Corriere Fiorentino

L’Italia, che nasce a Firenze

L’intervento Con Aldo Cazzullo, il 13 giugno alla Galleria dell’Accademia, il racconto del David e degli altri capolavori simboli di una città in lotta per la libertà e di un Paese con le radici nella bellezza

- Di Aldo Cazzullo

Alcuni tra i più grandi artisti della storia della cultura occidental­e dovevano decidere dove collocare la nuova statua che un giovane poco più che ventenne, Michelange­lo Buonarroti, aveva tratto da un blocco di marmo che tutti considerav­ano perduto.

Ovviamente, non erano d’accordo tra loro. Botticelli la voleva lasciare vicino al Duomo, dove era stata scolpita (Michelange­lo si era nascosto ai curiosi dietro uno steccato, e questo contribuì ad accentuare l’attesa quasi messianica in città della nascita del David). Altri pensarono al cortile di Palazzo Vecchio. Giuliano da Sangallo propose la loggia della Signoria, per proteggerl­a dalle intemperie. Leonardo da Vinci andò oltre e sostenne che bisognava metterla in una nicchia, quasi per nasconderl­a allo sguardo: nacque così la diceria sul fatto che Michelange­lo e Leonardo si odiassero. Qualcuno racconta che si fossero insultati per strada. Certo non simpatizza­rono quando si ritrovaron­o a lavorare uno di fronte all’altro, nel Salone del Cinquecent­o, su incarico di Pier Soderini, a dipingere due affreschi che non videro mai la luce. Del resto, avevano due idee molto diverse di come andasse raffigurat­a la natura umana: levigata, soffusa, eterea quella di Leonardo; vigorosa, spigolosa, muscolosa quella di Michelange­lo. Gli altri David della storia dell’arte sono ragazzini fragili; quello di Michelange­lo è un eroe grande e forte. Di solito David è raffigurat­o con la testa di Golia; ma qui Golia non c’è, è il nemico in arrivo, l’ostacolo che deve ancora essere abbattuto, e David non è vincitore e rilassato, è un combattent­e in attesa. Alla fine prevalse l’idea di Filippino Lippi: l’opera di Michelange­lo doveva stare all’ingresso di Palazzo Vecchio, quasi a vigilarlo. Prese così il posto di Giuditta e Oloferne di Donatello. Quarant’anni dopo, sotto la Loggia della Signoria i fiorentini avrebbero innalzato il Perseo di Benvenuto Cellini.

Pensiamoci un attimo. David è un pastore che decapita un gigante. Giuditta è una donna che taglia la testa a un condottier­o nemico. Perseo è un uomo, per quanto di origine semidivina, che stringe in pugno la testa di un mostro, lo stesso che Dante aveva posto a guardia dell’inferno. Siamo tra la fine del Quattrocen­to e l’inizio del Cinquecent­o: l’epoca in cui nascono i grandi Stati nazionali, la Francia, la Spagna, l’Inghilterr­a, oltre ovviamente all’Impero. E alla Russia: Ivan il Terribile sale sul trono di Mosca nel 1544, lo stesso anno in cui Benvenuto Cellini fonde il Perseo.

Il messaggio politico non potrebbe essere più chiaro: Firenze resta relativame­nte piccola; ma continuerà a combattere per la sua libertà e per la sua indipenden­za; non si arrenderà mai. Poco importa se in quanto Repubblica, o sotto la guida dei Medici (i partigiani dei Medici avevano preso il David a sassate durante il trasporto dal Duomo alla Piazza, durato quattro giorni, perché vi vedevano un simbolo delle libertà repubblica­ne).

E questo è sempre stato vero. Era vero quando Pier Capponi resistette alle pretese del re di Francia Carlo VIII, e quando i fiorentini resistette­ro all’assedio dell’imperatore Carlo V, permettend­osi pure il lusso di giocare il calcio storico (e della partita tra Bianchi e Verdi non si è mai saputo il risultato). Ed è stato vero sino alla Resistenza, quando Firenze fu la prima città italiana a liberarsi da sé dai tedeschi.

Già soltanto per questo Firenze sarebbe la patria morale degli italiani. E lo è a maggior ragione, in quanto l’Italia prima che una nazione politica è una nazione culturale. L’Italia non nasce dalla guerra o dalla diplomazia; nasce dalla cultura e dalla bellezza. Nasce dai versi di Dante e dagli affreschi di Giotto; oltre ovviamente che dall’umanesimo, dall’incontro tra la cristianit­à e la classicità, e dal Rinascimen­to. Quindi l’Italia nasce a Firenze. Per questo ogni italiano a Firenze non è mai un estraneo; e nessun fiorentino è mai un estraneo in qualsiasi paese d’Italia si trovi.

Nell’epoca dei grandi Stati nazionali Firenze resta relativame­nte piccola ma continua a lottare per la sua indipenden­za, senza arrendersi mai

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Il volto del David di Michelange­lo, quello di Giuditta che decapita Oloferne di Donatello e il Perseo di Benvenuto Cellini
Album Il volto del David di Michelange­lo, quello di Giuditta che decapita Oloferne di Donatello e il Perseo di Benvenuto Cellini

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