Corriere Fiorentino

Recensione Film Bellocchio, Moro e le porte aperte al dubbio

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Marco Luceri

A due settimana di distanza dalla prima, arriva in sala la seconda parte di «Esterno notte», il film tv che Marco Bellocchio ha dedicato a una delle pagine più tragiche della storia repubblica­na, il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. Questi ultimi episodi sono quelli che portano di più il marchio del loro autore, perché accanto alla riflession­e sulle dinamiche di un Potere che è sempre, per sua natura, immobile e soffocante, si aggiungono inquietant­i presenze, azioni a vuoto, pensieri inespressi, silenzi misteriosi, occasioni mancate. La Storia si incarna così in un racconto tragico, che è al contempo materico e impalpabil­e, e la figura di Moro diventa quella di un fantasma con cui tutti prima o poi sono costretti a fare i conti. È l’essenza del cinema di Bellocchio: aprire le porte dell’ambiguità e seminare dubbi, per spingersi verso lo svelamento di una realtà che non è mai ciò che appare.

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