aula del tribunale di Solna, ad ascoltare la difesa di Paolo Macchiarin­i — il chirurgo toscano che per la procura svedese ha eseguito trapianti «privi di qualsiasi giustifica­zione scientific­a ed etica» — c’è anche uno dei suoi grandi accusatori, Matthias Corbascio. Il cardiologo svedese, nel 2012, fu uno dei quattro medici del Karolinska a sollevare i primi dubbi contro il collega Macchiarin­i: se il chirurgo viareggino, aveva scritto su The Lancet che gli esiti del suo primo trapianto in Svezia con la trachea artificial­e mostravano «una via aerea quasi normale», i quattro colleghi scoprirono che non era così e spiegarono: le broncoscop­ie «rilevano buchi tra la trachea e il bronco e la necessità di utilizzo di stent».

In aula, a Solna, Corbascio ha ascoltato Macchiarin­i con attenzione. E, al giornale norvegese Khrono, ha sbottato: «È una tortura ascoltarlo mentre cerca di indurre i giudici a credere che si trattasse di una ricerca medica legittima». Una tortura per chi, 4 anni prima che il Karolinska licenziass­e Macchiarin­i, aveva capito che quegli interventi ritenuti pionierist­ici non davano i risultati sbandierat­i dal suo inventore. Una tortura, per un medico che conosce scienza, etica e procedure. Macchiarin­i, racconta ancora Corbascio, «si comporta come ha sempre fatto. fa lunghi ragionamen­ti, molti dettagli medici e salta tutti i passaggi che sono scomodi». Eppure, «rende in parte facile il lavoro per l’accusa, riconoscen­do evidenti violazioni».

Il cardiologo svedese elenca così le incongruen­ze: «Lui ammette di aver provato un materiale (della trachea artificial­e, ndr) su un paziente, che non ha funzionato. Quindi è passato a un altro materiale. Quello che non capisce è che è necessaria una sperimenta­zione se vuole cambiare materiale. Devono essere effettuati studi a lungo termine, esperiment­i sugli animali. E lui non ha fatto un solo studio sugli animali, solo uno con un topo dopo aver fatto tentativi sugli esseri umani. È un errore cardinale, è scientific­amente, eticamente e legalmente vietato». Il medico, che oggi lavora al Rigshospit­alet di Copenaghen è trasalito, quando ha sentito la risposta di Macchiarin­i alla pm Karin Lundström-Kron che gli chiedeva se avesse condotto sperimenta­zioni sugli animali. «Ha risposto che c’era abbastanza letteratur­a di ricerca da altre operazioni simili su altri organi del corpo». Come se una trachea fosse una protesi qualsiasi, identica alle altre.

Ma è lo stesso chirurgo viareggino, secondo Corbascio, ad aver fatto un’ammissione ancora più decisiva: incalzato dalla pm sulla tempistica delle sperimenta­zioni animali, per capire se fossero state fatte prima degli interventi sugli esseri umani, Macchiarin­i ha detto che «studi di ricerca venivano

Mathias Corbascio Sperimenta­zioni? Ha detto che c’era letteratur­a sufficient­e su altri organi del corpo...

condotti a Krasnodar (in Russia, ndr) mentre le operazioni venivano eseguite sugli esseri umani». Non prima. Su una cosa, tuttavia, Corbascio sembra dar ragione a Macchiarin­i: non può aver fatto tutto da solo. Come in Italia, a Careggi, dove era stato accolto come un pioniere, mentre chi lo criticava veniva tacciato di essere un barone conservato­re dello status quo accademico, anche in Svezia «questo caso ha reso tutti consapevol­i del fatto che ci sono molti giocatori canaglia in questa partita».

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(foto Benita Alexander) In tribunale Paolo Macchiarin­i,a destra

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