Corriere Fiorentino

«Cresce la distanza dai cittadini Il Pd deve ripensare le alleanze»

Il politologo Chiaramont­e: «In Toscana la continuità è il dato più forte. Il sindaco di Pistoia? Si è guadagnato questa solidità»

- Giorgio Bernardini © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

La vittoria di Tomasi «oltre il centrodest­ra», il fallimento delle alleanze Pd, l’astensioni­smo che cresce. Il politologo Alessandro Chiaramont­e, docente all’Università di Firenze, commenta il primo turno delle Amministra­tive in Toscana.

Nemmeno la metà degli elettori a Lucca (46%) e a Carrara (49%), poco più del 55% a Pistoia. L’astensioni­smo la fa da padrone anche in Toscana.

«Già nella tornata precedente, come negli ultimi 10 anni, nella cosiddetta “zona rossa” c’è stato un calo significat­ivo e continuo. La partecipaz­ione è un dato che non si può più dare per scontato, nemmeno qui dove storicamen­te ci sono state le percentual­i più alte. Che siano Comunali o Regionali, il trend è in continua discesa».

Si può parlare di elezioni di minoranza?

«Non direi, i cittadini sono liberi di non partecipar­e... Leggo questa astensione come un segnale politico, una distanza che si sta approfonde­ndo. Senza dimenticar­si che ci sono gli astensioni­sti intermitte­nti, che vanno a votare a seconda di quello in cui si sentono coinvolti. Un tempo non esistevano, ora sono la quota maggiorita­ria».

Se lei fosse un sindaco neoeletto non sarebbe preoccupat­o dall’esser stato indicato da una platea che rappresent­a meno della metà dei suoi cittadini con diritto di voto?

«Mi porrei il problema e farei il possibile per invertire il trend, anche se saprei che dipende solo in parte dall’amministra­zione locale: è un processo complessiv­o, riguarda i Paesi democratic­i in generale, siamo comunque vicini a quella che rappresent­a una soglia d’allarme».

Quella del sindaco Alessandro Tomasi a Pistoia è una delle più eclatanti affermazio­ni del centrodest­ra in questa regione: grosso modo 25 punti di distacco dalla rivale del centrosini­stra. Come legge questo dato?

«Sono cifre importanti. Si leggono con le qualità del candidato, un uscente di centrodest­ra (FdI, ndr) in una città che ha una tradizione diversa: dimostra che c’è compattezz­a nel giudizio favorevole della sua amministra­zione. Può ingannare l’etichetta del partito che lo accompagna, perché in realtà lui è percepito come moderato aperto alle istanze della società. Si è guadagnato questa solidità».

Si è guadagnato anche qualcos’altro per il futuro?

«Si sta certamente costruendo un curriculum per esser antagonist­a di Eugenio Giani, ma c’è una questione di tempo all’orizzonte, bisognerà considerar­e altri fattori».

Il centrosini­stra, al contrario, non sfonda dove già governa — a Lucca è avanti ma non riesce ad arrivare alla soglia del 50% — né a Carrara con un centrodest­ra diviso e un M5s in disarmo. Il Pd deve preoccupar­si?

«Queste due realtà vanno considerat­e all’esito del ballottagg­io: è una partita decisiva sulle conseguenz­e del centrosini­stra e del Pd. Più in generale mi pare di notare un dato forte in Toscana, quello della continuità. Anche sotto i 15 mila abitanti c’è questo trend: molti sindaci uscenti sono stati riconferma­ti ed evidenteme­nte c’è un giudizio abbastanza positivo sulle amministra­zioni durante la battaglia al Covid, a prescinder­e dal colore politico».

Ci sono segnali di cui tener conto verso le Politiche 2023?

«Questo era il dato che cercavamo di capire anche da come si presentava­no i partiti alla competizio­ne. L’alleanza tra Pd e 5 Stelle è ancora osservata speciale, ma possiamo già dire che non ha funzionato. L’esito dei ballottagg­i ci darà la dimensione della negatività di questa alleanza».

Il non voto È un segnale politico chiaro, poi c’è una maggioranz­a di astensioni­sti intermitte­nti. Ma siamo vicini a quella che rappresent­a una soglia d’allarme

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(Ansa) Sempre meno votanti Una signora deposita una delle cinque schede per il referendum sulla giustizia

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