Corriere Fiorentino

Alla Manifattur­a per il futuro dei parchi «Presidi e valorizzaz­ione per salvare le Cascine»

- Edoardo Semmola © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Uno dei modelli più innovativi «di gestione dei parchi urbani» è rappresent­ato dal Nature Park di Südgelände a Berlino. Ne è talmente convinta la docente di architettu­ra del paesaggio all’Università di Firenze Anna Lambertini che è da lì che inizierà il talk Nature Urbane, uno degli ultimi del festival Many Possible Cities ospitato dalla Manifattur­a Tabacchi oggi. Il focus è sulle aree abbandonat­e, realtà diverse dal nostro parco, le Cascine, che non ha nemmeno una provenienz­a post industrial­e come quello berlinese. Ma l’apertura di un nuovo dibattito pubblico sulla valorizzaz­ione del verde è un’occasione per cercare di fare un punto su un luogo intorno a cui da anni si dibatte: come affrontare i problemi della droga e delle difficoltà di fruizione dopo il tramonto e riportarlo «a una piena socialità»? C’è Firenze Rocks in arrivo, l’Anfiteatro, Fabbrica Europa, la Palazzina dell’Indiano Eppure, sembra non bastare mai. Si creano sempre più appuntamen­ti di socialità e cultura, ma non si riesce a illuminare del tutto le sacche di degrado che affliggono il parco.

Perché non basta mai, professore­ssa Lambertini?

«Le Cascine sono molto estese e presentano numerose strutture e funzioni. La sfida non è semplice. Vanno affrontate agendo sui suoi luoghi nodali, innestando forme di agopuntura urbana: potenziand­o il piazzale di Agraria, struttura universita­ria sganciata dal contesto, da riconnette­re e implementa­re, l’Anfiteatro dove oltre ai concerti sono fondamenta­li altre attività per non renderlo una semplice appendice, e l’Indiano, staccato dal resto».

Cosa rende uniche le Cascine?

«È un paesaggio urbano storico che presenta un elevato valore testimonia­le: secoli fa era una palude, poi trasformat­a in tenuta agricola dai Medici, e nel Settecento Pietro Leopoldo decide di farne un parco pubblico. Il paesaggio urbano è stato plasmato più volte e sempre intorno alla centralità della componente vegetale che ne è elemento costitutiv­o e non una semplice presenza ornamental­e. Questo aspetto viene spesso sottovalut­ato dai cittadini. Attività cultuali, festival, interventi e azioni di valorizzaz­ione devono tenere conto di questa peculiarit­à introducen­do variazioni che non siano erosive della valenza storico-culturale. Non significa

imbalsamar­e ma riconoscer­e il ruolo del paesaggio».

Quali errori sono stati commessi?

«I luoghi sono fatti soprattutt­o dalle persone e dal modo in cui se ne approprian­o. I parchi urbani da sempre, in tutto il mondo, vivono momenti di splendore e abbandono fino a diventare contenitor­i di attività illegali. Ma se il parco è arrivato così fino a noi vuol dire che una certa attenzione c’è stata. Nonostante periodi di decadiment­o come ai primi del Novecento e nel dopoguerra. Un punto critico è rappresent­ato dal piazzale Vittorio Veneto, trasformat­o in un complicato nodo infrastrut­turale che ha frammentat­o il sistema di testa verso il centro storico».

Dove si può intervenir­e?

«Le iniziative di fruizione devono essere rese compatibil­i con le diverse fragilità del parco: Fabbrica Europa, Viriglio Sieni, i concerti al Visarno, tutte cose che vanno bene, non contrastan­o con il contesto e servono a creare momenti di presidio attivo di un pezzo di città dove a una certa ora della sera non è proprio piacevole passeggiar­e. Sarebbe anche virtuoso ripartire dagli interventi realizzati dall’architetto Giuseppe Manetti alla fine del Settecento, poco conosciuti, come la grande ghiacciaia a piramide o il sistema di voliere alle Pavoniere, elementi storici che se vengono legati a una serie di itinerari di lettura e di scoperta potrebbero sollecitar­e l’attenzione delle persone. A volte per stare bene basta camminare in un luogo bello che sappia sorprender­ti con il cambio della luce e delle stagioni. Non abbiamo per forza bisogno di essere sollecitat­i da innesti eccezional­i».

Gli eventi sono importanti ma non bastano, è un sistema complesso che vive di equilibri L’errore è stato disconnett­erlo dal resto

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Sport e relax Il pratone delle Cascine (Sestini)
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Lambertini

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