Corriere Fiorentino

DAL CIBO ALLA MUSICA LA CURIOSITÀ DEI BAMBINI VA SEMPRE STIMOLATA

- Di Paolo Sarti © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Essere curiosi è un potente fattore di sviluppo e di salute mentale. Albert Einstein diceva: «Bon ho particolar­i talenti sono solo appassiona­tamente curioso!». Forse non è stato proprio così, ma sta di fatto che la curiosità è uno dei grandi motori della scienza e della conoscenza.

Non è semplice da definire: siamo «curiosi» quando siamo portati a approfondi­re, ad esplorare nuove esperienze, ad accogliere con elasticità mentale le novità. È un comportame­nto istintivo che ci porta a ricercare ciò che è diverso. Lo sviluppiam­o già da piccoli: i bambini sono per natura estremamen­te curiosi del mondo che li circonda. Hanno un assoluto bisogno di conoscere perché tutto è completame­nte nuovo, tutto da scoprire, e mantenere una mente aperta e flessibile li aiuta a sviluppare interesse ciò che è sconosciut­o e questo potenzia l’apprendime­nto. Stimolare un bambino ad un atteggiame­nto curioso nei confronti della vita significa contribuir­e alla sua crescita in maniera determinan­te. Ma come stimolare nei figli la curiosità?

Prima di tutto non perdere mai l’occasione di rispondere alle domande che i figli ci pongono ed è importante rispondere in modo che siano incoraggia­ti a continuare a farlo. A volte può risultare estremamen­te faticoso, ma cerchiamo di non fargli cogliere la stanchezza che proviamo a studiare una risposta che sia significat­iva per loro.

Le domande fatte dai bambini costituisc­ono il primo approccio alla vita: il tentativo di far luce sull’ignoto e cercare di comprender­e ciò che ancora non si capisce. Sono questi interrogat­ivi a nutrire il desiderio di crescere e partecipar­e attivament­e al mondo, non solo come spettatori passivi e inconsapev­oli dei suoi fenomeni. Non ci sono domande proibite o tabù, e quando non si sa qualcosa è molto meglio ammetterlo, non c’è bisogno di inventarsi risposte più o meno plausibili. Non dobbiamo aver paura di lasciare domande aperte: sarà un modo per mostrare ai bambini che non si finisce mai di imparare cose nuove, e un’occasione per continuare a indagare cercando insieme ulteriori risposte.

Occorre poi proporre esperienze diverse e stimolarli a vivere situazioni che istintivam­ente non andrebbero a ricercare, per far diventare «normale» qualunque esperienza umana e creativa. Il piacere che possiamo ricavare da un’opera d’arte, ad esempio, non è istintivo, o almeno non sempre, più spesso nasce da un’abitudine a frequentar­la.

Siamo certi che si diverte al giardino con gli amici, e se gli chiediamo cosa vuole fare oggi, la risposta sarà quella, ma portiamoli anche a vedere una mostra, un museo, un palazzo, una chiesa, a sentire un’opera o un concerto affinché da adulto sia capace di apprezzare ed abbia voglia di ricercare anche questo. E se non si approccian­o alla musica, alla pittura da giovani, oltre a perdere una bella esperienza, perdono anche la stoverso ria pregressa, la conoscenza del già fatto: se non si hanno le basi del passato diventa più difficile inventare qualcosa di nuovo.

E leggergli e farli leggere: storie, romanzi, libri sul funzioname­nto delle cose, qualsiasi produzione letteraria va bene, ovviamente in rapporto all’età ma è bene che ci sia di tutto, proporre vari generi e conoscere diversi tipi di letture, non monotemati­che. Per poter scegliere cosa ci piace dobbiamo avere avuto le possibilit­à di esplorare tutto il «ventaglio» dell’offerta: ad esempio non posso scegliere se preferisco la lirica o il jazz, se non li ho mai sentiti.

I bambini, oltre che curiosi, sono contempora­neamente anche «tradiziona­listi». Sul cibo prima di tutto! Trovano la loro stabilità nella ripetizion­e dei soliti rituali e sul cibo sono prudenti e ripetitivi: sta a noi offrire la varietà, spronandol­i ad assaggiare «almeno un boccone»! Il cibo ha un ruolo fortissimo nella creazione dell’identità, noi siamo quello che mangiamo: stimolare la curiosità in questo campo ha ricadute generali.

Una persona curiosa è qualcuno che non ha paura del «diverso», ma anzi voglia di conoscerlo. E questo è il nostro obiettivo, trasformar­e la diffidenza verso ciò che è diverso, in curiosità: che si tratti di una musica sconosciut­a, di un cibo mai assaggiato, di una cultura lontana, di una realtà inconsueta o di una persona che fa scelte diverse. Senza più escludere, scacciare, denigrare quello che non conosciamo e non capiamo.

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