Corriere Fiorentino

Scala mobile, l’allarme di Casagli «Zona ad alto rischio di frane»

Anche una targa di Cosimo I avverte: «Nessuno costruisca qui» Il geologo critico sul progetto per salire al Forte. I residenti: assemblea pubblica

- Giulio Gori

«Le case su questo monte sono crollate tre volte per difetto del terreno. Nessuno ricostruis­ca». Su un muro di pietra di via dei Bardi, c’è la lapide di marmo che Cosimo I dei Medici fece apporre nel 1565: è un editto in latino per vietare di edificare su quel tratto franoso della collina.

Nel corso dei secoli, per ben tre volte gli smottament­i avevano danneggiat­o la chiesa di Santa Lucia dei Màgnoli, che si trova dall’altra parte della strada. Tanto che, a causa di quelle calamità, è diventata celebre come Santa Lucia delle Rovinate. Un destino identico al vicino Palazzo Capponi alle Rovinate.A monte del muro su cui sorge la lapide, ancora oggi non ci sono case. E tutGiusepp­e to il versante della collina a valle del Forte Belvedere e del piazzale Michelange­lo conserva ampi spazi verdi. Non per caso.

«Da cittadino, l’idea di fare una scala mobile o un tapis roulant tra San Niccolò e il Forte Belvedere mi sembra poco adatta al contesto storico e paesaggist­ico — dice il professor Nicola Casagli, ordinario di Geologia applicata all’Università di Firenze — Ma da esperto di geologia devo segnalare che si tratta di una zona molto delicata: la collina è instabile, storicamen­te ci sono state tantissime frane e i rischi oggi non sono diminuiti».

Proprio nel 1547, la collina di San Giorgio venne giù e in Costa dei Magnoli morirono 50 fiorentini. Quel precedente restò un punto riferiment­o per il risanament­o della città di fine Ottocento: «Quando Poggi ha fatto la risistemaz­ione dei viali, ha lasciato vuote le zone instabili. Ha edificato tutto quello che era edificabil­e, ma non ha toccato le zone a rischio. Per questo ancora oggi ci sono tante aree verdi — dice ancora Casagli — Non dimentichi­amo che Poggi non era un architetto, ma un ingegnere idraulico, quindi ha posto molta attenzione all’assetto idrogeolog­ico».

Non solo la toponomast­ica, quindi, ma anche la mappa della città, con le frequenti macchie verdi che spuntano in quella zona dell’Oltrarno, racconta una storia fatta di smottament­i. Il docente spiega che durante il periodo di Firenze Capitale furono condotti «studi importanti­ssimi» sulla collina a Sud dell’Arno, grazie alle stratigraf­ie di Felice Giordano, ricerche che rappresent­avano «i massimi livelli scientific­i dell’epoca». «Anche studi recenti confermano che la collina si muove lentamente, ma continua a muoversi — aggiunge Casagli — Quindi se non si costruisce non ci sono problemi. Ma visto che si tratta di un equilibrio instabile, bisogna fare molta attenzione prima di toccare qualcosa. Non dico che sia assolutame­nte impossibil­e realizzare una scala mobile o un tapis roulant, ma si tratta di opere che avrebbero un impatto importante, con rischi molto alti».

Il professor Casagli ricorda scelte sciagurate, anche recenti, forse dovute alla scarsa memoria del nostro passato: «Le edificazio­ni recenti si lesionano, il campeggio sotto il piazzale Michelange­lo è stato fatto sopra la più grave frana della zona. Io eviterei di andare in cerca di altri guai». Di recente, per le stesse ragioni, il geologo aveva criticato l’ipotesi di un parcheggio nel futuro resort di Costa San Giorgio. E aveva detto di no anche all’idea di una funicolare a servizio del super-albergo. Ma, «paradossal­mente, una funicolare, per quanto molto più impattante sul piano paesaggist­ico e storico artistico, se fatta bene, ovvero con piloni dall’ancoraggio molto profondi, da un punto di vista geologico sarebbe meno rischiosa di impianti meno visibili, come le scale mobili o il tapis roulant, che invece si appoggiano direttamen­te sul terreno».

Mercoledì sera, il direttivo del comitato San Niccolò ha discusso del caso scale mobili. E, «preoccupat­o per l’equilibrio del quartiere», ha deciso di convocare un’assemblea pubblica al Giardino della Carraia per il 22 maggio.

Storia

Anche Poggi non toccò questa parte di città Era un ingegnere idraulico e ha posto grande attenzione all’assetto idrogeolog­ico

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 ?? (Cambi/Sestini) ?? Via dei Bardi La targa in latino che riporta il monito di Cosimo I dei Medici, apposta nel 1565
(Cambi/Sestini) Via dei Bardi La targa in latino che riporta il monito di Cosimo I dei Medici, apposta nel 1565

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