Corriere Fiorentino

Ferì la segretaria, poi il risarcimen­to. Assolto

Il direttore di Confindust­ria Bandinelli aveva lanciato il telefono in faccia alla donna

- Valentina Marotta © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Era accusato di aver scagliato il cellulare e aver colpito al volto una segretaria, che in piena seconda ondata Covid aveva chiesto di lavorare in smart working.

La donna, assistita dall’avvocato Mattia Alfano, aveva riportato «una ferita all’occhio sinistro con postumi giudicati guaribili in 135 giorni», secondo la denuncia. Ieri, per il direttore di Confindust­ria Firenze Leonardo Bandinelli è caduta l’accusa di lesioni volontarie.

Il gip Antonio Pezzuti, al termine del processo con rito abbreviato, ha assolto il dirino gente reputando che si trattasse del reato di lesioni colpose, per le quali è stata rimessa la querela da parte della signora a seguito del risarcimen­to. In altre parole, secondo il tribunale, fu un gesto accidental­e e involontar­io.

Il fatto risale al 26 novembre 2020. Imperversa­va una nuova ondata pandemica e la segretaria chiese di lavorare da casa. Il manager, secondo l’accusa, al termine di una discussion­e avrebbe lanciato il cellulare. «Era visibilmen­te arrabbiato — spiegò la signora nella denuncia — uscì dalla stanza e mi lanciò il telefoniqu­isiti in pieno viso colpendomi al sopraccigl­io». Temendo il contagio, la signora non volle andare in ospedale.

«Ero bloccata dal terrore — si legge nella denuncia — il direttore andò in farmacia e comprò il necessario per medicarmi». Poi accompagnò la signora al Fast Aid di Villa Donatello, da cui fu dimessa con due giorni di prognosi.

«Nei giorni successivi — si legge sempre nella denuncia — seppi che Bandinelli non si era assunto alcuna responsabi­lità di fronte al presidente di Confindust­ria, anzi aveva raccontato che avevo sbattuto da sola, in ufficio».

«La sentenza — è il commento dei difensori Antonio D’Avirro e Michele Ducci — ha confermato quanto da sempre sostenuto dal direttore Bandinelli circa l’involontar­ietà dell’episodio».

Il gip

Secondo Antonio Pezzuti si trattava di lesioni colpose, quindi accidental­i e involontar­ie, per questo perseguibi­li a querela di parte

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