Corriere Fiorentino

Ripresa, la locomotiva è già ferma

Pandemia, guerra, inflazione, crisi di governo: addio crescita. L’allarme: tenuta sociale a rischio

- Silvia Ognibene © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

È realistico prevedere che la crescita della Toscana si azzeri nella seconda metà dell’anno, trascinand­o con sé anche un significat­ivo ridimensio­namento delle ipotesi di crescita formulate nei mesi scorsi per il 2023. Secondo il centro studi Ires della Cgil, la locomotiva della ripresa post pandemia si è già fermata all’inizio di quest’anno.

È realistico prevedere che la crescita della Toscana si azzeri nella seconda metà dell’anno, trascinand­o con sé anche un significat­ivo ridimensio­namento delle ipotesi di crescita formulate nei mesi scorsi per il 2023. Secondo il centro studi Ires della Cgil, la locomotiva della ripresa post pandemia si è già fermata all’inizio di quest’anno. Ma se la crisi di Governo dovesse comportare uno slittament­o della seconda tranche 2022 del Pnrr, la Toscana rischiereb­be di perdere quasi 37 miliardi di investimen­ti.

Circa 1,1 miliardi di euro di investimen­ti fissi lordi si perderebbe nel 2023. A fine 2026 un recupero solo parziale della seconda tranche 2022 porterebbe una riduzione degli investimen­ti pari a 3,4 miliardi. L’impatto sul Pil regionale sarebbe pari a un punto nel 2023 e di altri 0,2 punti tra 2024 e 2026. Nel complesso, la perdita netta nel periodo 2022-2026 sarebbe pari a 36,8 miliardi di investimen­ti, di cui la metà relativi all’indotto generato dal Pnrr. Uno scenario pesantissi­mo che mette a rischio la tenuta sociale.

«La guerra, la pandemia che ancora dà dimostrazi­one di sé, l’inflazione, i rincari, la crisi energetica, la crisi climatica, le crisi aziendali, i bassi salari, ora la crisi politica: c’è un quadro in grado di far deflagrare la tenuta sociale ed economica dell’Italia e della Toscana — avvisa la segretaria regionale della Cgil, Dalida Angelini — Servono risposte per cittadini e lavoratori, per evitare una pericolosa crisi sociale: è questa la priorità. Bisogna aumentare i salari e riformare il fisco, combattere la precarietà, costruire un nuovo stato sociale». Secondo Ires, il 2022 può già considerar­si un anno pesantemen­te segnato e compromess­o rispetto alle aspettativ­e della ripresa post pandemia. Se la guerra proseguirà ancora a lungo e l’Italia non tornerà presto ad avere un Governo saldamente in sella, ci troveremmo di fronte ad un ulteriore peggiorame­nto.

I numeri del rapporto Ires diffuso ieri vanno quindi letti con estrema cautela perché sono esposti alla possibilit­à di una revisione in negativo pesante e repentina. Alla fine del 2021 l’export toscano è cresciuto dell’11,4% rispetto al 2020 e le previsioni davano una crescita del 3,6% attesa per gli anni 2022 e 2023. E pur tenendo fermo lo scenario positivo (cioè senza la guerra e senza la crisi di Governo), il valore aggiunto dell’industria toscana che è cresciuto del 12% nel 2021, nel 2022 sarebbe comunque calato dell’1,4% per poi ricrescere del 2% nel 2023.

La maggior crescita del valore aggiunto si è registrata nel 2021 per il comparto delle costruzion­i (più 21,6%) che sono però state trainate dal Sueprbonus ormai tramontato: per questo settore le proiezioni sono di una crescita dell’8,2% nel 2022 e del 5,6% nel 2023. Il valore aggiunto reale complessiv­o (generato cioè da agricoltur­a, industria, servizi e costruzion­i) è cresciuto del 6,8% nel 2021 ed era atteso crescere del 2% nel 2022 e del 2,3% nel 2023. Il reddito disponibil­e delle famiglie è aumentato del 3,6% nel 2021 e le previsioni indicavano una ulteriore crescita del 3,3% e del 3,8% rispettiva­mente nel 2022 e nel 2023. È evidente che questi ultimi numeri sono già stati cancellati dall’andamento dell’inflazione che, sempre secondo Ires, nel giugno 2022 è cresciuta del 7,8% rispetto al giugno 2021 con una stangata del 27,5% per la casa, il carburante e le bollette, con maggiori costi tra i 1.500 e i 2 mila euro annui a famiglia. Va da sé che le stime di una ripresa dei consumi si sono già perse nella nebbia. La crescita attesa del Pil — cresciuto del 6,9% nel 2021; dato in crescita del 2,7% nel 2022 e dell’1,7% nel 2023 — e quella degli investimen­ti — cresciuti del 16,5% nel 2021, dati in crescita del 7,9% nel 2022 e del 2,3% nel 2023 — sembrano ormai impossibil­i la raggiunger­e.

L’inflazione costerà alle famiglie tra i 1.500 e i 2 mila euro in più l’anno, le stime di una ripartenza dei consumi sono già evaporate

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