Corriere Fiorentino

Zubin Mehta e una «Creazione» che palpita

- di Francesco Ermini Polacci

Zubin Mehta festeggiò i 50 anni del suo debutto al Festival del Maggio con «La Creazione» di Haydn, e di lì a poco, nel novembre del 2020, la registrò, in un Teatro reso tristement­e deserto da un nuovo lockdown. Assume così più significat­i il box di 2 cd (Dynamic) che ce la fa ascoltare, documento di un’occasione celebrativ­a ma anche di un momento vissuto da tutti noi. «La Creazione» è un capolavoro, anche Beethoven la terrà ben presente, e qui Mehta la legge come un grandioso affresco, con un respiro profondo e un eloquio che ha la sacralità misteriosa di una liturgia. Ma il rito che Mehta celebra è quello dell’uomo, con il suo stupore, il suo sgomento, il calore dei suoi affetti. Una «Creazione» che palpita di umanità, e così la vivono anche il Coro e l’Orchestra del Maggio e le voci di Hann-Elisabeth Müller, Maximilian Schmitt, Michel Volle e Veta Pilipenko.

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